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Ancora libri

“Ciao e poi!” di Eric Berne e “La ferita dei non amati” di Peter Schellenbaum, sono stati i primissimi testi che ho letto di crescita personale.

Del secondo avevo rivestito la copertina, perché chi mi vedesse leggerlo non immaginasse che mi sentivo anche io ferita, anzi lo ero stata.



Credevo ancora che non essere amata dipendeva da me, da quanto fossi sbagliata.


Credevo, prima, che ero l'unica a cui erano capitate certe cose.
e di dovermene vergognare, pure, che certo, se non erano capitate agli altri ma a me, ero io che avevo fatto qualcosa per meritarmele.
Io cattiva.

Poi il mio percorso mi ha portato a vedere chiunque intorno a me come un bambino ferito.
e ora, sono proprio pochi gli adulti che vedo.

Ho stracciato la carta che rivestiva il libro sulla ferita molti anni dopo di allora, quando ho scoperto molte più cose di me e sull’amore tradito.

10 commenti :

movida69 ha detto...

un'eco di parole ... che poi è così che funziona no?. quando si è pronti si smette di sussurrare (o di urlare, a seconda) e si dicono semplicemente le cose. si lasciano lì. a disposizione. pronte per essere accolte. eventualmente. se...:*

bjsasha ha detto...

Sì. Condivido quello che dici, Movida: "un'eco di parole..., messe lì a disposizione; caso mai dovessero servire..."Diversi anni orsono mi trovai in una situazione nella quale, dover "dire semplicemente delle cose", divenne per me uno strumento per ritrovare di nuovo la strada e "sentirmi pronto" ad intraprendere un nuovo percorso (e davvero, a me, sono servite).A dire il vero, l'intento principale era quello di "recuperare" una precedente strada che avevo smarrito, ma ben presto mi accorsi, invece, di stare effettivamente alleggerendomi di un peso immaneche mi avrebbe consentito di individuare un nuovo percorso. Importante. Cosa che infatti avvenne Ebbene, fui nell'esatta condizione di cui parli... [si dicono semplicemente le cose. si lasciano lì. a disposizione. pronte per essere accolte. eventualmente. se...], dovetti cioè esibirmi in una sorta di "memoria" che, da 'bisogno' di essere ascoltato, passò ben presto a pura e semplice storia da raccontare... e davvero, furono parole semplicemente messe a disposizione non più di una platea selezionata, come avrebbe richiesto il mio intento primo, quanto invece di un più generico postero....Stavo scrivendo un libro che raccontava una storia d'amore la cui fine mi stava dando, allora, un grande tormento... il "bambino" innamorato ch'era in me si curava di tutti quei particolari che servissero a rendere appieno il "bello dell'amore" in sé; ma mentre mi raccontavo la storia (proprio come accade per la psicanàlisi), ogni singolo aspetto, visto "dal di fuori" della sede delle pulsioni (l'Es freudiano), faceva emergere sempre di più l'"adulto" che ero.E l'adulto guardava al bambino con occhio critico, ciò che sarebbe poi servito a razionalizzare il concetto di "fine" permettendo così l'intraprendenza di un nuovo cammino - vale a dire: ritornare libero, non solo nel mio Io, ma e soprattutto libero per gli altri.Questa esperienza mi ha dato la consapevolezza che sì - come dice Energia nel suo post - "Siamo tutti dei bambini feriti", e pochi sono gli "adulti". Quei pochi sono coloro che hanno potuto (riuscendoci) raccontarsi e raccontare la vera storia del loro innamoramento (http://life.style.it/comments.php?blogid=6356&eid=215) e ritornare liberi ...per sé e per gli altri... (...liberi, forse, anche di ritornar bambini: in un'altra storia, perchè no?)Un saluto a tutti e un bacio alla nostra ospite (molto brava: il tuo blog sta crescendo molto bene)S.

EnergiaCreativa ha detto...

BJ  Movida è la risposta giusta

bjsasha ha detto...

Beh, sì... in un certo senso...

movida69 ha detto...

ecco. come te lo dico che ti amo io? :-D

EnergiaCreativa ha detto...

Movida con le parole che usi, con il tuo sorriso e il tuo profumo, qui accanto a me, adesso.

zoe ha detto...

Mi segno subito questi due libri e spero che mi aiutino a capirmi meglio e a capire di più dell''amarsi. Scrivi: credevo ancora che non essere amata dipendeva da me, da quanto fossi sbagliata.<span style=

zoe ha detto...

mi ha cancellato praticamente tutto il mio commento a parte :(

EnergiaCreativa ha detto...

si Zoeora resterò con la curiosità...ogni tanto Style fa questi scherzetti.cmq questo post è stato molto difficile per me da scrivere. un vero outing.

zoe ha detto...

Purtroppo, non lo sapevo e non ci ho pensato a salvare il commento prima di dare l'invio oltretutto oggi ho ancora mal di testa e non so se riuscirò a ricordarmi quello che avevo scritto, ma un po' ci provo, perchè è un tuo post importante e non mi va di lasciarti a metà.Riparto da qui:Scrivi: credevo ancora che non essere amata dipendeva da me, da quanto fossi sbagliata.Già, quanto è vero e doloroso il sentirsi sempre sbagliate, inadeguate, fuori posto, indegne. In degne d'amore. Perchè? non si sa. O meglio i motivi più o meno si possono ritrovare nell'infanzia, nel nostro passato, percorso di vita. In ciò che ci è arrivato dal mondo intorno a noi e da come lo abbiamo rielaborato. Siamo tanti bambini feriti, fragili contornati da altri bambini feriti, fragili o chissà, ma è ugualmente difficile aver a che fare gli uni con l'altri (almeno per me, spesso). Però bambini lo erano anche i protagonisti del "Il signore delle mosche", no? Libro che io a dir il vero non ho nemmeno mai finito perchè mi faceva troppo male. Sto divagando (Dottor Divago, eh): amarsi. Amarsi dovrebbe esser la cosa più semplice, ovvia, scontata, naturale e invece è difficile, tanto.  Tanto quanto importante, perchè se non ci si ama noi, non potremo amare l'altro. Ma come fare quando non sai come si fa? Come cambiare questa dinamica? Perdonarsi più spesso, coccolandoci, non giudicarsi... ma è solo tutto qui?Ci credo che sia stato molto difficile scrivere questo post, hai tutta la mia stima, perchè quel sentirsi colpevoli, sbagliate, cattive e immeritevoli ti lacera dentro.