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Lista di cose da fare nei momenti di nero

Accade già da qualche tempo di trovare tra le ricerche che portano al blog la chiave di ricerca "paola bonavolontà suicidio".
Tre parole.
Terribile vedere il proprio nome seguito da un termine che ho sempre cercato di evitare.
O forse no.




Scrivo di counseling, e non sono un terapeuta, come OSO di parlare di queste cose?
Come ti permetti di mettere in piazza cose di famiglia?
Specifica quale famiglia, altrimenti ci ritroviamo sommersi di domande.
Noi non lo abbiamo detto, e se dopo che lo hai scritto chi non deve sapere scopre che è andata così?


Sono i pensieri interni persecutori forse non tanto lontani dalla verità. Ho parenti persecutori oltre a pensieri persecutori.
No, non tutti, perciò sono salvi loro ed anche io.


Accade però che continuando ad impedirci di parlare tutti noi, me inclusa, alimentiamo un TABU'.

Mentre come sempre, parlare aiuta, cercando di assicurarsi al massimo un luogo sicuro, come mi auguro che sarà accolto dentro di voi questo articolo, senza desideri di vendetta o di aggressione, senza indignazione, per ciò che è.
Una testimonianza.

Ci abbiamo messo circa dieci anni a parlarne insieme, un giorno è accaduto, in cucina, noi tre.
Mia madre, mia sorella ed io.

Un altro uomo, padre di un bambino piccolo piccolo, apparentemente sempre sorridente, aveva deciso di andarsene, nel giorno del suo compleanno.

Parlare di lui ci ha dato modo di parlare di noi, di come ci siamo spiegate e non spiegate, di come ricordiamo invece "l'altro" evento.
Dire quello che ci tocca più da vicino è strano.
Questi eventi ci toccano e restano distanti allo stesso tempo.
Incredibilmente presenti ed assenti, attoniti e silenziosi.

Parlare ci fa scoprire nuovi punti di vista.
A volte è una doccia gelata, come quando una cugina mi disse di lui "aveva un carattere di m.".
Quanto giudizio, che si accanisce crudele contro una vita - e una morte- che non può essere giudicata.

A volte parlare ci fa scoprire quanto in una stessa famiglia si possa pensare diversissimamente su uno stesso argomento.
Perché si può banalizzare tutto, ma anche ricevere un altra doccia fredda, di quelle però che ti fanno aprire gli occhi, con semplici parole, è scuotere, "ma tu sì pazz".

E allora anche il tu si pazz non è più giudizio, ma risveglio, ri iniziare a guardare, farsi un giro, recuperare tutte le cose che ci piace fare qui su questa terra.

  1. Camminare a piedi nudi nel parco, non a caso ci hanno fatto un film, perché davvero piacevole.
  2. Fare una doccia, con un profumo speciale, una spugna morbida, facendo attenzione all'acqua che cade e ci porta via i pensieri neri.
  3. Saltare su un tappeto elastico, immaginando di calpestare tutta la rabbia e il dolore, tutti quelli che non ci ascoltano e ci fanno male.
  4. Fare cento flessioni, che non son piacevoli, ma lo sforzo fisico ci distrae.
  5. Andare in libreria, annusare i libri. Scattare foto di piccoli particolari da scoprire.
  6. Cantare la propria canzone preferita sentendo tutte le stonature. 
  7. Preparare una torta, scrivere una poesia che ci racconti.
  8. Farsi una nuotata in piscina o al mare.
  9. Immergere le dita nella creta e se non ce l'abbiamo nel das.
  10. Ascoltare una musica a palla per gridare forte forte "Ce la posso fare", perché "vado al massimo" in certe situazioni potrebbe essere controindicato.
  11. Cercare un centro di ascolto dove farsi aiutare. Un terapeuta.
  12. Scoprire che esistono musicoterapia, danzamovimentoterapia, insomma pittura, musica, teatro, colori per stare bene e che c'è un mondo meraviglioso dentro e fuori.

Cose divertenti, succosissime, speciali. Persone come noi, persone diverse da noi o da chi non ci ha mai saputo ascoltare o accogliere, o magari perché noi non ci siamo fatti conoscere o ascoltare.

Vi prego se volete, aiutatemi a continuare questa lista, le altre cose per cui vale la pena vivere.
O forse meglio, cosa fare in quei minuti assurdi in cui il pensiero di farla finita arriva.
Per impedirsi di distruggere e poi ricominciare a costruire.



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foto: Gilbert Garcin

p.s. non dimenticherò mai le urla straziate di mia sorella. Gridò: "non è morto".
ed io stupidamente sospirai pensando: vedi, non poteva essere vero.
e subito dopo lei aggiunse: "si è ucciso".
La morte viene ridicolmente negata nel suicidio, si dirà sempre, non so perché, non è morto.
Si è ucciso.

3 commenti :

Anonimo ha detto...

Passeggiare fra gli alberi, correre, fare yoga, una tisana ayurvedica, leggere, camminare camminare camminare, piantare fiori, colorare, scrivere, cercare di non chiedersi perche', qualcuno che ti prende per mano, tornare a quella cosa che ci piace tanto - cucinare, guardare il sole che nasce sulla montagna.. (ma le 72 ore, per me non funzionano, anche se mi pare ottimo consiglio). Namaste' - or

Energia Creativa ha detto...

Grazie Or,
mi colpisce questo tuo aiutarti nel camminare. mai provato, cioè non per questo proposito.
aggiungo alle possibilità.
Namaste'

Anonimo ha detto...

Forse e' voglia di fuggire mascherata.. Ma camminare aiuta a lasciare andare, guardare da una maggiore distanza: almeno, a me succede così. Mi viene in mente che a casa ho "Filosofia del camminare" di Demetrio, - che buffo, non avevo messo insieme le cose - visto che ti colpisce l'argomento ! Namaste' - OR