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Di storie e fili aggrovigliati

Ci mettiamo un po' a scoprire cosa ci guida e verso cosa siamo attirati.

Molto spesso ci teniamo lontani proprio dalle cose e persone che ci piacciono di più, con mille scuse ed alibi.


Io per esempio lo so che è tremendo dirlo ma mi sento in colpa per le mie letture, per la quantità e l'intensità.

Se sei come me, posso consigliarti un libricino piccolo piccolo che ti metterà al riparo del senso di colpa da perdita di tempo e dovrei occuparmi d'altro e ti restituirà anche molte risate.
"La Sovrana Lettrice." di Alan Bennet.

A proposito di "hobby"innocenti ma inaccessibili,  nel libro si parla proprio della regina d'Inghilterra che viene presa dal virus della lettura.

Ecco, ho divagato già dal motivo per cui mi ero seduta qui a scrivere questo post, ed il motivo, il filo rosso sono le storie.

Io adoro le storie. Scritte, raccontate, lette.


Da quando ero bambina, le storie sono sicuramente il mio filo rosso, quello che ho cercato di mettere da parte, d'ignorare, ed invece oggi sono parte importante ed essenziale del mio lavoro.

Ascoltare le storie ed aiutare l'altro ad ascoltare sé stesso attraverso quelle storie, recuperare il suo senso, direzione e passione.
A riavvicinarsi a sé, ad abbracciare ciò che ha rifiutato come io ho fatto per l'amore delle storie, e per il teatro e per il disegnare.

Tutte rinunce a cui ad un certo punto della vita, torni indietro e vedi cosa puoi recuperare.

Dunque dicevo il filo rosso.

E' una meraviglia aiutare a raccontare storie, aiutare a tenere la strada che il cliente ha detto di voler percorrere senza troppe divagazioni, ma comprendendo quali apparenti divagazioni siano utili per la sua storia e direzione.

Indicandogli un sentiero alternativo, un fiore da cogliere o un albero sotto cui riposarsi.

Riprendendo a camminare insieme a lui/lei.

Però ecco, arrivo al mio filo, io adoro anche quando chi racconta è come lui, che di definisce narratore incoerente.

da Diego de Silva, Non avevo capito niente.

“Il fatto è che io sono un narratore incoerente. Non si può fare affidamento su di me. M’interessano troppo le chiacchiere incidentali che ti portano da un’altra parte. Quando racconto, sono come uno che cerca una bolletta nel cassetto delle ricevute. Prima tasto un po’, tanto per prendere confidenza con il materiale organico, poi pesco a casaccio, sperando di prenderci. Ovviamente non prendo, e comincio a raspare. Mescolo. M’incanto.
Faccio mucchietti.
Scopro bollette che non c’entrano e ci penso sopra. Guardo la data stampigliata su una ricevuta di ritorno, riconosco la calligrafia di quand’ero più giovane (avete notato come mostrano gli anni, le calligrafie?) e cerco di ricordarmi dov’ero e cosa stavo facendo quando l’ho spedita.
Se stavo meglio o peggio. Se mio figlio era già nato.
Che odore aveva casa nostra. Chi erano i miei amici.
Mi piace rivedermi negli avvisi di ricevimento. Penso che siamo più attendibili delle foto.
Tutto questo per dire che ho una cattiva tenuta di strada dei pensieri. Infatti credo che la mia patologia, in fondo, non sia altro che un saltuario collasso di questa inclinazione naturale.
Mi prendo parecchie scappatelle dai discorsi che faccio, ecco.
 E non è nemmeno che perdo il filo, anzi. Anche quando il troppo si aggroviglia un po’ filo.”

Ecco, quando il filo s'ingarbuglia, o per dirlo in napoletano "s'arravoglia" che rende meglio l'idea secondo me, ci sono io con te per aiutarti, a sbrogliarlo ed anche a comprendere che a volte, sei tu che quel filo l'aggravoglia, perché così perdi tempo con altro e ti allontani da ciò che t'interessa.

Ed a volte quell'altro di cui occuparsi è affascinante, come per me leggere, scrivere o disegnare anche gatti arrovigliati.

Però chiediti con cosa stai perdendo tempo oggi.

(Ed ora raccontandoti questa storia è incredibile che veda quanto sia connessa con questo articolo qui, sull'altro mio blog Dove stai sprecando risorse.)





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