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Illuminare parti di noi

"Mi sento sollevare così in alto che penso di interrompere le mie conversazioni con B.G., o almeno di dirgli che voglio solo rassicurazioni; che voglio solo sentirmi dire che l’odore dell’alloro non è un’aberrazione; essere incoraggiato in questa scoperta tardiva della mia forza personale.

Alcune delle cose che mi ha detto hanno fatto luce su una parte della mia mente che non era mai stata illuminata prima e lì ho trovato una specie di ragnatela di umana fattura: un complicato marchingegno di corda, pezzi di vetro, campanelle, vecchi addobbi natalizi, e altra robaccia legata e intrecciata talmente stretta che basta toccare un punto qualsiasi della tela per far traballare e tintinnare ogni singola decorazione.

Forse non sono in grado di distruggere questo marchingegno con un colpo solo ma almeno vi è stata gettata un po’ di luce."

John Cheever, Una specie di solitudine: I diari, pag 45


Voglio condividere questo brano  perché leggendolo, non so chi sia B.G., ma ho immaginato fosse un counselor, è quel tipo di luce che può venire da lì.

Parla di scoperta "tardiva" di forza personale, di campanelli che sento tintinnare e brillare, intuisco quello stupore dinanzi alla bellezza e alla normalità che ci portiamo dentro.

Che non si tratta di distruggere, ma di far luce.



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