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Esercitarsi al fallimento

La paura del fallimento non è difficile da comprendere, o forse si?

La paura di fallire è così debilitante che ti fa ammalare pur di non affrontare ciò a cui potresti fallire.
La paura di fallire ingessa al punto che non provi a fare nulla di nuovo, perché, si sa, oltre alla fortuna del principiante, c'è da mettere in conto il processo di apprendimento, che può andare contro cadute, errori, approssimazioni successive, confronti con chi è lì da più tempo e dunque è più bravo.



La paura di fallire è nascosta tanto bene che pare non sia affatto tua, ma ti si rompe un dito, resti senza benzina, trovi una scusa buona per non fare qualcosa.

Quando sei abbastanza pronto per vedere tutto questo, sai cosa nascondono tutte le resistenze, le scusa, i no e i si, ma però, l'avevo detto ma non posso cambiare idea, i così fan tutti, cosa c'è di male a me ne torno a casa, smetto prima ancora di iniziare.
Magari provo una sola volta e niente di più, mi ritiro subito dopo, anche e soprattutto se ho provato piacere, per paura di non trovarlo più la volta successiva.

Evitavo di discorrere con gli altri, e anche di salutare, perché le conoscenze, si sa, a cominciarle è niente ma poi si resta legati. Italo Calvino, Gli amori difficili.

Un uomo, una donna, un amico.
Un incontro magico e poi preferisco lasciarlo lì nella perfezione di una volta sola.
Troppe balle che ti racconti da solo, oltre che raccontarle agli altri, nascondono la paura di fallire.

Se una cosa l'hai saputa fare in passato, se l'aspettativa degli altri su di te è alta, la paura c'è perché ti stai misurando con la tua immagine di te, e quello che gli altri si aspettano di te.

E da qualche parte si insinua la voce  della tua mammina/maestra/papino/mentore/etc che un giorno ti ha detto: non me lo sarei aspettato da te, con le opportune variazioni "proprio da te".

Così che tu sia bravo o non lo sia mai stato, che ti abbiano ripetuto da piccolo che sei sempre stato imbranato o che sei sempre riuscito in tutto, proprio tutto quello che iniziavi, non hai scampo.
Sei destinato alla paura del fallimento, o al fallimento.

La paura del fallimento cioè fino a quando non le farai le cose.
Il fallimento certo quando le farai.

Ci sarà sempre qualcuno fuori o dentro di te che scontenti.
Qualche frustrazione di cosa sarebbe potuto andare meglio.
Una cena perfetta? Troverai il motivo per esserne infelice, lamentartene, e non volerne fare più.
In breve tutto diventa spaventoso per te, dal check in all'aeroporto a un giro in bicicletta, magari non sai più come si fa.

Anche quando ti dirai che rispetti il tuo corpo perché ti pare di ascoltarti nel desiderio di riposarti,
 ti stai mettendo al riparo dal provarci, dal buttarti in una nuova sperimentazione, una nuova avventura, nuove conoscenze, approfondimento di altre.
 Insomma, qualunque piccola cosa "nuova" volevi fare e poi d'improvviso il tuo desiderio si sgonfia come un soufflé venuto male.


Perché mai fare qualcosa in cui potresti non confermare l'idea grandiosa di te, o l'immagine misurata e pacata di te, immacolata, precisa, stabile?
Si sta talmente bene in quel bozzolo caldo e sicuro di ciò che conosco e in cui sono bravo, mi riconosco e vengo riconosciuto.

Già, perché?
Perché la vita è piena di sfide nuove e novità, e se non ti alleni in quello che ti piace, quando puoi perdere o vincere per "gioco", sarà ancora più difficile e "nuovo" quando dovrai farlo per lavoro, perché il tuo capo te lo chiede, il nuovo ruolo ec etc.

Perché il rischio è di non provare dolore, e rinunciare anche alla possibilità della gioia, di non provare nulla e basta.

  1. “Non siate uno di quelli che pur di non rischiare il fallimento non tentano mai nulla.”
    Thomas Merton

Siamo "dipendenti" dal successo, dall'immagine, non solo della società, ma di noi stessi con noi stessi.
Bravi sempre.
Cerco di risalire al fastidio di queste due parole, nella scomposizione, dal latino  successus -us ‘avvenimento, buon esito’, der. di succedĕre ‘succedere’ .

L'altro, il fallimento. Come il precedente singolare maschile, in direzione opposta e contraria:

Sbaglio, errore. Mancanza, difetto, insufficienza; anche, tradimento, inganno.


Dunque il fallimento include anche lasciarsi tradire ed ingannare, incluso da se stessi.

Qual'è l'alternativa? Non fare, nascondersi, rinunciare, piuttosto che scoprirsi incapaci, meno bravi di come avevamo pensato.
Non sono né giovane  né una promessa, fare quello che desidero dipende da me.
Potendolo fare, finalmente.

Allora mi esercito nelle cose che amerei saper fare, anche se, per arrivare dove voglio arrivare, non c'è strada diversa dal provare e sbagliare, di continuo.
Ovvero per arrivare a ciò che desidero devo accettare il fallimento dei tentativi precedenti, continui e successivi.

Altrimenti? Lascio stare del tutto quello che mi piace. O mollo o continuo e sbaglio.
Davvero, per quanto ì le dicotomie, l'o - o siano da evitare, questa è la realtà: se ti piace una strada sta a te prenderla o lasciarla.

E se la lasci, chiediti cosa scegli di perseguire.
E se lasci spesso strade, chiediti come mai.


Per tutti quelli che poi sanno guardare e criticare chi fa, non  disturbate chi ce la sta facendo. (semicit. Albert Einstein) .


Nella foto, miei tentativi. Ce ne saranno ancora, e a volte continuare significa non poter tornare indietro, era meglio prima, hai perso questo o quello. Ma quando non fai, perdi e basta.

Se vuoi trovare i tuoi colori, in ogni momento puoi venire a sperimentare sessioni individuali o partecipare ai laboratori.
Per chi non sa disegnare, ma vuole esprimersi col colore, lasciare la sua comfort zone, lanciarsi, provare, esercitarsi alla imperfezione, a sbagliare, riprovare e piacersi nel movimento e non nell'immobilità, nel colore che scivola e copre le parole di critica.


Non si può avere nessun successo se non si è pronti ad accettare il fallimento. GeorgeCukor

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