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Matisse a modo mio

Quando intraprendi una strada non sai dove ti porta e chi incontrerai.
La scegli al principio, perché è tanto o poco battuta, perché ti piace quel fondo di strada, quello scorcio che intravedi un pò di istinto e poi ad un certo punto si apre davanti e respiri nel bello e nel grande.

Così è con le persone che accompagno, così è col percorso dei pittori, con i quali mi accade di sentire una vicinanza inaspettata, di sospettare una frequentazione antica, a passeggiare nei viali colorati di alberi e foglie a raccontarsi la vita e quello che vogliono dire nelle tele e coi colori, coi bordi esagerati e le facce disegnate senza occhi o le finestre che diventano occhi sul mondo, ponte tra interno ed esterno.
Ho sognato di essere nello studio con Picasso, che mi incitava a continuare e mi mostrava una testa di cavallo (le emozioni di gurdjieff ?)
Ogni pittore ha un suo racconto, una sua storia, una sua particolarità.
Spesso più di una, che mi rende necessario ad un certo punto scegliere dove voglio andare, di che cosa voglio parlare, quale qualità voglio usare per noi che li dipingeremo a modo nostro.


Così lo sconosciuto Hundertwasser con il Transautomatismo - si concentra sulla fantasia e creatività di chi crea, della sua esperienza, piuttosto che sull'interpretazione di chi guarda. Parla della terra e delle nostre tanti pelli che ci uniscono e separano dal mondo.

Mirò che dipinge a terra, cammina sulle tele, vi si stende sopra producendo spruzzi e gocciolamenti, fino a passare gli ultimi anni a dipingere con le dita, stendendo il colore con i pugni, sperimentandosi nella pittura materica, spalmando gli impasti su compensato, cartone e materiali di riciclo.
" Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale. » (1924 Manifesto del Surrealismo)

Questo weekend saremo in compagnia di un signore distinto, che non ha nulla dell'artista bohemienne e disperato.
Un signore che ha l'aria tranquilla e saggia, rassicurante.
Poi scopri che le sue tele venivano considerate grottesche ed oscene, ed allora mi domando se quella può essere una chiave per avvicinarci a lui: le critiche feroci del mondo, tanto feroci da chiamare gli artisti come lui "belve feroci" (fauves).

Mi chiedo quante volte le critiche ci hanno fatto smettere qualcosa che amavamo fare, e cosa il mondo avrebbe perso se anche Matisse avesse ascoltato le critiche del suo tempo.

Lui che riesce a dipingere come rifugio, che colora la danza e unisce cielo e terra, in un quadro dalle dimensioni giganti, che mi attira dentro a danzare con quelle figure appena delineate ma così potenti da non riuscirmi a distaccare.

Lui che vive tra le due guerre mondiali che dilaniano il mondo per dieci anni:

Il faut que la peinture serve à autre chose qu'à la peinture.
Lui che vorrebbe partire, ma viene rifiutato, e continua ad aiutare chi è rimasto, o chi è stato imprigionato, continua le sue mostre in giro per il mondo e a mettere colore sulla tela e deve farlo, è un imperativo per stare bene.


“il colore soprattutto, forse anche più del disegno, è una liberazione "

Quest'uomo che rende la tridimensionalità con semplici pezzi di carta ritagliati, che continua a lavorare fino alla fine, in qualunque modo, dal letto, mettendo un pennello in cima ad un asta.
Lui che scopre la pittura ventenne proprio perché bloccato per un lungo periodo a letto, non si fa fermare dalla malattia e dalla vecchiaia.

Cosa di questo artista e poeta  toccherà il nostro percorso di noi,oggi,  in questo momento della vita?

 La sua determinazione, la sua ricerca,  il suo uso del colore per trovare sollievo, o ancora... la pittura per:

On ne peut s'empêcher de vieillir, mais on peut s'empêcher de devenir vieux.
Non possiamo impedirci  di invecchiare, ma possiamo evitare di diventare vecchi.

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