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Hai figli? Hai altre domande?

Capitano mentre non li cerco.
Come i guai, penso, ma sto parlando di libri.
Libri acquistati per fiducia nell'editore, o nel libraio come quelli di una volta, o perché la copertina insieme al titolo troppe volte si è messa a chiamarmi insistente.



Precipitosa e fiduciosa, nel giro di pochi mesi mi trovo per la seconda volta, senza averlo neanche intuito, con una storia che parla anche di questo:

“Procreazione assistita? Sono cazzi amari per pochi, è roba medica, non è romantica, è angosciosa.”(cit. Simi)


Un argomento chiuso per me, sotto quintali di pietra informe e maledetta, incolore, indagata e troppo a lungo compianta.
Pietra tombale di un destino che è il mio, ma per opera di altri.
Opera no, errore. Errore medico.

Comunque è la mia storia, cioè ciò che considero parte di un passato, qualcosa che riguardo e il cui eco riascolto se qualcuno viene a parlarmi della sua storia affine, ma di una decisione diversa che si prepara a prendere.
Il tono del dolore dentro me è sempre più basso come pure le invasioni delle persone che pensano di saperne meglio e di aver quel consiglio geniale a cui non avevo pensato diminuiscono col passare del tempo.
Per la prima volta quest’anno sono svenuta senza che nessuno si affrettasse a chiedermi se fossi incinta, ed è un sollievo, finanche invecchiare piuttosto che non sapere più come evitare risposte imbarazzate di parole che non lascino spazio a suggerimenti, racconti, insistenze e false consolazioni dai in fondo sei ancora giovane.

Il tempo mi sta sottraendo a questo strazio, e tra poco resteranno solo da evitare tutte le nuove conoscenze, che chiedono: hai figli? E quel silenzio da affrontare poi, come se la vita senza fosse inutile, sprecata, una donna senza figli è una menomazione.

I modi innumerevoli di infierire e definire una donna infertile, in modo violento, cieco, brutale, insistente, ossessivo, animale, l’ho trovata in Venuto al mondo della Mazzantini.
Mi sono chiesta se avessi davvero voglia, e forza, di andare avanti, in quella follia lì, di donna che si auto mutila del suo essere persona, vivente, avente una funzione, un fine, uno scopo d’esistere e mi sono decisa per il si, di procedere nella lettura.

Il primo sì era per capirne qualcosa della guerra Bosnia Erzegovina, ed invece ho aggiunto molto orrore e nessuna comprensione.
Il secondo sì era perché era un modo per tirare fuori ciò che abbiamo introiettato per secoli, di ruoli e di funzioni, di biologia e cattolicesimo.
Se la donna è fatta per procreare, quella che non procrea, per cosa è fatta?
Il vuoto, l’abisso che si apre sotto i piedi di chi se la pone da protagonista, il cratere che lascia scivolare i pezzi tutti insieme o uno per volta lo descrive un'altra donna, Guia, in Cosa resta di noi (vedi pag 128-130 La morte vista al contrario).

Ma cosa capita agli uomini quando un figlio non arriva?
Quali pensieri e dietro quali porte restano socchiusi e quali altre vanno ad aprire?
Giampaolo Simi apre qualcuna di queste porte, sinceramente innamorato della sua donna, con delicatezza e tenerezza, dolcezza e poi incredula distanza.

In un noir solo in coda, che descrive un amore e come viene travolto da questo imperativo interiore esteriore culturale familiare del divenire genitori.
Cosa può succedere a una coppia se invece no.
Cosa resta di noi, tra noi, dove si deposita invece quel desiderio.


La lettura consente il riappropriarsi di pensieri dimenticati, di riconoscere situazioni e modalità, di sceglierne di nuove, di andare avanti, di dare un senso diverso o almeno una lettura nuova consentendo così alle emozioni di diventare sempre più conosciute, gestibili e leggere.
Voltare pagina, riscriverne nuove, apprezzare il libro che stiamo comunque continuando a scrivere.


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