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Scomparire- il fenomeno del Ghosting

Mi sembra di vivere in un mondo in cui stiamo perdendo le più semplici capacità umane.
Saper salutare ad esempio.
Non si saluta più, si scompare.

Il fenomeno del ghosting, ossia diventare un fantasma, in italiano: sparire, tanto comune e diffuso da diventare oggetto di studio.

Sentirsi e vedersi con regolarità, coltivare e sviluppare una relazione e poi d'un tratto, nulla più, silenzio.

Si sparisce senza una parola, da persone e legami che sembravano significativi fino a pochi istanti prima.

Si lascia l'altro travolto dai dubbi, che diventano certezze dopo un tempo passato in inutile attesa.

Una rivincita, una vendetta, un comportamento passivo aggressivo, costringere l'altro a domandarsi cosa è successo e perché.

Un whatup fa questo per noi, o a volte- neanche un messaggio.

Stiamo cambiando rapidamente, ci stiamo abituando a questo stile usa e getta, girati e dimentica, pugnala e nega di averlo fatto tu.

Le relazioni si interrompono con un click.
O per mancanza di click, like che cessano d'un tratto.


Qualunque sia la motivazione dietro, spesso il ghosting non ne ha, nasconde solo grande superficialità, immaturità, debolezza e incapacità comunicativa. 

È un atteggiamento che, escludendo l’altro da un confronto, parla di una persona centrata solo su se stessa, sui propri desideri e sul proprio tornaconto. Anche se non c’è l’intenzione di ferire, l’obiettivo è solo fare l’interesse personale, cioè interrompere una relazione che non soddisfa più, lasciando il partner con mille domande aperte, dubbi e ansie senza risposta. Il messaggio trasmesso all'altro è infatti molto svalutante: “tu non meriti un confronto, quindi non vali abbastanza per me”. Efficace, ma decisamente scorretto. (tratto dal  n. 32 di Starbene del 28/07/2015)

Quanti sono stati i saluti mancati nella tua vita?
Subiti od imposti, imprevisti, inaspettati al punto che adesso non ti sorprendi più, e hai adottato anche tu questa modalità, disinvolta e svalutante.
Fare tabula rasa, sbattere porte, ignorare, svalutare il percorso insieme, che è anche il tuo, non solo dell'altro.
Puoi fare finta di niente, ma quel niente ha fatto parte della tua vita, che stai riempiendo di altri niente.

Per Eric Berne  il saluto, dopo l’atto sessuale, è il segnale più importante tra gli esseri viventi; significa: io ti ho visto, tu mi hai visto, tu esisti così come esisto io e ci comporteremo lealmente. 


Essere visti, esistere.
Negare il saluto dunque è negare l'esistenza, non solo della relazione ma della persona.

Berne individua sei modi di strutturare il tempo:
1. Isolamento:  si evita ogni contatto con l’altro, si sta soli con se stessi e lì si ricercano le “carezze” di cui si ha bisogno, per non essere feriti.
Carezze: 0- Schiaffi: 0- Rischio = 0
2. Rituale:“Buongiorno. Tutto bene?” “Sì, grazie; tu?” “Anche a me, grazie!”
L'individuo si impegna in interazioni limitate ma regolate da norme condivise Prevede un piccolo coefficiente di rischio: colui che si saluta potrebbe anche ignorare il saluto e non rispondere. Invece di essere ricambiati con una carezza, potremmo ricevere uno schiaffetto.
3. Passatempo Stare insieme senza approfondire il rapporto. Trovando ad esempio un qualche argomento superficiale di cui parlare per far passare, appunto, il tempo.
4. Attività Fare qualcosa insieme. Ad esempio frequentare la stesso corso a scuola o in palestra, far parte di un gruppo di lavoro. Questo modo di stare insieme è sicuramente più intenso poiché si basa sulla condivisione di un’attività, un obiettivo concreto, una collaborazione. Le regole sono imposte non più dalla sola convenzione ma dalla necessità, pertanto comporta un rischio superiore rispetto ai precedenti: rischio di deludere ed essere delusi. Ma allo stesso tempo la possibilità di sentirsi apprezzati e scoprire in noi e nell’altro aspetti piacevoli, di imparare qualcosa; di crescere insieme. Nel fare insieme si condivide la parte di sé che entra nell’attività.
5. Gioco nel concetto di Berne "gioco" è una  tipologia di strutturazione del tempo ad alto contenuto emotivo, ma altamente prevedibile, che si svolge secondo uno schema fisso e termina in modo sgradevole per entrambi i partecipanti. Serve ad evitare l'intimità.
6. Intimità condizione di particolare vicinanza, fisica ed emotiva fra esseri umani.

Dall'isolamento all'intimità, cresce l'intensità delle carezze ed il rischio, collegato alla loro imprevedibilità.
Cresce la SIGNIFICATIVITA' della relazione.
Chiediti con quante persone sei in intimità? Con quante sei in passatempo?
Avere solo rituali lascia la vita relazionale estremamente superficiale.

Carezze (Stroke Economy) in AT( Analisi Transazionale)  le carezze -strokes in inglese-  sono riconoscimenti che indicano alla persona di essere stato "visto e riconosciuto", in altre parole ci confermano di esistere.

Il saluto è la prima carezza che normalmente ci scambiamo.
Senza carezze non si vive, al punto che - piuttosto che non avere carezze,  si preferisce (dare o ricevere) una carezza negativa, in quanto conferma la nostra esistenza.


Durante lo sviluppo della personalità, impariamo alcune regole non verbali che costituiscono la base della nostra" Stroke Economy" personale:

* non chiedere le carezze che desideri
* non dare le carezze che desideri dare
* non rifiutare le carezze che non desideri
* non accettare le carezze anche se le vuoi
* non dare carezze a te stesso

Quando ci priviamo di carezze, perdiamo in autenticità, tendiamo a svalutare gli altri o noi stessi e ci allontaniamo dalla relazione vera.

Chi diventiamo nel momento in cui neghiamo un saluto?
Cosa stiamo perdendo?

Capacità di relazione, autostima, responsabilità, essere adulti.
Esistere.

Sabato 11 Giugno un laboratorio dedicato ai saluti.
Saper salutare, chiudere con rispetto, ringraziare per ciò che è stato e ripartire per nuove esperienze.

Si chiama "Mare, porti ed ancore".

Fare tesoro delle esperienze e delle persone.
Crescere anche attraverso: ciao, grazie.


qui l'evento su FB con tutte le informazioni.



Leggi anche:La chiusura-il saluto



Puoi approfondire con il testo:  Eric Berne  "Ciao...e poi?" 

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