Iscriviti ai Feed C4U su Facebook Seguimi su Twitter Seguimi su Istagram Scrivimi Skype Linkedin

Pagine

Quanto guadagna un counselor


Domanda ricorrente negli aspiranti counselor alla quale rispondo:


il guadagno NON può essere LA motivazione a questa professione.


Un percorso di counseling può aiutarvi moltissimo nella professione, sia che siate insegnanti, manager, medici, avvocati, giudici, infermieri, genitori.
Può aiutarvi a vivere più sereni. 

E questo secondo me non ha prezzo.

Farne una professione è tutta un'altra storia.
Rispolverate i ricordi di costi e ricavi e fate un bilancio ipotetico.

Offriamo un servizio di cui c’è un estremo bisogno ma 
non c’è consapevolezza né spesso volontà di soddisfarlo.

Le paure e le resistenze di ogni tipo, esperienze negative di amici e conoscenze, confusione tra scuole di pensiero e figure, tengono lontani i clienti, che si rivolgono invece a tutto un altro palcoscenico per aiuto, consiglio, conforto, sfogo.

Sbandierando i loro dolori in ufficio, al mercato, in spiaggia, dove mentre sono stesa sul lettino ascolto senza avere scelta vicini che raccontano morti, feriti, malattie, separazioni, tradimenti, e
…dulcis in fundo si augurano che la figlia ingoi la sabbia così finalmente se la tolgono dalle scatole (volete l’indirizzo del lido?).

Promesse come “Se stai cercando una qualifica professionale che ti permetta in pochi mesi di lavorare concretamente è il momento di dare una svolta alla tua vita“ sono da leggere ed interpretare con molta cautela.

Se la laurea non è una garanzia di lavoro ben restribuito per architettura, giurisprudenza, economia e commercio figuriamoci un corso di due giorni o due anni oppure anche tre.
Sarebbe fantastico ma non lo é.
Lo strumento di lavoro, ovvero noi stessi va continuamente nutrito, formato, seguito, supervisionato.

In altre parole: l’investimento continua anche in assenza di lavoro.

Anche prima di iniziare a lavorare.
Anzi proprio per essere in grado di farlo o continuare a farlo.

Chi pensa di poter sostenere altri senza farsi sostenere è un presuntuoso, o pensa che siano solo gli altri ad avere problemi e lui/lei è perfetto probabilmente non attirerà clienti a causa di questa sua convinzione.
Chi crede che i clienti servano per “ammortizzare “ le cifre blu che abbiamo speso nella formazione, ha una motivazione che (io) non condivido.
C’è chi crede che (per lui/lei) siano sufficienti le ore obbligatorie della formazione per svolgere la professione agisce come voler guidare una Ferrari in autostrada dopo aver fatto esperienza con la play station.
In conclusione ci saranno anche periodi in cui avrete un solo cliente o nessuno.
Voi siete LO strumento di lavoro.
Con quel carattere, fisico, età, consapevolezza, accoglienza o spigolosità, durezza o morbidezza, presunzione o amarezza, superficialità o pesantezza.
La vostra paura di far bene o il menefreghismo di farlo, il distacco o la vicinanza, il bisogno di lavorare e  la necessità di mantenere una famiglia.
Come in ogni libera professione se sei ammalato nessuno paga per stare a casa, mettere da parte per la pensione neanche a parlarne.
Al contrario di altre professioni dove si inizia a far pratica proprio contando su amici e parenti voi invece dovete escluderli anche da colloqui di prova.
Il passaparola è lo strumento principale per creare, mantenere e/o allargare la vostra utenza.
Ciò significa contare sul fatto che:
i vostri colleghi vi stimano e sono tranquilli di potervi fare invii e i vostri clienti si sentono tranquilli di poter raccontare ad altre persone del loro percorso con voi senza vergognarsene o aver paura di essere giudicati matti.
E come dicono alcune statistiche se clienti insoddisfatti diffonderanno la loro insoddisfazione ad almeno 7 conoscenti, i clienti soddisfatti “solo” a due persone.
Nel caso della nostra professione potrei dire uno ed esagererei.
Significa anche che per avere lavoro o non averlo dipenderà da come voi stessi riuscite a comunicare voi stessi, serenità o capacità di problem solving, empatia, vicinanza, professionalità, esperienza, affidabilità.
Come vi rapportate agli altri?
Quanto spesso sorridete? Come parlate del vostro lavoro? Come spiegate cos’è?
Com’è il vostro tono di voce, la vostra reale disponibilità di ascoltare ed empatizzare con la vita degli altri?
Quanto credete in ciò che fate al punto di essere pronti a sperimentarlo su voi stessi, perché è bello crescere e continuare a farlo, perché sentite dentro di voi il piacere di farsi seguire sostenere ascoltare.
Siete allarmistici o semplicistici? Affermate la verità o è più semplice usare nomi di altre professioni perché il counseling nessuno sa cos’è?
(In quest’ultimo caso fate danno ai clienti, a voi stessi anche se non lo capite, all’intera categoria e ingenerate giustamente le ire funeste di quelle dei quali nomi vi pregiate).
Dall’altro lato non dipenderà solo da voi.
Dipenderà da quanto chi incontrate sarà consapevole del proprio bisogno e sarà interessato a soddisfarlo proprio con voi perché, nel mare magnum dell’offerta di psicologi, psicoterapeuti, coaches e counselors vuole VOI.

Questo è marketing e parte dalla costruzione di voi stessi prima e della comunicazione esterna poi.
Meno che mai può includere la distruzione di altri né dichiarazioni non veritiere, né occuparsi di chi avrebbe bisogno di altro, ma intanto è arrivato da noi.
Il counseling come dicevo è un percorso di crescita che vi aiuterà ad essere più sereni e a migliorare le relazioni con gli altri e il vostro modo di essere al mondo.
Il più delle volte è un investimento di vita e di benessere.

Se volete garanzie di entrate consistenti e prolungate la libera professione vi impegnerà a lungo risorse di ogni tipo prima di...e  richiede molte competenze di autopromozione, che vi assicuro, non si improvvisano.


Prometto prossime utili uscite di articoli di marketing e self marketing.
Intanto qui gli articoli già nel blog.

Per chi vuole sperimentarsi conduco periodicamente  laboratori di self marketing sia in versione business (8 ore) che di artcounseling (4 ore).

Nessun commento :