Iscriviti ai Feed C4U su Facebook Seguimi su Twitter Seguimi su Istagram Scrivimi Skype Linkedin

Pagine

Potenzialità del -buon- ascolto


Le cose cambiano totalmente dalla prospettiva in cui si vedono e si scambiano con gli altri.
Due sono i nostri strumenti principali di scambio con il mondo esterno.

Oltre i vestiti a cui siamo abituati a fare così tanta attenzione. Oltre agli accessori, che a volte diventavano sostituti di status: il telefonino ostentato, l’ipad.
Ciò che scegliamo su di noi parla certamente anche per noi.

Dimentichiamo però due potenti strumenti che riguardano il nostro io più profondo:
                                                            l’ascolto e la parola.
Non sappiamo usarli. L’ascolto davvero questo sconosciuto.

Siamo abituati a parlare sopra l’altro, a volerlo coprire, convincere che il nostro punto di vista è il migliore dimenticandoci prima di ascoltare qual è il punto di vista dell’altro.
A priori crediamo di doverlo sovrastare, di sapere meglio di lui(lei) cos’è meglio, di dovergli risolvere un problema senza capire prima se per lui è un problema e se già ha pensato come risolverlo e quali strumenti possiede per farlo, in cosa ha bisogno del nostro supporto.

L’altro strumento è la parola: mi chiedo se l’uso del “Mi piace” su feisbuc non stia atrofizzando le nostre capacità di andare oltre, di sapere argomentare, di saper accogliere l’altro senza dover rispondere: Si, ma.

Gli errori che facciamo nella vita privata sono quelli che ci portiamo a lavoro. Partiamo in automatico.

Se non fosse così ostacolato il counseling, così mal compreso, sarebbe veramente la risposta e LO strumento per tante professionalità, per migliorare tante vite private.

Sempre di più mi accorgo nella vita personale e professionale quanto chi possiede la capacità di ascolto sia raro. Rarissimo.

Chi lo possiede, e quando è arricchito da un uso sapiente e non manipolatorio della parola, usata sempre a sostegno e per costruire il rapporto INSIEME con l’altro, ecco, ha un potere enorme.
Quello di creare benessere, di poter condurre l’altro a sentirsi al sicuro e, solo dopo, di poter intraprendere cambiamenti, nuove sfide, assumersi responsabilità e farne seguire azioni.

Il mio ruolo ieri era scritto, l’ho interpretato più e più volte.
Mano a mano che andavo avanti la finzione scompariva, e mi sono accorta che, proprio in finale, con la stanchezza, la tensione, la difficoltà e la novità, la complessità di quello che succedeva intorno a me, ero disposta a rinunciare. La sfiducia aveva preso il posto dell’entusiasmo, e questo solo cambiando il mio interlocutore e il modo di agire e interloquire.

Questo è un qualcosa che conoscevo eppure è importante che io lo veda.
Perché è quello che talvolta continuo a fare. Mollare. Nonostante il carattere forte, nonostante l’energia iniziale,  mi scarico e perdo forza ed interesse.

E’ importante la capacità di auto riflessione su di noi, di comprendere cosa abbiamo imparato, cosa abbiamo messo a fuoco, cosa ci serve per la prossima volta.
Questa è uno delle competenze di un (buon) counselor.
Quello di restituirti e affiancarti nel momento in cui tiri le fila di un tuo comportamento, di un lavoro, di una relazione.
In cui magari ti focalizzi su cosa potevi fare meglio, e non vedi cosa è stato fantastico, o non vedi affatto lacune e punti di debolezza che creano problemi a te e, soprattutto, al contesto.

E quando dico buon counselor dunque potremmo secondo voi farci rientrare manager, direttori del personale, selezionatori di personale,  insegnanti, mariti e mogli, genitori?
Chi  nel suo ruolo familiare o professionale non deve dare informazioni e indicazioni su come sta procedendo l'altro? Su come i suoi comportamenti influenzano l'andamento di una divisione o di una famiglia?

Ci sono centinaia di direzioni e decisioni che prendiamo in una giornata.
Ogni risposta che diamo crea una diversa possibilità di risposta nell’altro e così via.
Dobbiamo essere pronti, a rispondere ed ascoltare. 
Ascoltare noi stessi e ascoltare l’altro.

Se riuscissimo più spesso a fare questo, tanti tanti infiniti casini nelle nostre vite sarebbero facilmente evitati.

Nonostante fosse “solo” un ruolo e delle simulazioni, la differenza nella mia risposta e nel mio umore è stato dato proprio dall’accoglienza, la disponibilità, l’apertura dell’altro ad ascoltare la mia storia, o le mie esigenze, ad essere pronto a prendere e comprendere cosa stavo chiedendo senza preconcetti, sentirmi una persona o un birillo da buttare giù.

Dunque: riprendetevi il vostro potere.
Le parole che usate sono spade affilate o sassi. O chiavi per chiudere o aprire il rapporto, la relazione con l’altro. Tutti abbiamo il potere delle parole.
Possiamo usarlo per far sentire l’altro sollevato o miserabile, solo o supportato. Importante o deficiente.

Le parole ovviamente vengono DOPO l’ascolto. Per raccogliere informazioni, instaurare una relazione prima di voler convincere l’altro a fare qualcosa che noi crediamo debba fare, che a volte abbiamo la supponenza di credere sia l’unica risposta possibile. E la migliore.

Un ultima cosa poi.
Attenzione alla finzione. Finiamo per crederci.
Non facciamo (noi ed il nostro corpo fisico) più differenza tra ciò che fingiamo e ciò che sappiamo vero. Uscire ed entrare dalla finzione tante volte quanto ad es. l’ho fatto ieri ad un certo punto rende il confine tra le due sempre più flebile.
Allora quando volete “fare le incazzate” con vostro marito, vedrete che vi verrà incredibilmente bene, e ad un certo punto vi sentirete davvero incazzate, e sarà difficile farvela passare.
Se volete far finta che va tutto bene, entrerete in quella parte e sembrerà davvero che è tutto magnifico.
Poi ad un certo punto, non saprete più dove siete.
La finzione prende la mano, prende le emozioni, e il vortice per perdere il contatto vero con voi e l’altro è cominciato.

Un paio di aforismi a chiusura:

Noi siamo ciò che facciamo finta di essere, e dovremmo porre più attenzione in ciò che facciamo finta di essere. Kurt Vonnegut.

Abbiamo due orecchie e una sola bocca proprio perché dobbiamo ascoltare di più e parlare di meno. Zenone

Nessun commento :