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Ricaricarsi e rifiorire con i laboratori di counseling espressivo

Dicembre é iniziato col quarto laboratorio dei Grandi a modo mio.

Di solito mi affretto a parlarne, ma stavolta nutro una sorta di pudore per le emozioni condivise, per l'energia che si è creata, per i colori, l'eleganza e le curve,  l'influenza di ognuno sugli altri, per l'importanza di questi pomeriggi di relazioni e respiri. Sospiri.

Riposo dal dovere sembrare e libertà di poter essere e scoprirsi nuovi, deboli, forti o sensuali.

Ho scelto Klimt col suo erotismo, ho proposto e sottolineato la sua arte come possibilità di integrare maschile e femminile, di potersi considerare noi stessi sempre preziosi ed accettabili.

Perciò, vi lascio alle immagini, i lavori del gruppo e le parole di Simona, che da qualche mese partecipa ai laboratori, lasciandosi ri-fiorire.

     
     
 
 


Ormai questi incontri periodici sono diventati, più che una piacevole consuetudine, un bisogno inalienabile.

Sabato mattina, quando sono uscita per i soliti giri, con tre ore di sonno addosso ho pensato di non riuscire ad onorare il mio impegno: ho temuto di non farcela fisicamente ad andare da Paola, ma mi sono detta che privarmi di una valvola di sfogo ed, al tempo stesso, di un supporto emotivo tanto importante sarebbe stato veramente stupido da parte mia.
Ho mandato giù velocemente un panino e mi sono preparata per uscire.
Il tema del giorno non era proprio di quelli che mi potevano far rilassare: Klimt e la sensualità, ma, come al solito, la nostra ospite è in grado di trasmetterci calma, serenità e tanto tanto senso di libertà.
Il gruppo, il solito, è accogliente, caldo, rassicurante.
Inizio a parlare subito e spiego come arrivo a quell'incontro: tesa e bisognosa di rilassarmi.
Non lo so, è stato diverso dal solito, anche la "cerimonia" delle chiavi mi ha spiazzata: io dovevo scrivere la mia frase, non pescarla, ma scrivermela, la prima che mi veniva in mente e, stranamente, quello che mi è balenato in testa poco c'entrava con l'argomento trattato: "la normalità ha veramente poco di normale"!!
Poi il nostro "viaggio" guidato: ho realmente sentito il calore della pietra sul mio corpo, quello zaffiro enorme, che mi sfiorava la fronte e trasmetteva, col suo azzurro intenso, un senso incredibile di pace... la testa che si svuota, i pensieri che si trasformano in foglie e volano intorno, il loro fruscio e la bellissima pioggia di polvere dorata in cui si trasformano... illuminante.
E' stato difficile tornare alla realtà, talmente tanto che ho continuato, in qualche modo, a rimanere in quel mondo tanto speciale e magico.
Ho preso il mio foglio bianco, il piattino di plastica e scelto il colore di base, pronta, come al solito, a sporcarmi.
Che strano, ho scelto il verde, ho abbandonato il mio amato azzurro e mi sono proiettata verso un nuovo universo da esplorare. ... ho iniziato a miscelare il colore con la spuma da barba con dolcezza, senza la mia solita irruenza: avevo bisogno di "sporcarmi", ma di farlo con calma, assaporando il piacere del colore che penetra nella pelle, forse, in qualche modo, la sensualità di Klimt ha fatto effetto....
Terminato di riempire il foglio ho capito che non mi bastava, non più: qualcosa stava succedendo, sentivo che era arrivato il momento di fare un passo in avanti,  posso permettermi anche di "disegnare" qualcosa, oltre che impiastricciare il foglio.
Ho esitato tanto, ma alla fine ho impresso tra il verde un albero: spoglio e triste.
Ho messo una serie di puntini colorati su quei rami, rallegrando immediatamente l'albero.
Poi, avendo ancora in mente la pioggia dorata, ho messo in un angolo una macchia d'oro... e ho "piantato" l'albero nello stesso colore.
Non mi bastava, ancora non ero riuscita a manifestare quello che stavo provando, qualcosa era ancora solo nella mia testa, il disegno era ancora troppo cupo ed io non mi sentivo "cupa" anzi, al contrario, ero piena di colori, di allegria e soprattutto di voglia di condividere queste sensazioni: il cerchio in cui ci eravamo inconsapevolmente stretti mi stava trasmettendo calore, ero tranquilla, libera, nella possibilità concreta di fare qualsiasi cosa; per questo imperterrita, ho messo le dita su quei puntini di colore e, tornando a pasticciare come tanto mi piace fare, ho permesso al mio albero di fiorire.

Quando, a fine laboratorio, abbiamo iniziato a parlare e Paola mi ha chiesto il titolo del mio disegno l'ho detto d'istinto: l'albero fiorito, ma mi sono subito corretta, non era fiorito, ma riFiorito, ecco, proprio questo vorrei poter fare della mia vita, forse questo sto realizzando: sto consentendo a me stessa di riFiorire.

E' meno difficile di quello che pensavo, se si è tra le persone giuste, nell'ambiente adatto e si ha la volontà di farlo... ci si può riuscire!!
Simona

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