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Counseling: l'isola del non giudizio


Il mio lavoro è un isola e io sono l'isolana.
Barchette di ogni forma e misura arrivano, e ripartono.
In quest'isola felice, infelice, sorprendente, soleggiata e piena di tempeste, lussureggiante ed arida, ricca di risorse dimenticate.



Qualunque sia chi approda, di certo c'è un ascolto presente nella sospensione del giudizio, dei confini chiari di cosa ti chiedo, quando, qual è il mio tempo e come posso disporne.
E' una isola nel mondo e lontana allo stesso tempo.
Arrivano gli echi di cosa avviene fuori, mentre ci si guarda dentro.
La direzione è voler migliorare qualcosa, il proprio modo di reagire, il modo di presentarsi, di collaborare con i colleghi.
A volte l'intenzione è comprendere, come mai non riesco a, come mai mi si ripete questa situazione.
Cosa posso fare.
Cosa voglio.
E questa è sempre una meravigliosa spiaggia di approdo, mollando le scotte della manipolazione, abbandonando i sensi di colpa di chi ci manipola, di vorrei ma, di nascondersi dietro vetri sporcati da scuse, da parole che vogliono dire altro, da responsabilità che non si desiderano e che si danno volentieri agli altri.

C'è una sorta di curiosità verso se stessi, mista a tratti a benevolenza, a desiderio di scoprire come togliere una cappa di dolore, o di insicurezza, come riuscire a correre leggeri, o a sapersi fermare.
Quanto meno rallentare.


Allora quando esco nel mondo fuori, e mi capita di vivere normalmente tra gli altri, spogliata del mio ruolo, sento che il mondo è davvero diverso.
Nel migliore dei casi, sorrido a chi pensa che continuo a lavorare anche fuori dal mio studio.
In effetti ci sono molti che pretendono che lo faccia ma senza averlo concordato,  "disponibile" ad ogni ora e ovviamente senza alcuna retribuzione.

Ci sono quelli che sull'isola non ci vogliono andare, ma da lontano, con mail chilometrici,  mi raccontano la vita e chiedono una volta uno psicologo mi disse" e allora tu che mi dici? mentre io sto ancora domandandomi: ma tu chi sei? ci conosciamo?

Ti dico prendi appuntamento.
Risposta: no, non importa. io volevo il tuo consiglio di counselor.
A me cadono le braccia, il counselor NON consiglia, meno che mai indovina non avendoti mai visto, senza conoscere la tua età, il tuo viso, la tua voce, la tua storia.

A cosa ti serve che io ti dica, mica mi stai chiedendo questa camicetta blu o rossa?
Anche in quel caso cosa ti serve una mia risposta in base ai giusti miei, io potrei non volerla affatto una camicia così, dipende quanto è giusta per te, se ne hai altre di blu o di rosse, e se invece non vorresti un vestito o una maglietta, o un reggiseno.

Chi, mai visto ed incontrato mi scrive su wup perché deve fare un esame, e vuole esempi pratici del modello smart.
Io sono all'estero, ma so che sicuramente può trovare le risposte che cerca in un documento che ho caricato on line, allora scrivo leggi e scarica  qui, sono 12 pagine, ci sono anche gli esempi.


Risposta:
" Le ho scritto un altra email. La prego davvero di aiutarmi per il mio esame. E' importante. Non le costa nulla dedicarmi 5 minuti per la risposta che cerco".

ed ancora " 5 minuti per aiutare una ragazza che sta per laurearsi non le costavano davvero niente. e' brutto non trovare aiuto da chi potrebbe insegnare. grazie lo stesso".


Alzi la mano chi non legge manipolazione, desiderio di instillare senso di colpa.
Svalutazione, totale, di me, del mio tempo, del fatto che sono all'estero e non ho mai concordato niente con te, non so neanche a quale università sei e perché non chiedi al professore con cui hai l'esame o ai suoi assistenti, perché lo pretendi con tanta insistenza da me.
Secondo te.

Persone che chiedono consigli di marketing dicendo tanto sono due minuti, che ce vò.
Leggi qua, per te è facile.
Però anche chi chiede consigli, non è detto che li voglia ascoltare, allora si mette sulla difensiva, o peggio ancora attacca, e vuole la soluzione, che rifaccia tu il lavoro al posto suo, e pretende che tu spieghi e motivi, intanto il tempo passa.
Avevi detto due minuti e due minuti non sono bastati neanche per fare la domanda.

Invalidazione e svalutazione, manipolazione, mancanza di rispetto per il tempo e la vita degli altri, in questo caso la mia.
.
Che ce vò?
Intanto corro anche io, cercando di mettere insieme gli impegni che ho preso di comune accordo, e le cose necessarie, gli imprevisti, le urgenze, perdere tempo a rispondere ai ripetuti che ce vo e sentirmi in colpa di non sentire mamma, sorella e nipote da settimane. Di non aver sentito ancora mio fratello che si è trasferito all'estero da un mese e io so bene quanto male possa fare.

Respiro e anche se non mi va, devo incastrare anche il parrucchiere, l'età della ricrescita non aspetta.
Ma come non ti piace?

In effetti piacerebbe rilassarmi ad ascoltare il silenzio, a leggere un libro che mi sta facendo sorridere, e invece c'è il bollettino di guerra e morti, attricette che oddio hai visto com'era vestita, quella non hai idea, vista da vicino che viso rovinato, certi buchi, ma poi secca du gambine, però credimi non è per nessuna invidia la mia, ma uno schifo, davvero.
No, infatti nessuna invidia, posso immaginare.

L'eccesso di giudizio mi circonda, dal parlare ore delle vite degli altri per distruggere e criticare, da parole taglienti ogni due pronunciate, da visioni apocalittiche e depressive di chi approfitta di ogni singolo argomento per parlare subito di un polo negativo, un dettaglio truce o spaventoso, pericoloso.

Il pericolo adesso incombe su di me, ad ogni domanda a cui cerco di svicolare, da se ti piace Gigi D'Alessio,  per quella invisibile ed in realtà inesistente equivalenza necessaria napoletana=amante dei neomelodici, napoli centro o napoli fuori, ma non si sente proprio il tuo accento invece oh ci so certi coatti in giro.

Le bordate non le vedo arrivare, e non c'è modo di impedirle, peccato il posto è carino e la musica non è invadente, vorrei dire lo stesso di questo giovane che mentre mi pettina, dice:

che poi quelle tardone tra i 40 e i 50.


Torno sulla mia isola, da isolana tardona.







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