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Il counselor che non consiglia

Il nome trae in inganno,  viene dal latino consulo-ĕre, traducibile in "consolare", "confortare", "venire in aiuto" [ particella cum ("con", "insieme") e solĕre ("alzare", "sollevare"), sia come atto, che nell'accezione di "aiuto a sollevarsi".]

Viene confuso con: consulto-āre  "consigliarsi".

Il consiglio è utile in materie "certe": ad esempio come si compila una dichiarazione dei redditi, entro quando etc, cosa va in un rigo e cosa in un altro, cosa si può scaricare (nulla) e cosa no (tutto).

Ci sono opinioni discordanti anche qui, prova ne sia una cartella esattoriale sulla cui storia potrebbe scaturirmi l'idea di fornire counseling tributario (per superare gli stress delle incertezze procurate nonostante le file nei vari uffici pubblici, la maleducazione ed errate risposte avute un po' qui e un po' lì, l'aver capito che è necessario chiedere una stessa informazione a più persone perché ognuno da una risposta diversa, sceglierne una per estrazione a sorte.L'unica certezza è che a pagare siete sempre voi, ma con molte spese in più, come se aveste tentato l'evasione peggio che per una casa ricevuta in dono al Colosseo).


Se chiedo "mi dai un consiglio" come mai lo faccio?
Cosa mi aspetto dall'altro e seguirò quel consiglio?
(ed attenzione già c'è un soggetto che fa una richiesta.
Succede spesso che le persone siano pronte anche a dare consigli non richiesti, oltre che di solito inutili)
Le risposte sembrano semplici ma non lo sono affatto.
Ci sono persone che piangono disperate sulla spalla, parlano ore del fidanzato/a, e di quanto hanno sofferto e la mamma di lui, l'ex e tutto la storia da quando si sono conosciuti e poi un giorno...


Che devo fare che devo fare ti prego che devo fare?

Voi lì ad asciugare lacrime e a rinforzare che str... lo è stato, basta si basta, no, non tornare più indietro, ormai è finita, cosa vuole da te, è una storia senza futuro. Lascia stare, non ti merita.
(wow. dove le troviamo queste frasi così efficaci?)

Il mattino dopo ancora rintontite dalla nottata passata a consolare l'amica, magari contente di averla ascoltata, vi ricordate quando vi siete trovate in quella situazione.
Neanche voi avete lasciato stare. Allora.
Facile dire all'altro:
lascia, fai questo, fai quello, ma nella vita ognuno vive la sua, con le sue emozioni, il suo carattere, il suo modo di entrare in relazione, scappare dalle relazioni, cercarsi col lanternino quelle sbagliate.

Ed infatti l'amica si rifidanza col manigoldo, e non vi parla neanche più perché avete parlato male di lui, quella notte in cui siete rimaste sveglie per lei (o perché non sapevate dirle di no? o perché ..ce ne potrebbero essere molti altri)

Immaginate dunque come sarebbe da incubo un lavoro così: si siede il primo e vi chiede consiglio.
Vuole andare via di casa, ma non sa come fare perché non lavora.
Aprite il cassetto "A" e c'è il pacchetto "soluzione preconfezionata 1":
trovati un lavoro e vai.
Se fosse così semplice basterebbero le macchine, o i fortune cookies che si mangiano pure.
E se non ci piace quello che c'è scritto ne apriamo un altro...
Non è così.

Come prendersi responsabilità di un altra vita?
Io che se sbaglio a dare indicazioni di una strada, resto a pentirmi e dolermi per ore.
Come si può fare ad avere una risposta per tutti?
(e con quale diritto e da quale pulpito poi? quanta esperienza di vita dovremmo avere per consigliare su lavoro, figli, scuola, matrimoni, divorzi, suocere, amanti ma anche malattie, lutti, nascite?)

Dare consigli vuol dire anche considerare l'altro incapace di saper trovare una sua strada, vuol dire renderlo dipendente, ogni volta che ha bisogno di un consiglio...zac.

Viene, agita la bacchetta magica, o sceglie una carta e voilà.

La BACP (British Association for Counselling and Psychotherapy) definisce il counseling:
 «Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo e seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor [...] lo scopo fondamentale è l'autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere»

Nel 1951 la parola counseling è usata da Carl R. Rogers per indicare una relazione nella quale il cliente è assistito nelle proprie difficoltà senza rinunciare alla libertà di scelta e alla propria responsabilità.
 "Gli individui hanno in se stessi ampie risorse per auto-comprendersi e per modificare il loro concetto di sé, gli atteggiamenti di base e gli orientamenti comportamentali. Queste risorse possono emergere quando può essere fornito un clima definibile di atteggiamenti facilitanti".
 Il counselor è un facilitatore.
Per riaccedere a quelle risorse, per riaccendere la scintilla di creare le proprie risposte e soluzioni. Azioni.

Accettare e riconoscere le proprie emozioni.

Infatti, soprattutto al principio di un percorso di counseling, il bisogno principale non è avere consigli  ma poter parlare (non sentir parlare un altro), essere ascoltati ed ascoltarsi di fronte ad un altro che non giudica, non soccorre, non interpreta, non fornisce soluzioni.

Ultimo esempio: sono certa che sarà capitato anche a voi.
Avete bisogno di parlare.
Chiamate l'amica che di solito ascoltate sempre, certa che stavolta "ricambierà" il favore. Ed invece inizia a raccontarvi di nuovo dei problemi suoi, e non riuscite ad aprire bocca che riattacca, e quando finalmente vi sembra abbia terminato...deve proprio scappare, scusami eh? ne parliamo un altra volta.

Ringoiate il vostro bisogno, con quale sentimento e pensieri?
Rabbia, tristezza, delusione, senso di solitudine, propositi per la prossima volta che a lei verrà da voi....

Forse potreste provare un incontro di counseling e scoprire quanto benessere vi fa.

Paola Bonavolontà

4 commenti :

finbar ha detto...

... che palle non essere concittadine!

EnergiaCreativa ha detto...

why? pecchè? mi vuoi africana?skype è la risposta..

finbar ha detto...

eheheheh no dai africana no :)sisi lo so che skype è la risposta, ma dal vivo è un'altra cosa!!!!

debbina68 ha detto...

 Il counselor (tu) per me é come un sub che si immerge per aprire delicatamente una conchiglia, all'interno della quale c'é una perla.Senza il sub si vedrebbe solo la conchiglia, un vero peccato no?Un counselor non consiglia, é vero:ma ha gli strumenti giusti per riaccendere la scintilla! Provare per credere (anche su skype)!!!