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Un padre ingombrante

Freud dice: ovunque io arrivi un poeta c'è stato prima di me.
Poeti, scrittori, compositori.
L'arte descrive stati d'animo, li dipinge, li affresca.
L'arte ti presta occhi che non sono i tuoi e ti fa guardare da quella prospettiva,
l'arte ti restituisce quello che hai visto e sentito tu ma non lo potevi o non lo sapevi dire.


Ho promesso che non avrei più parlato di libri, ma sono nel mezzo di uno che mi sta portando a spasso nell' infanzia di un bambino che ha un narciso come padre.

Perché da adulti forse alcuni di noi possono scappare lontano da un narciso/a, sempre che se ne rendano conto, sempre che si stimino abbastanza, sempre che...

Ma un bambino è un prigioniero.
Non può, deve stare lì dove la sorte lo ha messo.
Allora ecco perché amo i libri per esplorare le emozioni, per prendere un carattere e saperlo scandagliare ci vuole uno scrittore.
Non bastano i libri tecnici- spettatori in camice bianco, che sezionano freddamente l'umanità facendola sembrare distante e non parte della realtà di ciascuno.

Quando sei pronto il maestro si presenta, a me capita con i libri.
Quando sei pronto a vedere, ascoltare, passeggiarci dentro senza sprofondare.
Dunque in Soffocare di Palahniuk una madre terribile, in Via Gemito di Starnone è il padre.

Un libro cupo, triste, doloroso.
Lo consiglio a chi vuole riappropriarsi di emozioni di un infanzia e saperle descrivere e nominare.
Allo scopo di scongelare e vivere fuori da una gabbia antica.

Quando uno non ha avuto un buon padre, deve crearselo”. Friedrich Nietzsche.

Lo consiglio alle donne che restano con un narciso, per vedere come potrebbe continuare la storia.

Tra le parole ingoiate per paura, tra famiglie che cercano di intervenire come si può, il padre narcisista di Via Gemito è un continuo guardare in un abisso, di cui però un bambino fa parte.


Un libro è sistemico, ti descrive tutto ciò che c'è intorno, il tempo, la società, chi guarda e proprio non sa che fare per intervenire senza far peggio o chi resta congelato davanti alla follia, perché poche storie, di follie si tratta.
Chi cerca di svalutare, sminuire, così fan tutti, succede in tutte le famiglie.

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.
Anna Karenina

Lascia stare, non guardare, non intervenire, fatti i fatti tuoi.


E anche non dire.
Così Starnone rende giustizia a tutti i non detti e ci rivela tutto il sentito che c'è dietro.
L'ambivalenza tra il disgusto di un padre manipolatore  e sprezzante e l'ammirazione, a brevi sprazzi, l'amore che ancora vorrebbe potersi liberare.
Le paure, i tentativi e il desiderio di piacere a un padre per scongiurare un pericolo vissuto da sempre, tra le urla e le bestemmie, e una colpa dichiarata a gran voce, ostentata, trafitta, che traduco con: maledizione a VOI.
Se voi famiglia non esisteste, a cosa ho dovuto rinunciare per colpa vostra, quanto mi avete rallentato, impedito, impacciato.

Ce ne sono di genitori così, di quelli che prima ti mettono al mondo e poi te lo rinfacciano, e sono frustrati e se la prendono con i più deboli e tu a guardare.

Perciò, quando un adulto mi racconta di aver sempre paura, e che lui è fatto così, immagino di essere davanti ad un altro sopravvissuto.
Se tra adulti assistiamo a cattiverie, piccinerie, ripicche, scorrettezze, violenze evidenti e nascoste, quello stesso identico mondo si riversa anche sui bambini.
Non c'è una recinzione che li tenga fuori.
In ostaggio e di proprietà.
Questo sono alcuni bambini.

Mi scorrono avanti i casi di cronaca di questi ultimi mesi e le interviste insulse: "era una brava persona" educato, salutava, stavano bene, lavoravano tutte e due.

Cosa potrebbero dire in fondo, ammettere l'impotenza di sentire senza sapere cosa fare?
O di restare attoniti che dietro quell'apparenza dismessa e gentile ci fosse un fiume nascosto di bile?

Tragedia annunciata. Delitto passionale, di gelosia.
Perché ci sono casi in cui si è colpevoli, sapete, di essere belli.
Di poter essere picchiati perché si provoca.
Non è vero, ma chi picchia ci crede. Crede che ogni cosa sia un insulto a sé.
Anche l'esistenza della propria moglie o dei figli.
Nemici. Casa come quartier generale "Chi cazz cumànna kaddìnt, io o voi?"

Il luogo che dovrebbe essere sicuro, diventa un incubo costante dove evitare anche di respirare, per cercare di non provocare l' esplosione inevitabile sempre in agguato.
Un bambino cresce in apnea, sentendosi in pericolo nella sua propria casa, cercando ora di farsi ombra ora scudo.

Mi pare che tutti possano intuire la follia, ma preferiscono sorvolare, pensare che è normale, che è carattere, che è un momento di nervosismo.


Poi quei momenti durano una vita, se non se ne prendono altre vite durante.

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