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Il dono della terapia

Voglio parlare di un incontro bello, con un libro, una persona, un terapeuta che ne è l'autore.


Il libro è: Il dono della terapia di Irvin D. Yalom - (Washington, 13 giugno 1931) professore emerito di Psichiatria all'Università di Stanford, e psicoterapeuta di scuola esistenzialista.


Una lettura preziosa per chiunque voglia intraprendere una professione d'aiuto, nasce infatti dal desiderio dell'autore di condividere la sua esperienza:

"I consigli di questo libro - scrive Irvin Yalom nell'introduzione  - sono tratti da annotazioni relative a quarantacinque anni di pratica clinica. Esso rappresenta un mélange particolare di idee e tecniche che ho trovato utili nel mio lavoro. Queste idee sono così personali, presuntuose e qualche volta originali che difficilmente il lettore potrà trovarle altrove".

In esso ho trovato tani specchi, tante conferme su carta a pensieri miei.

Da sempre per questo blog mi arrivano telefonate, commenti e email che mi chiedono:

mi consigli di fare questo lavoro?

quanto si guadagna?


Quando questa è la prima domanda,  risponderei LASCIA PERDERE.

Senza esitazioni.

Se poi la persona che me lo chiede vuole farlo come "mestiere" senza aver nemmeno mai sperimentato l'aiuto su di sé, resto ancora più scettica sulla reale opportunità di intraprendere una strada che è scelta di vita.


Fino ad ora ho sempre cercato di rispondere in modo obiettivo, però su un lavoro che è estremamente SOGGETTIVO e non ha nulla di certo, né nelle entrate, né nella ripetitività, nella prevedibilità.

Dove, come afferma Yalom, non sono le tecniche che curano, ma la relazione.
E di questa relazione facciamo parte.

Ogni incontro è diverso, ogni persona ha una storia e un modo di farsi aiutare o di attaccare pur chiedendo aiuto, di voler essere conquistato e convinto, di potersi allontanare o restare, di svalutare tutto uscendo.
Di prendere a piccoli o grandi morsi, ripetuti o sporadici, una volta ogni tre anni o dieci volte di fila (che equivale al percorso standard di counseling).
Di prendervi finanche a morsi, metaforici, ma sempre morsi.

Fino ad ora dicevo, perché sentivo che erano risposte mie, che magari non sarebbero state vere per la vita dell'altro che mi chiedeva questa risposta, dietro una tastiera o una cornetta, nella migliore delle ipotesi.
Risposte MIE, perché appunto sono frutto di un percorso, di una esperienza personale, di questa esperienza sul mio carattere e su ciò che mi è capitato nella vita, e come ho cercato di rispondere a questi eventi.
Come questo percorso l'ho scelto in primo luogo per me, perché si diventa strumenti del lavoro.

Non restiamo staccati, ci bagniamo nello stesso fiume del cliente.
Per dirla con le parole di Yalom, siamo "compagni di viaggio", e in un viaggio ci entri dentro, ci cammini a fianco dell'altro.

Una richiesta così impersonale "mi consigli di fare questo lavoro?"da una tastiera o da una cornetta, per un discorso così complesso e personale.
A che serve un consiglio, dove non c'è un investimento, una responsabilità personale, ma solo di colui a cui si chiede, che dovrebbe indovinare propensioni, carattere, disposizione d'animo dell'altro a cui risponde.

Ecco che il libro di Yalom mi conferma ciò che in questi anni ho sempre sentito.

Questo lavoro è una VOCAZIONE, o se volete è un DONO per chi la fa (e per chi se la concede  nella vita, come percorso).
Ma mentre per chi sceglie il percorso, questo a un certo punto finisce, per chi la persegue come missione no.

A meno che non finisca la spinta dentro di te, la motivazione, il dono, la vocazione.
A quel punto puoi solo andare in terapia, per gestire dolore, rabbia, perdita, e riprenderti e ricostruire una progettualità futura.

E' possibile svolgere questo "semplicemente" come lavoro?
Per me, NO. Se leggerete questo libro credo sarete della stessa opinione.

Magari il vostro carattere è diverso, e quindi ci riuscireste, come dice Yalom nel suo "Le lacrime di Nietzsche " non esiste LA verità, ma la tua verità, e la mia verità.

Yalom afferma  che è necessario sottoporsi almeno ogni 5 anni a terapia personale per chi fa questo lavoro.
Che si aggiunge -cioè- alla formazione permanente e alla supervisione.
E' un percorso continuo, un investimento emotivo continuo, un apprendimento continuo, con i suoi momenti di difficoltà impreviste ed imprevedibili.

Perciò per rispondere a chi mi chiede: quanto si guadagna, la domanda dovrebbe essere invece

QUANTO MI COSTA
e
SONO IN GRADO DI SOSTENERE QUESTO COSTO?

Di tempo, emotivo ed, infine, economico.

Poi c'è la questione dell'entrare in una relazione così intima con un altra persona, e questo può essere bellissimo, ma una delle conseguenze è diventare insofferenti alla superficialità delle relazioni al di fuori dello studio.

Di controcanto, dopo tanta intimità, c'è ritrovare l'equilibrio e la necessità di restare aperti all'accoglienza dopo il dolore e l'incredulità di un tradimento di un cliente, vero soprattutto negli Stati Uniti, dove si è soliti portare in tribunale chiunque e con qualunque pretesto, tanto per citare un caso concreto- ma non unico - di tradimento.

Ed ancora, di sentire il bisogno di restare soli, dopo una giornata passata ad ascoltare gli altri, la necessità di riascoltare sé per riappropriarsi di sé, ricompattarsi.
Rientrare dentro la propria casa dopo essere stato in casa di altri (la metafora è mia).

Perché i temi su cui ruota la richiesta sono sempre quattro:
 " la morte, la solitudine, il significato della vita e la libertà.”

Anche quando la relazione è sul Personal Branding - nel mio caso per esempio è una parte significativa del mio lavoro-  ma non c'è al fondo comunque il significato della vita?

La storia personale di chi rivede un curriculum che non è solo un pezzo di carta, giammai.
Tra le sue righe ci sono speranze, relazioni, investimenti, anni di studio, aspettative, delusioni, cambiamenti di alberghi, di casa, di vita.

Come sarebbe per te, ogni giorno, misurarti con i quattro temi di Yalom?
Prima di dire che ti piacerebbe occuparti di libertà, la libertà è una conquista, e ha il suo costo di scelte e di rinunce.

Puoi leggerlo nelle "Le lacrime di Nietzsche " un  romanzo in cui l'autore immagina Joseph Breuer, medico ebreo, futuro padre fondatore della psicanalisi, che cura ed è curato dal filosofo Nietzsche.

Quest'ultimo lo aiuta a comprendere quanto possa scegliere e nella scelta essere libero, anche dal male di vivere. ma attraversando la sofferenza della scelta, e abbracciando la consapevolezza di essa.

Ed ancora tra i punti che mi sono risuonati di più, l'impossibilità per noi che scegliamo questo lavoro di essere certi che la propria vita di guida proceda sempre su un fiume calmo e tranquillo.

Siamo umani, che sicuramente hanno sviluppato strumenti di resilienza, ma senza che ciò ci sottragga ad eventi "terremoto" metaforici e non.

Cosa succede quando chi si siede di fronte a te ti porta in un guado dove tu sei appena entrato? 
O da dove stai facendo fatica ad uscire?
O dove non sei mai entrato ed è la tua paura di sempre?


Non esiste LA risposta giusta, ma la tua.

Solo con un percorso personale su di sé, si può comprendere innanzitutto i benefici per se, e - solo dopo esserne certi nella carne, averne preso una conoscenza nelle proprie ossa e struttura, possiamo nuovamente confrontarci con la domanda: mi consigli di fare questo lavoro.

Senza delegarla ad altri, nessuno può saperlo se non te stesso.

Se sei d'accordo, puoi condividere, inviare a chiunque ti abbia posto in questi anni la stessa domanda, contribuire con il tuo punto di vista nei commenti.

Un fiume che scorre non è mai uguale. Così è questo lavoro, per me, oggi. 

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