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Le strategie di difesa dallo stalking

I criminologi Picozzi e Zappalà indicano le seguenti possibili strategie difensive:
  1. fuga/evitamento: nel caso dell’aggressione è la miglior risposta, ma la sua probabilità di successo si riduce dipendentemente dall’età e dalla prestanza fisica dell’aggressore e della vittima; spesso avviene in un luogo isolato, senza via di scampo, a volte di fronte a più aggressori.
  2. risposta verbale non confrontativa: la vittima si trova di fronte al molestatore e, con l’intento di dissuaderlo, cerca di suscitare empatia (“ti ascolto” o “ti capisco”), essendo sincera (“ho paura”) o negoziando, al fine di prendere tempo ed escogitare una strategia migliore. Spesso però lo stalker, troppo eccitato, non si interessa di queste frasi.
  3. resistenza fisica non confrontativa: resistenze simulate (svenimenti, epilessia, mutismo) o del tutto involontarie e spontanee (pianto o in casi gravi perdita del controllo sfinterico). Queste tecniche possono offrire un’opportunità alla vittima.
  4. risposta oppositiva verbale (urla per attirare l’attenzione, sfogo per la rabbia),
  5. resistenza oppositiva fisica (divincolarsi, sferrare colpi su collo e genitali),
  6. sottomissione.spesso risultato della paura o della convinzione che così ci si possa salvare. E in generale lo è, soprattutto nella riduzione dei danni fisici
Oltre alle reazioni immediate  descritte, ci possono essere delle reazioni a lungo termine, tra cui quelle più frequenti:
cambiamento dello stile di vita, ( lavoro, abitazione, città, stato),  protezione di se stessi (cambiando numero di telefono, usando il cognome da nubile sul lavoro, seguendo corsi di autodifesa o acquistando un arma) e della propria casa (istallando apparecchi tecnologici o sistemi di allarme nei casi più gravi, mentre in quelli blandi cambiando la serratura della porta).

Una buona strategia sembra essere quella comunque di indurre lo stalker a parlare di sé,

facendo leva sul suo narcisismo; in tal modo la vittima, fino a quel momento oggettivizzata, si riappropria di una sua esistenza come persona.

Si suggerisce inoltre di tenere un diario dove scrivere data, ora e descrizione delle molestie oltre a  registrare le telefonate in modo tale da avere dati tangibili da portare alle forze dell’ordine nel momento in cui si intende denunciare il persecutore.
Senza la presenza di comprovata molestia, le autorità non possono fare molto.

La strategia che sembra essere per il momento migliore rimane comunque l'indifferenza, sebbene lo stress sia tanto, così come il disagio ed il comprovato malessere.

Lo stalker infatti si "alimenta" dei comportamenti di paura della vittima, ma anche di quelli reattivi, relativi alla rabbia che la persona porta dentro per la situazione che sta sopportando.
 fonte:
www.nessuno-perfetto.it

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