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Anche tu vai da un counselor?

Mi hanno chiesto se anche io vado da un counselor. Certo. 
Anche terapia di gruppo,  supervisione,  seguo la formazione continua.
Mi diverte rispondere che non mi faccio mancare nulla.

Mi prendo tutto ciò che mi fa bene direttamente, ed attraverso di me come strumento, può servire ai miei clienti.
Perchè, non solo è etico.
Se vogliamo veramente prenderci cura degli altri dobbiamo volerci e saperci prendere cura intanto di noi stessi.

Sapere cosa significa fare resistenza, aver paura di scoprire chissà quale verità, aver vergogna di quel lato oscuro che vorremmo non avere.
Così perdiamo le nostre energie, le sprechiamo nel cercare di nascondere parti di noi che invece potrebbero trasformarsi da nemiche in alleate.
Dicevo, non è solo etico. E' necessario per preservarci sani.
E' un dovere non solo verso noi stessi ma verso i nostri clienti.


(Ti immagini un insegnante di Yoga stressato?  A me è successo e la persona in questione non si riconosce stressata, ne riesce a capire perchè le sue lezioni siano poco frequentate).
 

Le nostre sono professioni ad alto rischio di burn out (come gli infermieri, i medici, gli assistenti sociali, gli insegnanti) perchè siamo sottoposti ad una tempesta di emozioni (le nostre) in risposta (silenziosa) alle tempeste delle emozioni di una molteplicità di persone e bisogni con i quali entriamo in contatto.
Ognuno ha la sua richiesta, il suo modo di agire e reagire verso di noi; vuole le cose a modo suo oppure non sa neanche chiedere cosa vuole.


Per saper aiutare bisogna farsi aiutare.
Per accogliere bisogna essere accolti.
Per comprendere bisogna essere compresi.
Per abbracciare dobbiamo aver ricevuto l'abbraccio.


Per cambiare la propria esperienza nel mondo bisogna cambiare prima se stessi.
Non si possono cambiare gli altri.
Non possiamo pretendere che altri facciano ciò che non siamo disposti a fare noi.

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