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Gli esercizi che fanno davvero male

Questa settimana ho condotto un corso di formazione, il primo giorno e il quarto.
Per riprendere il dialogo con gli allievi -20 uomini- ho chiesto cosa avessero fatto nei giorni precedenti, e sono rimasta ghiacciata.



La classe si era confrontata su questo:


ISTRUZIONI
Leggi attentamente la storia che segue, poi fa' quanto richiesto (tempo a disposizione 10').
In un secondo tempo, ti verrà chiesto di confrontare i tuoi risultati con quelli dei tuoi compagni.

“Il traghetto”

Una giovane donna, sposata da poco, trascurata da un marito troppo preso dal suo lavoro, si lascia sedurre e va a passare la notte dal suo seduttore, in una casa situata sull'altra sponda del fiume.
Per rientrare a casa l'indomani, al mattino presto, prima che il marito torni da un viaggio, la donna deve riattraversare un ponte: ma un folle in atteggiamento minaccioso le vieta il passaggio.
La donna corre, allora, da un traghettatore, che le chiede un prezzo per il traghetto: la donna però non ha denaro; prega e supplica, ma il traghettatore rifiuta decisamente di trasportarla, senza essere pagato in anticipo.
La donna va allora dal suo amante e gli chiede del denaro, ma quello rifiuta senza spiegazioni.
A questo punto, la donna va da un suo amico scapolo che abita da questa parte del fiume e che ha per lei da sempre un amore ideale al quale lei non ha mai ceduto. La donna gli racconta tutto e gli chiede del denaro, ma quello rifiuta. Ella l'ha deluso comportandosi così.
La donna, allora, dopo che è fallito con il traghettatore un nuovo tentativo per attraversare il fiume, cerca di passare attraverso il ponte. Il folle la uccide.

· DOMANDA
Quale di questi personaggi che sono in ordine di comparsa nella storia, la donna, il marito, l'amante, il folle, il traghettatore, l'amico, può essere ritenuto responsabile di questa morte?
Classifica i personaggi in ordine di responsabilità decrescente (1 = il più responsabile; 6 = il meno responsabile); annota le tue motivazioni.
Passiamo ora alla seconda parte del lavoro: confronta i tuoi risultati con i tuoi compagni e accordatevi su un ordine accettato da tutti i componenti del gruppo.
Ultima richiesta: quale criterio avete utilizzato per stabilire la responsabilità dei personaggi?

(tratto da CASTIELLO D'ANTONIO (1992), Sull’attribuzione di responsabilità: la situazione della “Donna sul Ponte”. Bollettino di Psicologia Applicata, 204, 39-52)



Sono rimasta ghiacciata dicevo perché ci sono tanti modi per interrogarsi sulla responsabilità, e sull'etica, ma tra questi, io, donna, in questi tempi oscuri di donne massacrate ed uccise, non lascerei mai una classe, e per giunta di soli uomini, ad interrogarsi chi è più responsabile di un omicidio di una donna.


Ed ancora di più, ghiacciata, quando ho visto che al primo posto la scelta pressoché di tutti è stata "la donna".
Non il pazzo, perché aveva l'alibi di essere pazzo.

Provo rabbia e tristezza, dei tanti modi che ci sono per creare e sostenere una cultura di accanimento e violenza contro le donne.
Anche questo "esercizio " lo è per me, macabro, e assurdo.
Irresponsabile.

Non abbiamo davvero altri modi per far ragionare gli uomini sulle responsabilità?




P.S.
Dopo DUE giorni da questo articolo, due ragazze in Equador sono state uccise.
I commenti che sono circolati in rete sono stati - tra gli altri: avrebbero dovuto stare a casa.
Ecco, appunto, proprio quello che hanno detto in classe: se la donna fosse restata a casa, non le sarebbe successo.

"Peggio della morte - scrive - è stata l’umiliazione che è venuta dopo. Dal momento in cui è stato trovato il mio corpo nessuno si è chiesto dove si trovasse l’uomo che aveva ucciso i miei sogni, le mie speranze, la mia vita. Anzi, hanno iniziato a farmi domande inutili. A una morta, che non può rispondere. Che vestiti avevi? Perché viaggiavi da sola? Sei entrata in una zona pericolosa, cosa ti aspettavi? Hanno criticato i miei genitori per avermi insegnato a essere indipendente, come qualunque essere umano. E da morta mi sono resa conto che per il mondo non sono uguale a un uomo. Che la mia morte, in fondo era colpa mia. Mentre se a morire fossero stati due ragazzi le persone starebbero parlando del dolore per quelle morti e chiederebbero la pena maggiore possibile per i loro assassini».

Per chi mi ha chiesto perché mi scaldavo tanto, per le donne che mi hanno criticata perché era un esercizio come un altro.
Facciamo fronte comune, e non solo tra noi, comprendiamo che queste non sono fantasie.

Educhiamo al rispetto, partendo dal bandire certi esercizi dalle aule, e rifiutandoci di partecipare a questa macabra simulazione di responsabilità.




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