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Godersi il percorso.

Un sorriso di magia per ciò che siamo, ciò che possiamo diventare.
Apprezzarci e amarci, accarezzarci quando ne abbiamo bisogno, avremmo voglia di rompere tutto, e di smettere di provare e riprovare.



Ci proviamo veramente?
Ci impegniamo con noi stessi a raggiungere ciò che vorremmo?
Per noi, per la nostra vita?

Amarsi in fondo, e senza scuse, senza impedirsi di apprezzare ciò che siamo, eppure con uno sguardo attento a ciò che ci stiamo impedendo di fare.

Il counseling guarda ai punti di forza, alle tue risorse, a ciò che hai per fare leva, spessore, base portante, pietra d'angolo a ciò che vuoi costruire per te nella tua vita.
Sarà che ci aspettiamo sempre che ci sia qualcun altro che lo faccia per noi, che se ne accolli il tempo e/o il costo.
Mi salverai?
Ti prenderai cura di me?

E' un non detto nascosto in tante relazioni, una aspettativa che nasce da chissà quale mancanza, anzi no, lo sappiamo bene le mancanze quando ci sono state, le ferite, le cadute senza che nessuno fosse lì ad aiutarci a rialzarci.

Il counseling lo paragono al mio sport preferito, lo sci.
La vita è il percorso.
La libertà e la potenza che senti nei muscoli, il vento sulla faccia, lo scatto degli sci dolce o aggressivo, che carezza la neve e la disegna.

Scenari immensi davanti ai nostri occhi, scivolano veloci o lenti sotto di noi.
Respiri e il cammino cambia ad ogni curva, e ti lascia tutta la possibilità di goderti il percorso o di spaventarti a tratti per le difficoltà di una lastra di ghiaccio, una cunetta nascosta.
Il freddo che graffia, il sole che scalda, le nuvole e la nebbia che tutto confonde e d'improvviso, anche se non ti capita proprio mai, ecco lo scivolone. La caduta.

Ti prendi un gran spavento, controlli mentalmente che tutto sia a posto.

E' passato così tanto tempo dall'ultima volta che sei caduto che non ricordi più come si fa a rialzarti.
Il terreno è diverso dall'ultima volta, il tempo, gli sci ed anche tu sei cambiato.
Sei stanco dopo una lunga giornata, e sai che non è un opzione sdraiarti ed attendere immobile, geleresti.

Devi rialzarti e riiniziare quel cammino così emozionante e vario, creato per tutti e allo stesso tempo solo per te.

Raccogli i pezzi caduti intorno a te, il cappello, il bastoncino e  lo sci, mentre ti interroghi su come rialzarti,
Dalla posizione in cui sei, la pendenza, lo spavento e la stanchezza, anche il gesto semplice di rimettere gli sci diventa uno sforzo che ti può riuscire subito o anche no.
Mentre fai i tuoi tentativi, quant'è bella quella mano che arriva, si ferma lì per te e si protende, per qualche istante appartiene ad un viso rassicurante che ti sorride e dice:
ecco, prenda, l'aiuto io.

Allora tu puoi, sprezzante, rifiutare qual sorriso e dire "ce la faccio da solo", oppure puoi goderti quell'offerta che dura pochi attimi e tanto ti risparmia di tentativi a vuoto su quel pendio impervio, e freddo, e tornare in baita a prendere una cioccolata calda, e ringraziare e respirare com'è bello che al mondo esista ancora una mano umana che si è fermata per far rialzare te.

Ha guardato i tuoi occhi, ha preso la tua mano, comprendendo, conoscendo quella sensazione di freddo e di dubbio, ce la posso fare?
E' stato accanto a te pochi istanti, ma quell'incontro è stato caldo come la cioccolata, e significativo nel tuo percorso.
Puoi sperimentare la potenza di farcela ancora da solo, puoi sperimentare l'aiuto quando serve, puoi imparare ad accettare la mano tesa.
La scelta è tua.

Puoi  anche sederti attendere e maledire la montagna.
Puoi decidere che mai più metterai gli sci.
Puoi scegliere di chiudere totalmente la strada che ti piaceva tanto solo perché non accetti che in una strada si possa camminare e fermarsi, cadere e rialzarsi.
Imparare a fare meglio, e potersi fidare.



Paola Bonavolontà

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