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Ragione e passione


Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante.


K. Gibran


9 commenti :

danyebasta ha detto...

ma quando è giusto far prevalere l'uno o l'altro???baciodany

Maddie ha detto...

Che bello........

Cembolina ha detto...

azz. il timone non si può mollare in navigazione. e la vela segue il vento.azz.proprio ora che stavo andando così bene di bolina...

EnergiaCreativa ha detto...

Pessima (la barca) and I...quando sono a vela io sono il mare il sole e il putipù

bjsasha ha detto...

...Mentre l'intuito è il "rutter", e l'intento è il "pilota", il capo, la guida unica e l'arbitro finale di tutta la nave......La ferrea volontà comanda dal cassero!S.

giorgianna ha detto...

la passione per la vela non mi abbandona maiun abbraccio, felice domenica

EnergiaCreativa ha detto...

un abbraccio a tutte...giorgianna...inizio a vedere che il turchese non è l'unica passione che ci accomunaBJ: volevi scrivere router?

bjsasha ha detto...

No no..., volevo proprio scrivere "Rutter"E' una storia lunga, stiamo parlando del medio evo... in questo periodo le navi che solcano i mari (per scoprire e colonizzare nuove terre o per guerre ideologico-religiose ma comunque infinite...) sono inglesi, olandesi, spagnole, portoghesi. In alto mare chi comanda la nave non è (come si potrebbe pensare) il capitano bensì il "pilota"; è lui che stabilisce la rotta e governa il timone, è lui che conduce l'equipaggio da un porto all'altro. Nessuno osa contraddirlo, per la sua segreta e immane conoscenza del mare e delle correnti (pur essendo lui stesso consapevole che il mare non si può vincere ma solo imparare a conoscere... e mai del tutto)In quei tempi remoti qualunque viaggio, anche breve, era pericoloso perchè le poche carte nautiche esistenti erano così incerte da diventare inutili, e non c'era assolutamente modo di stabilire la longitudine. Scoprire il m odo di stabilire la l ongitudine avrebbe fatto di chiunque, l'uomo più ricco del mondo: la regina d'Inghilterra dava, allora, diecimile sterline e il titolo di duca a chiunque avesse risolto il problema. I portoghesi "mangiamerda" avrebbero dato anche di più: un galeone d'oro. E i "bastardi" spagnoli ne avrebbero dati venti!I maestri d'ascia solevano ripetere, ai loro protetti e futuri piloti, "Quando non vedi terra, ragazzo, sei sempre perduto. Sei perduto, ragazzo. A meno che..."...A meno che non si abbia un "rutter"!Un rutter era un libretto contenente le note minuziose del viaggio di  un pilota che, in quel posto, c'era già stato. Vi si registravano le rotte, secondo  la bussola magnetica, fra i porti e i promontori, i capi e i canali; vi erano annotati i fondali e le profondità e il colore delle acque e la natura del fondo marino. Spiegava come ci si era arrivati e come se ne era tornati, per quanti giorni occorreva bordare  le vele in una data maniera, l'andamento del vento, da dove e quando spirava, quali correnti ci si doveva aspettare e provenienti da dove; il periodo delle tempeste e quello dei venti propizi; dove carenare la nave e dove rifornirsi d'acqua; dove s'incontravano amici e dove nemici; secche, scogliere, maree, porti; nel caso migliore tutto quanto è necessario per un viaggio sicuro.Inglesi, olandesi e francesi possedevano i rutter per le loro acque, ma sugli altri mari del mondo avevano veleggiato soltanto capitani portoghesi e spagnoli, e i loro due paesi consideravano assolutamente segreti i propri rutter. Quei rutter che avevano rivelato le vie verso il Nuovo Mondo o scoperto i  misteri dello Stretto di Magellano e del Capo di Buona Speranza, sempre per merito dei portoghesi, e da lì le rotte verso l'Asia, venivano conservati dai portoghesi e dagli spagnoli come tesori nazionali, e ricercati con pari accanimento dai loro nemici olandesi e inglesi.Ma un rutter valeva quanto il pilota che lo compilava, l'amanuense che lo copiava, il dotto che lo traduceva, il rarissimo stampatore che lo pubblicava. Perciò poteva contenere degli errori, anche premeditati (proprio nel caso in cui il rutter venisse rubato dai nemici). Un pilota non lo sapeva mai con certezza finchè non aveva fatto il viaggio di persona almeno una volta.[In mare il pilota era il capo, la guida unica e l'arbitro finale della nave e dell'equipaggio. Egli solo comandava dal cassero... nemmeno al capitano era permesso di raggiungerlo e il pilota poteva uccidere chiunque lo avesse fatto senza il suo consenso]Ecco dunque spiegata la mia associazione dell'intuito e dell'intento (volontà) al rutter e al pilota (trovi che siano appropriate?)S.

EnergiaCreativa ha detto...

ma che era un cazzotto o una spiegazione?touchè ragazzo, touchè