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Il nostro bagaglio

Si avvicina il giorno di un laboratorio importante.
Ogni laboratorio lo è stato, frutto di esperienza personale, di passioni, interessi, passato che si intreccia nel presente e porta le sue tracce.

Per anni mi sono sentita la donna con la valigia, un prolungamento, un rumore sordo- quello delle rotelle- che mi seguivano in aeroporti e hotel.



Col tempo impari i trucchi, per risparmiare tempo e dimenticare sempre meno, finché arriva il giorno che son partita senza passaporto, il giorno in cui l'ho scordato su un telefono
pubblico, il giorno in cui  ho sentito proprio il mio nome al'altoparlante, ultima chiamata, ma come abbiamo fatto l'annuncio tre volte, e io ero proprio lì al gate ma in una bolla senza suoni.

Mi trasferivo negli Stati Uniti, senza una data certa di ritorno.
Avevo imparato a viaggiare sempre più leggera, con un piccolo bagaglio che riusciva a contenere inverno ed estate, perché avevo imparato che ci sono momenti, lunghi, lunghissimi, in cui la valigia te la porti da sola.
Restava il tanto di me, troppe cose sparse nelle case, Roma mentre ero a Torino, Torino mentre ero a Parigi, Napoli e Roma mentre ero a New York.
Un senso di troppo, di eccesso, di quanta roba ci circondiamo e poi d'improvviso fare a meno di tutto.
Portiamo in giro quello che abbiamo dentro e quello solo.

Poi le riunioni dove essere certa di aver preparato i prototipi, e lo storico delle pubblicità, lo studio della concorrenza, i dati di mercato, e le nuove proposte e le promozioni e le fragranze, gli espositori da banco e da terra, le campagne tradotte in francese e in italiano, in cinese e tedesco.

Poi ancora le lezioni all'università, in cui ho iniziato a usare metafore per descrivere il nostro bagaglio di competenze, a volte devi togliere non solo aggiungere, a volte manca un vestito da sera a volte non ti servirà affatto.

Per anni mi sono sempre chiesta se avevo preso tutto con me, se non avessi dimenticato qualcosa.

Poi, dopo altri anni è arrivato il counseling, e prima di un incontro mi capitava di fermarmi e chiedermi:
hai tutto ciò che ti serve?
Hai tutto ciò di cui hai bisogno?
E la risposta era un sollievo. Si, dentro di me c'è tutto quello di cui ho bisogno.

A sabato.

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