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Counseling come sostegno ai genitori

Parliamo tanto delle differenze tra counseling e psicoterapia.
Confini, porte, finestre, muri.
Patologia, traumi o salutogenesi.

Di fatto le persone continuano ad essere spaventate, a non capire nulla di nulla e le lotte fanno più confusione che chiarezza.


I toni usati poi, possono giustamente aumentare la ritrosia e lo scetticismo da chi assiste alle lotte.
Visto che dovremmo, come professionisti della comunicazione, del conflitto e della mediazione, essere in grado di gestire con efficacia, eticità, correttezza almeno le nostre divergenze.
O quanto meno con educazione, via.

(Le persone scorrette per qualche alchimia incomprensibile, nessuno le ferma.
Forse perché sembrano così convinte delle loro c...orbellerie, che lo spettatore non può immaginare siano inventate e che le stesse persone che le sbandierano siano un bluff.)

In questo quadro complesso, esistono dunque pericoli propri di qualunque altro ambiente: scuola, sanità, azienda, chiesa finanche.
Ovvero quello, per chi fornisce il servizio, di incastrarsi e perdere tempo, energie, nei giochi politici (ed io ci sono cascata in pieno, visto anche solo il tempo dedicato all'apertura di questo articolo) e, per chi usufruisce del servizio, incappare persone scorrette, impreparate, etc.

Il pericolo forse maggiore è impedire, diminuire l'accesso alla relazione d'aiuto da parte di chi ne avrebbe beneficio.

Oggi voglio parlare di un esempio di counseling su cui non ci possono essere polemiche o dubbi.

Un genitore di un bambino autistico.

Il bisogno di poter dire, di poter essere ascoltato con piena empatia e senza giudizio, con rispetto ed attenzione, di raccontare.
Di camminare accanto o sostenendo quegli occhi che si riempiono di lacrime per un dolore troppo grande e mai condiviso pienamente.
Con implicazioni familiari ed amicali infinite, sensi di colpa, rabbia, tenerezza, senso di inutilità e di impotenza, sentimenti di rifiuto e di esclusione.

E' terribile non essere salutati dal nostro bimbo quando si torna a casa.
Non toccati, non abbracciati, non riconosciuti.
Essere ascoltati o visti non è mai una certezza, un passo acquisito, qualcosa su cui si può contare perché ieri è già successo.

C'è il non sentirsi in diritto di provare dolore, non poterselo permettere, non poterlo ascoltare.

Il counseling offre proprio lo spazio di accoglienza ed ascolto, il tempo per una carezza dell'anima. 
Per far si che trovi sollievo, appoggio, sostegno, espressione di quello che abbiamo dentro e pesa troppo sul cuore. 




Paola Bonavolontà

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