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L'amore come trappola

Negli ultimi giorni tra notizie e libri mi trovo davanti un tema ingombrante, doloroso, infido nel riconoscerlo e nel comprenderlo, paludoso nell'uscirne fuori.

Si tratta della manipolazione affettiva, che magari riusciamo a vedere e percepire quando capita ad altri, meno quando succede a noi stessi.


Il sentimento che provo di frequente è di incredulità: come se non riconoscessi più quella persona che vedo succube di un rapporto morboso- che può essere col partner ma anche con un collega, un genitore, finanche un terapeuta.

Persone che ho frequentato ed amato, stimato e visto muoversi autonomamente nella vita, ad un certo punto obbediscono a qualcun altro, alle decisioni, ai consigli, alle scelte, alle richieste di qualcun altro.
Abdicano.

Lasciano con disinvoltura cose e persone che fino a quel momento erano parte della propria vita, e si dicono convinte di aver scelto loro la strada imposta da un altro.


Dove sono quelle persone? Esistono ancora?
Sono vere quelle che vediamo ora o che conoscevamo all'ora?
Manichini svuotati d'anima, che rischiano la vita o comunque la perdita di parti di sé.


Il libro che mi ha messo di fronte a questo tema è: Follie di Brooklyn, di Paul Auster.

"Non sottostimare mai il potere dei libri" dice l'autore, e in effetti credo che a volte ci si possa riconoscere di più da una storia letta o raccontata che non vivendo la propria di vita, dicendosi bugie, allontanandosi da persone che ti hanno amato, o comunque avvicinandosi a persone che saranno pericolose per te.

Per questo motivo per me è importante che ognuno di noi ricordi di avere sempre una scelta.

Che è forse il punto di partenza del libro, godibilissimo, la scelta del protagonista di un posto dove morire.

Quando dimentichiamo di avere una scelta, quando pensiamo di non meritare di più, finanche di non immaginare qualcosa di diverso, abbiamo perso l'autostima.

La risposta non è regalare all'altro quel poco che resta di noi, ma riappropriarci e darci valore per primi, cercare di ricordare cosa ci piaceva, sentirci fisicamente, iniziare a fidarci di noi stessi, smettere di delegare e sperare che arrivi un salvatore.
Salviamoci per primi, o impariamo a chiedere aiuto o soccorso.

Come riconoscere un manipolatore?
Ecco le caratteristiche riscontrate dalla terapeuta comportamentale e cognitiva francese Isabelle Nazare-Aga.

Più caratteristiche riconoscete nell'elenco, più pericolosa è la persona con la quale vi state relazionando.

I  narcisisti perversi  spesso collezionano tutte le caratteristiche dell’elenco, ma ne bastano 14 per individuare un “semplice” manipolatore:

1) Colpevolizza gli altri, ricattandoli in nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale, ecc.
2) Fa credere che bisogna essere perfetti, che non si deve mai cambiare opinione, che occorre sapere tutto e rispondere immediatamente alle richieste e alle domande;
3) Utilizza i principi morali degli altri per soddisfare le proprie necessità (cortesia, umanità, solidarietà, antirazzismo, gentilezza, generosità);
4) Critica, svaluta e giudica le qualità, la competenza, la personalità altrui;
5) Può essere geloso anche se è un genitore o un parente;
6) Utilizza lusinghe per adularci, fa regali o diventa improvvisamente pieno di premure verso di noi;
7) Fa la parte della vittima per essere compatito (esaspera il suo malessere e il carico di lavoro);
8) Rifugge le sue responsabilità riversandole sugli altri;
9) Non comunica chiaramente i suoi bisogni, sentimenti e opinioni;
10) Spesso risponde in modo vago;
11) Cambia argomento con disinvoltura nel corso di una conversazione;
12) Evita i colloqui e le riunioni;
13) Fa arrivare i suoi messaggi attraverso intermediari (telefona invece di parlare di persona o lascia appunti scritti);
14) Invoca ragioni logiche per mascherare le sue richieste;
15) Predica il falso per sapere il vero, deforma e interpreta;
16) Non sopporta le critiche e nega l’evidenza;
17) Fa minacce velate o ricatta apertamente;
18) Semina zizzania, crea sospetti e conflitti per avere la situazione sotto controllo o per provocare la rottura della coppia;
19) Cambia idea, comportamenti e opinioni a seconda delle persone e delle situazioni;
20) Mente;
21)Punta sull'ignoranza degli altri e li convince della sua superiorità;
22) E’ egocentrico;
23) I suoi discorsi sembrano logici e coerenti, mentre i suoi modi, le sue azioni e il suo stile di vita no lo sono affatto;
24) Si riduce sempre all'ultimo momento per chiedere, comandare o far fare qualcosa agli altri;
25) Non tiene conto dei diritti, dei bisogni e dei desideri altrui;
26) Ignora le richieste (nonostante dica di occuparsene);
27) Produce uno stato di malessere o un sentimento di non-libertà (trappola);
28) Ci fa fare cose che probabilmente non avremmo fatto spontaneamente;
29) E’ efficiente nel perseguire i propri fini, ma a spese altrui;
30) E’ costantemente oggetto di discussione tra le persone che lo conoscono, anche quando lui non è presente.
(da  L’arte di non lasciarsi manipolare – Guida pratica. Nazare-Aga, Isabelle. Paoline Editoriale Libri, 2000)

Ancora qualche brano utile per comprendere.

Isabelle Nazare-Aga. La manipolazione affettiva, quando l’amore diventa una trappola. Castelvecchi Editore, 2008, p.15

Un manipolatore parla, ma non comunica mai in maniera autentica. Al massimo, si esprime con fare ironico e senza permettervi di replicare.
Deforma e interpreta quello che dite senza preoccuparsi del vero significato delle vostre parole.
Cerca di evitare le discussioni che lo annoiano, sia abbandonando fisicamente la conversazione, sia attraverso deviazioni verbali di contenuto e di senso, che restano misteriose ai vostri occhi.
Non formula le sue richieste in modo chiaro ma preferisce porre una domanda indiretta per poi, partendo dalla vostra risposta, trarre le proprie conclusioni, da solo. (…)

Durante una conversazione il manipolatore porta “l’avversario” allo sfinimento, e l’unico scopo della comunicazione è quello di avere sempre l’ultima parola.

Non sopporta alcun rifiuto da parte vostra.
Se resta in silenzio, sta rimuginando qualcosa. 
Le critiche, anche leggere, gli creano una forte ansia, che camuffa con delle risposte pungenti. Se si sente in difficoltà e teme di non raggiungere il suo obiettivo, può utilizzare minacce sottintese. (…) Ciò che accomuna i manipolatori è la loro capacità di mutare comportamenti, discorsi, opinioni e anche decisioni a seconda della persona con chi hanno a che fare. La mimica di un manipolatore, il sorriso, e persino l’intonazione della voce possono cambiare bruscamente. Solo i familiari sono in grado di individuare questo strano fenomeno di metamorfosi. Per gli altri è come se le opinioni e le emozioni che si trovano alla base di queste reazioni non verbali non avessero alcun fondamento reale.

Isabelle Nazare-Aga illumina anche su una pratica sistematica del manipolatore ovvero dell’ascolto avverso:

Il manipolatore ha l’abitudine di prestare quello che si chiama un ascolto avverso, che consiste nel guardarsi intorno e/o nel fare altro mentre gli stanno parlando.
Pratica l’ascolto avverso se non alza o non gira nemmeno la testa in segno di saluto quando gli ci si presenta davanti. Questa forma di accoglienza è aggressiva. Mette a disagio e instaura una sensazione di imbarazzo nel destinatario, che non avrà voglia di continuare a parlare o si sentirà destabilizzato al punto di non trovare le parole. Il senso di umiliazione generato da questo atteggiamento è molto frequente. Si può pensare tra sé e sé: “Non mi sta ascoltando. Quello che dico non gli interessa. Non sono abbastanza importante.”
Ognuno di noi mette in atto l’ascolto avverso, ogni tanto e senza rendersene conto.
Ma per il manipolatore è un modo di comunicazione privilegiato, una strategia. Vuole darvi l’impressione che ciò che dite non ha alcun interesse, che la vostra persona non rappresenta alcunché di importante.
Non alza la testa al vostro arrivo, cambia bruscamente il vostro soggetto di conversazione, guarda altrove o altre persone con maggiore curiosità, oppure è affaccendato (a leggere la posta) mentre gli parlate.

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