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Il turno di notte lo fanno le stelle

A volte accadono troppe cose e troppo in fretta per fermarsi a scriverle in un blog.
Accade ogni giorno, a tutti noi, secchiate di emozioni che non abbiamo il tempo di depositare e trovarne un senso.
Eppure è questo che ci fa bene. Rallentare, farne tesoro, condividerle.
Soprattutto quando fanno parte di quelle emozioni che nutrono la mente ed il cuore.
Oggi mi sono ri- nutrita di Erri e delle sue montagne.
Un corto meraviglioso "Il turno di notte lo fanno le stelle", e due libri firmati da lui mentre ci guardavamo dritti negli occhi che parlavano tra loro al posto nostro.

Posso parlare del cast appeso nel vuoto delle montagne, Nastassja Kinski ed Enrico Loverso, a seconda delle vostre preferenze.
Tutti da urlo: vuoto, altezze,  bellezze umane e della natura, recitazione, dialoghi.

Posso parlarvi della storia, di un dono speciale, un dono di "cuore" nel senso reale e non metaforico del termine.
Ma andatelo a vedere o leggetelo dalle sue parole, che sono sempre, immancabilmente, un nutrimento per le nostre anime.
Parlerò di un dono in più, inaspettato che mi sono presa tutto per me.

In questo percorso di pittori e di poeti, scopro qualcosa di loro che è mio, è stato mio, mi appartiene. Ho pensato, sentito.
Così proprio due giorni fa raccontavo ai partecipanti al laboratorio di Matisse che il percorso che propongo loro per riuscire a dipingere è lo stesso che portò me dieci anni fa a farlo per la prima volta abitando a New York.
Ho ricreato per loro lo stesso processo che mi porta a dover esprimermi a colori, con le mani, velocemente o piano, a raccontare, restituire su tela il racconto di pittori che parlano a chiunque li voglia ascoltare davanti ai loro quadri. (La mia espressione creativa  La mia espressione creativa 2)
Io rifaccio quel percorso e lo faccio fare a loro.
Mi investo di una doccia, di tempi e di luoghi, di storie e di creazioni. E poi a mia volta mi connetto con ciò che ho sentito, sperimentato e lo offro a loro.

Ecco, dicevo, il dono inaspettato di Erri è stato questo.
Ha spiegato che ha potuto raccontare questa storia perché l'ha passato lui per primo, col suo cuore malandato e tornare in montagna a scalare è stato un modo per aiutarsi a guarire più in fretta, a mettersi alla prova, a ri-funzionare ancora.

Ed allora ho pensato, ecco anche io faccio così.
Provo sempre anche io per prima il percorso che poi chiedo agli altri di ripercorrere.

Maestro, non me ne volere, se per un attimo ancora mi paragono a te.

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