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Buon 1° Maggio

Il mio mestiere è vivere la vita.

Lucio Battisti
Continua...

Superare il trauma

Le immagini sono una comunicazione potente, dentro e fuori di noi.
Anche per motivare, descrivere azioni e possibilità.
Così ho trovato questa campagna internazionale per la Fondazione David Lynch, firmata da Herezie e Peter Lippmann intitolata"Trauma".
Quattro temi, unico pay off: superare il trauma da...
Violenza domestica
Tortura
Bullismo
Prigionia

Lo sfondo da nero muta in bianco e così l'oggetto.





Può darsi che siano temi che non hai mai conosciuto direttamente, subito o fatto subire.
O forse si.
In questo caso, ti invito a guardare anche questi due video, dove due di questi temi, violenza domestica e bullismo sono interpretati magistralmente da Paola Cortellesi, con la partecipazione di Marco Mengoni e Claudio Santamaria.

Qualunque mezzo espressivo per me può sollecitare empatia, presa di coscienza, aiutare nel cambiamento.

Li uso e li condivido per questo.







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La tentazione di essere felici

Sono una lettrice compulsiva, oltre alle letture "tecniche" mi piace trovare pagine dove prendo insegnamento, dove sento empatia e vicinanza, dove le teorie diventano storia delle persone, dove ritrovo scritti pezzi di pensieri miei mai chiariti, come ad esempio questo:
Alla mia età ancora non ho imparato a gestire l'ansia. In realtà sono molte le cose che non ho imparato e che nessuno mi ha spiegato. Ci insegnano le equazioni, Il cinque maggio a memoria, i nomi dei sette re di Roma, e nessuno ci chiarisce come affrontare le paure, in che modo accettare le delusioni, dove trovare il coraggio per sostenere un dolore.
Potrei già fermarmi qui e dire che quando ho incontrato il counseling ho compreso che poteva aiutarmi a chiarire come affrontare le paure e accettare le delusioni e trovare il coraggio non solo per un dolore, ma per andarsi a prendere ciò che si desidera.
Pagare il prezzo che c'è sempre, la tentazione di non fare, non coinvolgersi, fuggire.
Anche la non scelta è un tema del libro:
T'incateni a qualcosa o qualcuno ogni volta che non scegli.
Il libro è " La tentazione di essere felici" di Lorenzo Marone, edito da Longanesi.

Se dicessi che è dolcissimo, potresti pensare che è una storia d'amore, o che è per donne.
Invece è una storia di un uomo, cinico e rompiscatole, scorbutico.
Non ne sapevo nulla, né da chi fosse scritto né dove fosse ambientato.
E' stato tutta una sorpresa, l'autore è napoletano, ed è ambientato a Napoli,  (la narrazione è solo in italiano). Semplice, ironico, divertente e commovente.

L'incipit mi ha conquistata subito:

Mio figlio è omosessuale.
Lui lo sa. Io lo so. Eppure non me l’ha mai confessato. Niente di male, sono molte le persone che attendono la morte dei genitori per lasciarsi andare e vivere liberi la propria sessualità. Solo che con me non funzionerà, ho intenzione di campare ancora a lungo, almeno una decina d’anni.           
Gli errori, invecchiare, guardarsi dietro, vivere comunque la vita continuando a cambiare.
Amando e imparando ad amare.



Una chicca narrativa e non solo, come una carezza.
Leggero come un incontro piacevole il cui ricordo resta accanto.

Una delicatezza che ho amato, ancora di più perché scritta da un uomo e raccontata da un uomo:
“Si dice che da vecchi si diventi egoisti. Io lo sono da sempre, eppure ora mi trovo qui, ad attendere notizie su una donna che conosco da poco e che credevo di poter aiutare. Purtroppo la vita mi ha insegnato che nessuno può aiutare nessuno. Ci si salva da soli, se si vuole.”

Eh. Già. Mi rivolgo alle donne che hanno subito o che subiscono violenze.
Salvarsi da soli vuol dire anche permettere di farsi aiutare, autorizzarsi a denunciare.
Acconsentire che qualcuno lo faccia al posto tuo.
Un medico, un vicino di casa.
Basta bugie, finte cadute dalle scale. Basta ignorare segnali.

Questo libro (sta già diventando anche un film con la regia di Gianni Amelio) è già stato scritto, ma il tuo lo stai scrivendo.
Cambia.
Desidera.
Puoi.




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Il tempo per te

Il tempo:
Siamo abituati sempre a dire che non ce n'è, ma lui c'è, siamo noi che lo usiamo in modo che sembra scivoloso a volte.
Non ce lo prendiamo per noi stessi, a volte lo pretendiamo da altri, lo buttiamo via, ciondoliamo tra le lancette.

Quando è troppo veloce, cioè quando io sono meno veloce rispetto alle cose da fare, aggiungo la notte, mi sveglio penso e risolvo, organizzo e finanche riaccendo il pc per cominciare o finire qualcosa che va fatto e di notte non c'è quasi nulla che interrompe, tranne il sonno che arriva anche lui a dirmi: è tempo di dormire.

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Perché la vita è un attimo

Scelgo questa canzone, tra le tante sue che amo e mi accompagnano e hanno accompagnato tante persone anche nei miei laboratori.


Scelgo questa perché ogni volta che una cosa così accade (quella cosa lì, la morte), forse se un motivo c'è, potrebbe essere quello di farci accorgere, convergere, apprezzare che la vita è un attimo.


Amarci, lasciar andare i rancori e i conflitti, amarci solo e ringraziare sempre.


Grazie perché le tue parole sono balsamo e cura, in ogni momento come se avessi una risposta e riuscissi a comprendere e esserci.
E tutte le parole che mi vengono in mente sono le tue  " Preferisco così che non c'è niente da fare solo stare seduti a una porta qualunque a guardare che spiove".
Lo condivido qui, perché altri possano conoscere le tue note dell'anima e farsi toccare la propria,
trovare conforto e sostegno, speranza ed incontro. Bellezza.

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Vogliamo davvero stare bene?



Ho imparato tante cose conducendo i gruppi.

C'è chi prova emozioni piacevoli, estremamente piacevoli, eppure scappa. Non torna.

Diciamo di volerci liberare dallo stress, dalle relazioni superficiali, ma poi quando capita di essere con tutti noi stessi in un luogo di condivisione vera, pronti ad accogliere quello che arriva, allora si fa marcia indietro.

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Il mio passato

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
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1,2,3,4,5 Si fa presto a dire Relazioni

Ci sono cinque assiomi della comunicazione, gli esperti li conoscono bene,
e magari le prime volte che si sente il nome di questi assiomi c'è bisogno di farselo ripetere, chi è e come si scrive.
Però una volta afferrato, risolvono un sacco di questioni, ti fanno capire errori ed omissioni, trucchi e sgambetti, ferite da parole contundenti e silenzi assordanti.

La comunicazione e la consapevolezza della nostra comunicazione, interamente, non una singola parte, quella che abbiamo messo su carta e possiamo rileggere e tuttavia pur restando sempre di uguale contenuto riesce a prendere infinite sfumature, a seconda del mio stato d'animo e con quale tono immagino di leggerla e compiacermene o distaccarmene.
Dicevo neanche la lettera scritta resta uguale nel tempo e dipende da chi la legge, e finanche cambia nella stessa persona che scrive, come sa bene chiunque cerchi di scrivere per mestiere.

Nelle lezioni di personal branding soprattutto c'è sempre una parte in cui racconto dell'importanza del conoscere quante più parti possibili della nostra comunicazione.
Di come porgiamo la mano, di come incrociamo lo sguardo dell'altro, di quanto siamo soliti alzare o abbassare la voce, di quando sfuggiamo svalutiamo contestiamo o apprezziamo confermiamo e facilitiamo la nostra comunicazione e quella dell'altro.

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Il counseling riconosce le abilità

Fin da piccoli siamo stati confrontati, spinti a guardare il compagno di classe quanto era bravo in questa o quest'altra cosa.
Se non era a scuola, era a casa con i fratelli: guarda lui/lei come studia, com'è bravo.
Guarda lei esce con la borsa com'è femminile.

Sembrava che il confronto comprendesse un insidioso non detto
 "tu invece no".

Sono convinta che leggendo queste due righe ti è venuto subito in mente il confronto che ha fatto male a te, ti ha umiliato/a, ferita, svalutando ciò che eri  come se non fosse importante, speciale, o utile nella vita avere una diversa abilità o preferenza, ma fosse indispensabile sviluppare l'altra, che la tua invece non la vede neanche nessuno e non importa nulla e non serve a niente.


Si sa i ragazzini reagiscono a modo loro.
C'è chi si avvilisce, e non ci prova neanche più, c'è chi lascia perdere le cose in cui eccelle e passa a copiare quelle che gli sono state indicate come fari come forse uniche desiderabili.
Chi si picca ed esaspera in negativo ciò che non gli è stato riconosciuto: mi vedi poco femminile? divento un maschiaccio.
Mi dici che studio poco? Dimenticati di vedermelo fare.

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Quando perdiamo noi stessi...come accorgercene e che fare

La gente pensa che la cosa peggiore sia perdere una persona a cui si vuole bene. Si sbaglia.
La cosa peggiore è perdere se stessi mentre si vuole troppo bene a qualcuno, dimenticarsi che anche noi siamo importanti.


F. Volo







Come può essere dimenticarsi di sé?
Si possono dimenticare le chiavi di casa, quelle della macchina, dove sono gli occhiali, ma noi stessi, com'è possibile perderci?

Ci si perde aspettando uomini (o donne) che non rispondono neanche ad un wup.
Persone che usano promesse, da quelle semplici "verrò", "faremo" e costruiscono un futuro fatto solo di parole, alle quali restiamo gli unici custodi.

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L'importanza dell'amore per sé


Amore per se stessi, amore per gli altri, concetto di amore, e amore in tutte le sue manifestazioni: attrazione, infatuazione, romanticismo, abbandono, amicizia, intimità, accettazione, perdono, gioia, passione, estasi e comunione.
Sono soltanto alcune facce dell’amore – aspetti universali di cui tutti noi facciamo esperienza nel nostro passaggio attraverso questa esistenza.
Ma... cosa dire dell’amore per se stessi?
E dell’autoaccettazione e del perdono nei confronti della propria persona?

È qualcosa di sbagliato e bizzarro, inappropriato ed egocentrico?
Amare, accettare e perdonare voi stessi è il primo passo – il passaggio – il “casello d’entrata” verso la capacità di dare veramente amore.
Spesso prendiamo le distanze dall’amore per noi stessi, perché sentiamo di non averne diritto, di non meritarlo, o magari perché proviamo addirittura un senso di colpa. 
Ma senza amore per noi stessi, non può esserci amore per gli altri.

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Amarti ed essere felice attraverso il colore.

Da molti anni uso la pittura come mediatore di emozioni, sensazioni, stati d'animo, interrogativi. Come trasformatore e catalizzatore.

L'ho scoperta quasi per caso "autorizzandomi" a creare dopo immersioni di giorni interi passati nei musei.
Gughenheim, Met, Moma, e tutto un mondo nuovo intorno.

Ho letto solo poi cosa fa, e quali funzioni ha, come può aiutare una persona a trovare equilibrio e sollievo.



Potrei scrivere qui le teorie, ma quelle per me sono arrivate dopo, come una spiegazione di qualcosa che avevo incontrato già.

Delle etichette che riconoscevo, insieme ai significati che avevo creato da sola e in quell'incontro di mondi con artisti che ho amato intensamente e mi spingevano a riempirmi le mani di colore, per restituire tutto l'incanto e l'emozione di quell'incontro.
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Gli esercizi che fanno davvero male

Questa settimana ho condotto un corso di formazione, il primo giorno e il quarto.
Per riprendere il dialogo con gli allievi -20 uomini- ho chiesto cosa avessero fatto nei giorni precedenti, e sono rimasta ghiacciata.

La classe si era confrontata su questo:


ISTRUZIONI
Leggi attentamente la storia che segue, poi fa' quanto richiesto (tempo a disposizione 10').
In un secondo tempo, ti verrà chiesto di confrontare i tuoi risultati con quelli dei tuoi compagni.

“Il traghetto”
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Una nuova tela su cui dipingere

Ogni giorno è una nuova tela su cui dipingere.
Assicurati che il tuo disegno sia pieno di vita e felicità e che alla fine della giornata non la guardi e avresti voluto dipingere qualcosa di diverso.




La pittura per far splendere la tua luna e le tue stelle, i tuoi desideri e le tue potenzialità, i tuoi tempi e i tuoi cambiamenti. Per rilassarti e esprimerti creativamente nel benessere sensuale della pittura.
Per scoprire i tuoi colori e forme senza giudizi, nel flusso dell’ascolto interiore.


Sabato 12 Marzo dalle 15 alle 19- Roma Eur

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Solitudine, speranza e caffè

una tazzina.o massimo ra solitudine.

uanema...manca a speranz e coccurun che o vene a truvà
(una tazzina, il massimo della solitudine. neanche la speranza che qualcuno lo venga a trovare)




Una delle tante scene in cui mi hai fatto innamorare.
Massimo Troisi 19 Febbraio 1953 – 4 Giugno 1994

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Buon San Valentino del se

C’era una volta, e c’è ancora, un’anima curiosa che vagava per gli spazi infiniti senza trovare un amore dentro il quale tuffarsi.
Stava andando alla deriva negli abissi di un mare di noia quando sentì pulsare qualcosa.
Una luce, fatta di musica.
E rimase inebetita da tanta bellezza. Disse solo una parola e si tuffò dentro di te.

Allora vi siete dimenticati tutto e avete incominciato a vivere. Tu e la tua anima.
Per sempre felici e contenti, prometteva l’ultima riga delle favole.
Invece siete finiti in una gabbia, e le sue sbarre le ha costruite il dolore.
Non riuscite più a stare insieme e neppure a staccarvi.
Vi trascinate senza meta sotto il peso dell’infelicità e nei vostri pensieri il futuro assomiglia a un deserto dove la nostalgia prevale sul sogno e il rimpianto sulla speranza.
Lettrice o lettore, non ti crucciare.

Prima o poi, e più prima che poi, sentirai in sogno una voce di flauto.
“Lei è la tua anima, mica un accidente. 
Se non te ne innamori, non amerai mai niente.”
“Innamorarmi della mia anima! E come si fa?”
“Ti do un indizio. Ricomincia dall’inizio…”

L’ ultima riga delle favole - M. Gramellini




Altro indizio: comincia da Sabato 13 Febbraio evento su FB
Nel periodo in cui si festeggia l'amore, un laboratorio dell'amore per sé,

(vedi anni precedenti qui e qui)

Le parole di alcuni partecipanti delle edizioni passate :

Porterò nel mio CUORE questa splendida esperienza in arte, certa di fare tesoro della ri-scoperta delle preziose conquiste nel mio percorso d';amore per me stessa. Ripensare al mio viaggio e ricordare quali forti ed intime emozioni ho provato sarà come innamorarmi di me ogni volta! 




Per me è stata una cascata di benessere e di emozioni intense. sono entrata con il cuore appesantito e ne sono uscita alleggerita. perché ho sentito che se voglio posso tornare indietro. che l’integrazione con gli altri è possibile. che è bello avere delle persone accanto che sono pronte a darmi una mano quando ne ho bisogno. che posso essere tante cose,anche se opposte,che poi posso far comunicare tramite un ponte. e comunque non è facile descrivere con le parole.. bisogna provare!:-))



 



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Ezio Bosso commozione tra parole e musica

La musica siamo noi.
Noi mettiamo le mani ma ci insegna la cosa più importante che esista che è ascoltare.

Tendiamo a dare per scontato le cose belle.

Abbiamo tutti una stanza che non ci piace.
Che è buia, è piccola e ci preclude.


Seguendo un uccellino...
seguendo quell'uccellino mi sono perso e mi sono messo a ragionare sull'importanza di perdersi per imparare a seguire.
a volte perdere ci avvicina e ci fa seguire.


La musica, come la vita, si può fare solo in un modo: insieme.









A chi da per scontato le cose belle, anche di sé stesso, sé stessa, le svaluta e le tratta con sufficienza e anche cattiveria.
Ad ognuno di noi che è in una stanza buia e si è perso.
A chi ascolta ed è ascoltato. a chi sa ascoltarsi e perdersi per seguirsi.
A chi ha dimenticato cosa vuol dire " insieme".

Grazie per le note e le parole, Ezio Bosso.
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Proibito non fare le cose per te stesso


Quando si parla di amore, viene spontaneo pensare prima agli altri, all'amore impossibile,  non corrisposto, o al massimo narcisistico per noi stessi, ma difficile pensare e fermarsi all'amore "sano".

Di solito noi veniamo dopo.
Dopo i figli, dopo i genitori, dopo il lavoro, dopo i compagni.
Dopo, quando c'è tempo, quando non sarò stanco/stanca.
Siamo i primi a farci fuori, a tirarci fuori, a sacrificarci.
Dimenticandoci di noi stessi.
Dimenticando che insegniamo con l'esempio, lasciando spesso che questo esempio sia "IL SACRIFICIO", con tutte le lettere maiuscole.

Poi ci stupiamo perché gli altri, per cui ci siamo sacrificati, non hanno rispetto.
Dimenticando che noi per primi, non abbiamo avuto rispetto per noi stessi, per i nostri bisogni, di ricarica, di armonia, di spazio.

Perciò vi invito a prendervi del tempo e dello spazio, del colore e dell'amore per voi stessi, sabato prossimo, 13 Febbraio, un laboratorio dove rilassarsi e ricentrarsi  con Mandala da creare o semplicemente colorare con matite, pennarelli e pastelli.
Senza bisogno di saper disegnare.

"[...] E' proibito non fare le cose per te stesso [...]
È proibito non creare la tua storia," [...]
È proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
Alfredo Cuervo Barrero


Prendi il tempo per te.
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ColoriAMO il colore alleato per il nostro benessere

Se tu potessi avere la bacchetta magica per liberarti dello stress,
la useresti?

In effetti, ce l'hai, tante, a tua disposizione, sotto forma di legnetti colorati, pronti a disegnare linee e forme piene e vuote di senso, con e senza direzione, libere e ordinate, armoniche e discordanti, per donarti riposo e sollievo, sorriso e scoperte.

Colorare è un attività che abbiamo abbandonato e recuperarla può aiutarci a ricontattare la calma, il tempo, lo spazio, il non giudizio, il divertirsi inseguendo un colore su un foglio.

Troppo facile?
A volte il nostro benessere è veramente a portata di mano, e di foglio, ma è più semplice affidarsi a cose complicate.

Secondo lo psicologo Luis Rojas Marcos  “colorare ci conforta, ci dà pace e ci rilassa – anche se per poco, ci libera dalle nostre pressioni quotidiane… Anche se colorare per un paio d’ore non elimina tutti i problemi e le preoccupazioni, ci porta altrove, al riparo dallo stress che spesso ci assale”.

Carl G. Jung è stato tra i primi psicologi a studiare per molti anni il colorare come una tecnica di rilassamento e lo ha fatto attraverso i Mandala.

Proprio gli stessi che useremo noi, oltre ovviamente alla possibilità di sperimentarsi con disegni
liberi.

Ma cos'è un mandala?

Il termine deriva dal Sanscrito e significa “cerchio”, cerchio che delimita uno spaziocentro dal quale l’energia viene emanata, un recinto sacro della personalità più intima.

Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, spontaneamente nei sogni possono apparire figure mandaliche  per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore.

Il simbolo del mandala è un’affascinante forma espressiva ed un cerchio protettivo che evita la dispersione e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall'esterno; nelle filosofie orientali il mandala è utilizzato come mezzo per la meditazione e tramite la sua costruzione, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo.

Il mandala in breve porta sia a restaurare un ordine precedente, che a creare, nel senso di dare espressione e forma a qualche cosa di nuovo e di unico.

Nel mandala personale possiamo immaginare il centro come l’uomo stesso che si purifica, trasformando le energie negative attraverso la meditazione, la presa di coscienza e la conoscenza del proprio Sé.

La pratica del mandala persegue tre scopi: centrare, guarire, crescere.
Centrare significa cogliere l’essenziale, valutare lo scopo prioritario dei valori della vita.
Per guarire, ovvero l’espellere i turbamenti, le forze perturbatrici, la malattia.
Per crescere si intende il proiettarsi verso una nuova dimensione.

Lo spazio interno del cerchio rappresenta il nostro “Io”; nel cerchio l’uomo ritrova quelle forze che ha smarrito o che non ricorda di possedere.
La forma circolare è il simbolo dal quale tutto è nato. Tramite il cerchio l’uomo può ricercare se stesso, protetto nello stesso tempo da ogni attacco esterno. Al riparo, nella tranquillità, riesce a scorgere il punto centrale, la fonte dalla quale scaturiscono tutte le energie e comprende il significato del proprio valore umano e nello stesso tempo divino.

Al centro del mandala risiede il Sé, quale entità totale e completa.

Per Jung i mandala, quali figure ordinate, sia nell’antichità che nei tempi moderni, rappresentano l’estetica e l’ordine, il bisogno ancestrale del ritrovare la dimensione spirituale, il senso mistico dell’esistere: l’uomo quale essere posto tra il cielo e la terra che anela alla sintesi tra i due mondi.
(fonte sui mandala tratta da psyche ed adattata da me).


Come useremo il Mandala nel laboratorio Cuore?



Ci saranno mandala già pronti da colorare che si adattano perfettamente a chi ha il desiderio di sperimentarsi con il colore e la meditazione attraverso di esso, oppure crearne uno che liberamente- come nelle foto in basso-, o ancora inserire un elemento nuovo in uno schema preesistente come in questo semplice disegno di lato.

Ognuno può trovare il suo modo originale di esprimersi e riempire, colorare, lasciare in bianco o coprire.

Sarà un occasione creativa alla ricerca del proprio centro, alla riscoperta dell'amore per noi stessi, e delle relazioni nella nostra vita.





«I mandala sono magici specchi del momento presente del nostro cammino: donano forme e colori alla nostra maestosa danza interiore, infinita come l’eternità, che oscilla più vicina e più lontana dal margine del cerchio, muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota che gira di nuovo» Maureen Ritchie.

Continua...

In attesa di principi e principesse.

Qual'è la domanda che ci tiene in relazioni sbagliate?
E' giusto accontentarsi, aspettare o continuare a cercare?

Uomini e donne, siamo in attesa di lui/lei, delle sue promesse, della telefonata, che torni quel lato di cui siamo innamorati, e ci ostiniamo a ingigantire, onorare, venerare per quanto piccolo e raro sia il suo comparire.
Una parte di noi ha conosciuto, sperimentato, assaggiato e ne vuole ancora.

Ma intanto aspetta, e tra una volta e l'altra c'è solitudine e malinconia, disperazione persino, incredulità del cambio inatteso e totale di chi ci sta di fronte.
No, accanto no, non c'è nessuno.
Lo vedremmo bene e ne prenderemmo atto se smettessimo di aspettare.

Così nell'attesa che il Dottor Jekyll torni, i giorni e i mesi e gli anni passano.


Ma secondo te, Paola, cambierà?
Devo aspettare ancora?
Perché io so, ho visto, è  fantastica quando c'è, stiamo benissimo insieme, e poi non capisco a un certo punto quella persona scompare sotto un mare di cattiveria, e urla o silenzi ugualmente feroci.

Noi possiamo, in parte, talvolta e solo con tanta fatica e motivazione, cambiare noi stessi.
Non possiamo attendere col cuore in mano che un altro cambi.
Perché quel cambiamento lo desideriamo noi, non l'altro.
L'altro ha dimostrato più e più volte che per noi non alza neanche il telefono, non allunga il braccio, non devia dal corso della sua idea per incontrare la nostra.

Ma ho paura, Paola, ho aspettato tanto, e magari cambia.
E io sono grande, e se poi resto solo/a.

Eccola la domanda che ci scava dentro e ci tiene al guinzaglio dell'attesa, dei whatsapp spuntati e mai risposti. Delle sospensioni dalla vita, che nell'attesa indossiamo la passività senza azione.

Deglutiamo il dolore.
Siamo già soli in questo tipo di relazioni.

Prendiamo atto che è così.
Non possiamo - per quanto amaro e straziante sia - non possiamo far altro che cambiare noi.
Cambiare la nostra risposta.

Rinunciare a credere di non poter avere alternative, che non ci sia un futuro di amore, senza accorgerci che già non esiste nel presente.
Smettiamo di sperare che l'altro torni come lo ricordavamo, o lo sognavamo noi.

Smettiamo di lasciare la speranza della nostra felicità consegnata nelle mani indifferenti o, peggio, violente di un altro.

Prendiamo la speranza, l'amore nelle nostre mani, senza dipendere e farci offendere.
Senza attendere di essere imboccati come uccellini nel nodo che non sanno volare.

Ogni volta che smetti di sperare di poter meritare e costruire un futuro d'amore, credere in te, desiderare, la tua autostima si fa sempre più piccola,  ed è forse il caso di ricostruire, rinforzare, rifocalizzare, riniziare a ...

Se non sai da dove cominciare, qualche incontro di counseling è un ottima idea.

Il 13 Febbraio puoi anche partecipare al laboratorio Cuore- dove affideremo alla meditazione creativa, ai colori e al mandala un ritorno nel respiro, nello spazio, nel centro di ognuno di noi.
Facciamo crescere l'amore dentro.


Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore quello vero, no.
L’amore lo senti immediato, non ha tempo.

É dire “ti sento”.

Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio.
Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano.
Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.

Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.


Erri De Luca



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Come stai nella tua coppia?

Amore senza spazio e senza fiato.

Il fotografo Hauruhiko Kawaguchi esprime un concetto comprimendo persone - consenzienti- ad entrare in una busta di plastica a cui viene tolta l'aria il tempo dello scatto.

Vedere queste foto mi ha fatto pensare alle fasi dell'evoluzione della coppia.

Complice le favole, la tv e i film, tanti tantissimi credono che l'amore debba essere tu ed io sempre insieme, senza spazio per gli amici, per i genitori, per lo sport.

Anche i fratelli sono “nemici”, i figli, peggio ancora se da precedenti compagne/i.
Ma questo tipo di amore è possibile per un periodo, poi DEVE evolvere.

Un amore che smette di evolversi, si incarta e si accartoccia.
Le persone sono due, e non possono pretendere di diventare uno per sempre.

Tanti riescono nell'intento, a far credere che così è giusto, che se mi ami davvero smetteresti di fare tutto il resto, avresti più voglia di stare con me, avresti anzi solo voglia di stare con me.

Le persone smettono di essere due, una decide per l’altro e l’altro a volte se ne accorge e gli sta bene così. Altre volte lo nega a se stesso e agli altri, e sparisce per il mondo, rinchiudendosi e lasciandosi rinchiudere con il suo lui/la sua lei.

La fase simbiotica, può durare da 6 mesi ad un massimo 2 anni, riveste una funzione importante nella vita di una coppia perché consente la creazione di un legame di base.

Poi l’evoluzione vorrebbe la differenziazione, in cui comincio a scoprire ed accettare, che siamo DUE persone, non vedo più l'altro come perfetto.
C'è rabbia e sofferenza, perché si scopre che è così, ci sono lati negativi, e non ci sentiamo più uniti in un unico.
Dopo l'illusione, arriva la delusione.
Questa fase allarma, perché si pensa che allora l'amore è finito, sentiamo che qualcosa è cambiato, potrebbe non esserci più la passione e l'ardore, il desiderio- anche di vicinanza- della fase precedente.

Uno dei due potrebbe non voler accettare proprio l'essere diversi da come aveva immaginato e da come vuole stare nel rapporto.
 Alla dipendenza, segue un desiderio di indipendenza:
è' tempo di sperimentare, come un bambino fa a un anno, un anno e mezzo per svincolarsi dal rapporto con la mamma, conoscere, scoprire.
Questa fase tanto fondamentale nel bambino, lo è anche nella coppia.

Ognuno trova il suo modo: lavoro, amicizie, passioni, nuove attività, fuori del rapporto a due.

Immaginate che uno evolve e l'altro no.
Uno comincerà a lamentarsi di vedere l'altro distaccato, e l'altro si sentirà costretto, frustrato, senza respiro. Uno si sentirà abbandonato e deluso, arrabbiato e, magari senza accorgersene, mette in atto una serie di comportamenti che rendono l'altro ancora più sfuggente e desideroso di spazio.

I conflitti si acuiscono, perciò imparare a gestire il conflitto in modo sano, vuol dire investire nel futuro del rapporto.

E' possibile che a questo punto della tua vita hai notato come si ripetono le tue relazioni, dove si interrompono e perché.

E' evidente che il motivo non sono solo sempre gli altri che spariscono, ma anche noi che pretendiamo davvero di togliergli l'aria e le chiavi di macchina, moto e ufficio.

Telefonate continue; più che saluti, controlli sulla proprietà.

Perciò succede che chi ha visto ripetersi questi scenari nella vita propria, o anche in quella di amici o genitori, in un rapporto faccia fatica ad entrarci.

Uno accelera troppo e vuole subito la simbiosi dopo la prima uscita, o vuole ancora la simbiosi dopo un anno, allora ci si stacca.

L'alternativa al distacco è consentire l'evolversi di ciò che viviamo come distacco- ma se lo consentiamo, questo andare e tornare, sperimentare un innocente cena con altri, favorire, incentivare e desiderare, essere felici che il nostro partner abbia il proprio mondo di interessi, la partita con gli amici, la scuola di pittura o di cucina.
Non mettere il muso di fare cose separati ma salutarle con gioia, sapendo che proprio consentendo di fare altro, la coppia riprende aria nuova, come quando si aprono le finestre la mattina.
Nuova aria che circola, cose da raccontarsi e condividere, di nuovo.

E' vero, il rischio del tradimento e del definitivo allontanamento c'è.
Ma non è impedendo  la differenziazione che annulliamo il rischio della fine del rapporto.

Ancora una volta il paragone è come per il bambino che, dopo aver fatto esperienza del mondo e  di se stesso in esso, ritorna dalla mamma, anche la coppia fa qualcosa di simile.
Devo poter andare, prima di poter tornare.

Se questo è possibile, potremmo entrare nella fase del riavvicinamento, in cui alcune volte possiamo ancora sentire bisogno di essere rassicurati, altri meno.  Ci si accetta a vicenda, per quelli che si è. Se ci siamo conosciuti ed apprezzati come singoli, possiamo di nuovo essere vicini, non come metà, ma come individui interi che si scelgono.

Interdipendenza.
Abbiamo scoperto di potercela dare a stare da soli, ci cerchiamo per scelta, non per bisogno.
Perché insieme a te sto meglio. Amo me e amo te.
Siamo consapevoli di noi stessi e dell'altro, c'è sostegno reciproco ed armonia.
Abbiamo imparato a gestire i conflitti e riscopriamo desideri comuni e progetti.


Potresti avere bisogno di un sostegno di un esperto quando le fasi tra voi due non combaciano, quando ti accorgi di farti trascinare in situazioni che non desideri,  quando lasci guidare l'altro senza scoprire e saper affermare i tuoi desideri.
Quando ti lasci chiudere nel sottovuoto dell'amore.

Potresti voler cercare occasioni per conoscerti e stimarti, per differenziarti in un ambiente sicuro.

Oltre agli incontri individuali, anche i laboratori creativi sono un ottima scelta per migliorare il rapporto con noi stessi e nella nostra coppia.

Il 13 Febbraio prenditi il tempo per te stesso, te stessa. Laboratorio Cuore.

Mandala e disegno libero con gessetti, pennarelli, glitter e matite colorate.
Uno spazio protetto, non giudicante, dove sperimentare, attraverso il colore, relax, benessere, autoconsapevolezza.
Si rilascia attestato di partecipazione.





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Emozioni a comando

Le emozioni a volte arrivano e ci scompigliano tutto, in una galleria di vento troppo freddo e imprevisto.
Abbiamo altre possibilità oltre a farci travolgere?

La mia proposta, che faccio anche a me stessa quando mi sento guidata da qualcosa che non ho deciso e sembra fuori totalmente dal mio controllo, è scegliere.

Volontariamente, guardiamo l'emozione che arriva, diamole un nome, e poi lasciamola andare.
A comando, il nostro.

Come stessimo giocando a palla, arriva la tristezza e la lasciamo cadere, senza farla prigioniera.

Senza stringerla al corpo come se qualcuno volesse rubarla.

Semplicemente, osserviamo questa palla (!) di tristezza che arriva e lasciamola cadere.

Guardiamola senza fissarci su di lei, e lasciamola andare per prepararci alla presa del prossimo lancio.

Se restiamo occupati a guardare in basso, non vediamo se e quando arriva qualcun altro a giocare con noi e distoglierci da quel baratro di rimuginio, rabbia, colpa o qualunque altra emozione stia guidando al posto nostro.



Non si tratta di rinnegare ciò che si prova, o di fingere, ma è un modo per passare oltre, per smettere di soffrire, anche se per pochi istanti, che con la pratica diventano minuti e poi ore...


Anche Wayne Dyer in "C'è una soluzione spirituale a ogni problema", edito da Corbaccio, propone proprio questo: dare un tempo al dolore, decidere fino a quando.
(Tuttavia è uno dei pochi spunti che ho preso da questa lettura, ahimè, deludente rispetto a "Le vostre zone erronee" di cui ho parlato qui)


Ne abbiamo parlato, di dare un tempo al dolore,  e ci siamo confrontati, per prendere fiato quando è troppo quello che arriva.

Un altro esempio che ho letto in un libro di tipo diverso, di Chiara Gamberale, Per dieci minuti, edito da Feltrinelli.
La protagonista si affligge per un amore finito, e la sua psi le consiglia di fare una cosa nuova ogni giorno per dieci minuti.

Darsi il tempo, per ascoltarsi e per ascoltare anche il nuovo farsi strada, dentro di noi.





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La creatività come fonte interiore di risposte e di rinnovamento

Ti capita mai di sentire che non riesci a raggiungere ciò che vuoi?
Che tutto è sempre uguale, tu sei sempre uguale?

Stessi errori, stesse cadute.

I punti saldi scivolano e tu con loro.

Allora ti trovi in conflitto tra desiderio di cambiare e lasciare il resto uguale.


Tra lottare o lasciarsi andare davanti a quello che vorremmo diverso, e non ci sembra di riuscire a cambiare, nonostante impegno e fatica.

Poi l'ascolto interiore si arricchisce di nuove immagini e parole, le esperienze degli altri, il possibile accanto all'impossibile, avere chiaro a tratti di avere nuove possibilità ogni giorno.

Di rinascere, risvegliarsi e poter ripetere e poter cambiare.

Sentire dentro il significato di quelle frasi belle che restano solitamente parole, si trasformano davvero e prendono forma di poter scegliere almeno quello che ci accade dentro.

Scelgo il pensiero con cui svegliarmi, rimando quelli automatici di sempre, le cose da fare, alzati che è tardi, ho una giornata complicata davanti.

Rimando questi pensieri e mi scelgo uno bello, che desidero, la luce che entra dalla finestra, il piumone caldo,  ascolto il mio respiro e mi prendo il tempo di sentire che c'è e con lui, io.


Comincio qualcosa di nuovo ogni giorno, piccolo, ma mi aiuta a costruire una nuova abitudine, da sostituire a quelle vecchie ed automatiche.

Mi affido al sole che c'è fuori e lascio affiorare il pensiero positivo dentro.



Utilizzo la metafora, la visualizzazione e i colori, li seguo per trovare il mio senso, per far essere e vivere le mie passioni.

Questo processo che ho creato per me, la pittura emozionale l'ho chiamata quando l'ho scoperta come strumento potente di contatto interiore, è a disposizione di chiunque voglia ascoltarsi e seguirsi.
Riscoprirsi, ricominciare da capo o scegliere da cosa cominciare, mettere ordine.

Entrare nel flusso dei colori anziché dei pensieri, sovrapporre gli uni agli altri e trovare ogni volta, sorprendentemente, nuove soluzioni, o se proprio la soluzione non c'è,  riuscire a sperimentare comunque una pace interiore, un senso di fiducia e di potere.


Vuoi unirti al prossimo viaggio nel sole e nei colori?

Sabato 23 (evento su FB)









se c'è un segreto è...

fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
E non

Qualcosa che non c'è
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I laboratori dei prossimi mesi

Si può sperimentare piacere, significato, trovare una soluzione ad un problema, sentirsi parte, sentirsi flusso "semplicemente" dipingendo?


La risposta è SI.
Un si grande quanto un mondo interiore in continuo cambiamento, veloce o più lento di quanto accade all'esterno di noi stessi.
Dentro di noi scendiamo a trovare il segno, il disegno, il colore e l'esclamazione che illumina una strada, o anche solo un pomeriggio di pausa.

Era il 1999 quando mi sono affidata al potere della pittura con i miei quadri, e da allora molti altri si sono affidati a me per ripercorrere quel processo di fluidità, scoperta e liberazione.

Perciò puoi capire che i miei laboratori non sono delle lezioni di pittura.

Sono esplorazioni, dei momenti di scoperta, un modo piacevole per lasciare i giudizi, le paure e abbandonarsi al divertimento, alle linee, ai cerchi, ai blue, ai rossi.

L'obiettivo non è il prodotto finale - ma sperimentare il momento, ascoltare il proprio fluire e lasciarlo scorrere attraverso le dita.

Per un pomeriggio all'insegna del relax, benessere e portare a casa anche una tua creazione.

Segna in agenda... le date e le novità su energiacreativa.org



Tutti i laboratori si svolgono a Roma Eur -  sono a numero chiuso e non richiedono nessuna precedente capacità artistica.

Tutte le informazioni sul prossimo laboratorio di Sabato 23 Gennaio ( evento su FB )

In questo tipo di laboratori NON ci sono:
 giudizi di valore, interpretazioni su significati, critiche.

Ogni partecipante sarà aiutato a comprendere e, se lo desidera, a condividere, il suo personale significato di quella creazione, del processo creativo, del laboratorio nel suo percorso di vita.
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Se la vita fosse una partita di tennis

Com'è il tuo rapporto con il potere?

No, non quello degli altri, ma quello della tua vita.
Possiamo stare a guardare, possiamo scipparlo dalle mani degli altri. Possiamo rinviare, incolpare.
Lamentarci.
Non agire mai.



Adoro questa opera di Tom Mosser perché mi fa pensare vita come una metafora del tennis.
C'è chi resta tutto il tempo a raccattare le palle, chi non torna mai al centro del campo e si perde quelle degli angoli.


Chi colpisce floscio, chi liscia la palla, chi si siede atterra arrabbiato, prostrato, senza fiducia e speranza di potercela fare.
Chi nasconde le palle degli altri per non farli giocare.

Chi corre troppo e non si ferma in tempo, che sulla palla ci devi arrivare nel momento giusto, prendere lo slancio necessario, aprire prima il braccio e poi, solo dopo, richiudere.


Tutte queste azioni diventano automatiche con l'esercizio, con l'allenamento.

Nella vita ci alleniamo a sufficienza per colpire le palle quando è il tempo?

Per prenotare un campo da gioco, un concerto o uno spettacolo a teatro?

La vita ci richiede attenzione continua, essere informati, scegliere e poi colpire.
Poi, certo, se arriviamo in ritardo ad uno spettacolo e non ci fanno entrare possiamo iniziare ad urlare e disturbare così tutti quanti gli altri, che sono arrivati in tempo.
Perché non è giusto, no? Che loro si godono lo spettacolo e noi restiamo fuori.


Recuperare la propria responsabilità, la propria autonomia in ciò che ci accade, smettere di dare la colpa agli altri, smettere di essere prepotenti o svuotati di forza sempre, tanto da dover rinunciare a tutto, anche quel poco che ci darebbe gioia.

Se ti riconosci in queste situazioni, se arrivi presto o tardi, non agisci, non sei creativo, ti trovi impantanato in situazioni che ti pare di non aver cercato, puoi - ma agendo- fare un percorso di crescita personale.

Oppure, sempre agendo, puoi venire sabato 23 Gennaio ( evento su FB ) a rilassarti in una meditazione guidata nel giallo splendente del tuo sole personale,  e cominciare a risplendere con i colori sui fogli e vedere cosa cambia poi nella tua vita.

Prendi una decisione, di azione non di procrastinazione.
Fai un passo per rafforzare la tua volontà e la tua autostima.

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bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all'ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.


Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, pp. 13-14
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Babbo Natale è dentro di noi

In questo periodo si leggono tanti articoli sullo spirito del Natale e su chi quello spirito lo fugge, del perché per alcuni il Natale è tristezza, consigli utili e strampalati.



Ne ho parlato in questo blog negli anni scorsi [quiqui  e qui], e dunque aggiungo quello che mi sembra nuovo.

Cioè, ho letto da qualche parte, che il Natale che ci portiamo dentro è quello che riciccia ogni Natale, come le palle conservate e gli alberi ecologici tutti ammaccati dalle scatole.

Non cambia quella sensazione che abbiamo conosciuto.

Se è stata brutta, lo resta.
Il passato non può essere cambiato, le lucette rotte vanno cambiate coi led, prima che tutta casa prenda fuoco in quel voler insistere per forza a far funzionare tutto e usare, senza buttare mai.




Io annaspo tra i giorni di Natale, come a trattenere il fiato, come davanti ad discesa ripida e ghiacciata con gli sci, come voler mettere gli occhiali da sole per troppa luce, cercare di saltare senza pensare, contare alla rovescia sì, ma i giorni che mancano alla fine.


E' una lotta interiore continua, tra i "dovresti essere felice" e i "chi è che lo dice",
tra accettare i ricordi che non sbiadiscono mai e pregare di averne di nuovi e positivi da sostituire ed affiancare a quelli brutti, così da raddrizzare l'albero.

Accogliere me stessa nella libertà di potermi sottrarre ad un invito e accettare di concedermi una possibilità ancora, mentre costruisco timidamente nuove tradizioni.

Come le foto con Gugu, da quando è nata ad oggi.




Cerco di fare quello che desidero, mentre la lotta interiore non si azzittisce, anzi a spesso canta Jingle bell ad alta voce.
Manda anche wup vocali così.

E' bello ridere e far ridere - anche di me stessa e anche a Natale, e quello mi viene bene.




Cambio punto di vista, e Babbo Natale lo cerco dentro, magari proprio come quell'altro che non conosciamo o riconosciamo dentro di noi. Quello che non crediamo neanche esista.

Potrebbe essere un surfista, tra le onde della vita. che ci porta doni e movimento, cadute e risalite, velocità e divertimento.



Invece di pensare ai giorni che verranno, guardo indietro e faccio il bilancio dei doni che ho avuto quest'anno.

Durante tutto l'anno.


E di questo ringrazio, chi mi è stato vicino, chi è diventato mio amico, chi lo è da tanto, le scuole e gli allievi, i partecipanti ai corsi, i clienti che hanno salutato con affetto e riconoscenza del lavoro fatto insieme.
Ringrazio la salute che è tornata, lasciandomi di nuovo sentire com'è meraviglioso sentirmi non ancora forte ma non più debole.

Accorgermi che le mie gambe sono ferme e spedite, forti e affidabili mentre cammino per strada.

Grazie Babbo Natale.
Quello dentro di me e dentro di te che stai leggendo.
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Bivi

Ci sono momenti nella vita quando ci troviamo ad un bivio, spaventati, confusi, senza una mappa.

Le scelte che facciamo in quei momenti possono definire il resto dei nostri giorni.

Ovviamente se ci confrontiamo con  l'ignoto, la maggior parte di noi preferisce voltarsi e tornare indietro.


There are moments in our lives when we find ourselves at a crossroad, afraid, confused, without a roadmap.
The choices we make in those moments can define the rest of our days.
Of course when faced with the unknown, most of us prefer to turn around and go back.

Lucas Scott, One Tree Hill


Davanti ai bivi, belli e brutti  c'è una possibilità diversa dal tornare indietro.
Una possibilità divertente e sorprendente, nelle forme e nelle scoperte.

Davanti a nuovi inizi, a propositi e cambiamenti.

Da Gennaio ricominciamo a creare, chiarire, mettere colore e passione, scoprire emozioni e relazioni, bussole interiori.


Ti aspetto nel nuovo anno a meditare e mettere colore tra le tue dita e nella tua vita.
A mettere ordine e disordine, trovare le tue risposte, giocare e scoprire.

La meditazione creativa sarà il mezzo di contatto costante, ed ogni incontro avremo uno strumento diverso.
Se ti piace la pittura emozionale, vieni a Sole, Albero e Mare.
Se preferisci sperimentare il collage multimaterico, il disegno segna in agenda le altre date.
L'appuntamento con te è davvero importante.
Immancabile.



23 1 Sole
13 2 Cuore
12 3 Luna e stelle
2 4 L'albero della vita
30 4 Vulcanic
21 5 Infiore
11 6 Mare, porti ed ancore



Il mio metodo -sviluppato attraverso la ricerca personale e sperimentato negli anni da partecipanti di ogni provenienza:

Genitori, insegnanti, educatori, manager, responsabili di settori risorse umane, counselor, operatori d’aiuto, medici, infermieri, logopedisti, artisti che hanno perso l’ispirazione e persone che vogliono scoprire il loro lato artistico.



Per esprimere emozioni, cambiamenti e nuove direzioni.
Per rilassarti e esprimerti creativamente nel benessere sensuale della pittura.
Per scoprire i propri colori senza giudizi, nel flusso dell’ascolto interiore.


Perché partecipare
Un tempo da dedicare a te stesso, a te stessa, di ascolto, accoglienza, ricarica.
Un modo nuovo e morbido per lasciare lo stress.
Un luogo di creazione e benessere dove respirare, riposare, scoprire nuove potenzialità.


I Laboratori di Pittura Emozionale 23 Gennaio-2 Marzo-11 Giugno

Come funzionano
Non una lezione di pittura, ma un esperienza di liberazione, di incontro con se stessi, di sperimentazione del colore, a mani nude o con i pennelli.
Un piacevole rilassamento ti guiderà alla scoperta delle tue immagini, suoni ed emozioni, preparandoti per l’esplorazione creativa.

Non è richiesto alcun tipo di esperienza precedente, né di saper dipingere o disegnare.  

Attestato di partecipazione.

Cosa NON ci sarà
 Lezione di pittura; Giudizi, critiche, interpretazioni sui lavori o sulle persone

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Il porcospino e la tartaruga

C'era una volta un piccolo porcospino.
Era un animale molto strano, perché pur avendo un corpo assai piccolo, era coperto dalla testa ai piedi da lunghi aculei minacciosi, che facevano apparire il suo piccolo corpo molto più grande.
Ciò gli era utile perché quando si allontanava dalla tana, gli altri animali, più grandi e più forti di lui, lo evitavano con cura.
Questo poteva essere abbastanza divertente, ma era anche un po' triste, poiché si sentiva solo, e non conosceva altri porcospino.
Così passava molto tempo in solitudine, e quando camminava gli pareva che gli altri animali avessero paura di lui. Ciò gli sembrava molto strano perché era lui ad aver paura di loro.
In effetti succedeva che quando sentiva un improvviso rumore o quando qualcuno gli si avvicinava, senza che lui se ne accorgesse, tutti gli aculei del suo corpo si sollevavano spontaneamente e lui sembrava dieci volte più grande. Così gli altri animali si allontanavano. Talvolta gli dicevano: "perché sei tanto arrabbiato con noi?"
Ed il piccolo porcospino era perplesso perché lui non lo era per niente. Era solo spaventato.
Aveva anche notato che talvolta, quando qualcuno gli si avvicinava troppo, i suoi aculei pungevano. Cosi essi scappavano via strillando e piangendo, mentre lui non aveva fatto altro che starsene fermo. Gli altri animali lo accusavano di usare i suoi aculei contro di loro. Ma non era vero. Ma tutto ciò confondeva il piccolo porcospino.
I giorni passavano e lui si sentiva confuso, solo ed annoiato perché non trovava cose interessanti che potesse fare da solo.
Un giorno, mentre passeggiava nella foresta solo soletto, incontra una enorme tartaruga. Il piccolo porcospino si fermò, la guardò e disse: "sei proprio strana". E sollevò tutti i suoi aculei perché aveva molta paura.
 La tartaruga disse: "E' propria divertente, tu puoi farti 10 volte più grande, mentre lo posso solo ritirare la mia testa e i miei piedi e farmi più piccola".
"Oh, disse il porcospino, fammi vedere!" Così la tartaruga tirò dentro la testa e le zampe e diventò molta più piccola, non solo, ora assomigliava talmente alle pietre e alle rocce che erano attorno che il porcospino dovette guardare molto da vicino per vedere dove fosse la tartaruga.
Il porcospino disse: "Oh, mi piacerebbe tanto far rientrare la mia testa e le mie zampe e farmi come una pietra", ma la tartaruga fece capolino e disse:
"Oh, mi piacerebbe potermi rendere 10 volte più grande, ed avere quell'aspetto così fiero e minaccioso con tutti quegli aculei, invece di dovermi ritirare dentro ed essere come una pietra.
E' buio qui e molto noioso". "Bé, disse il porcospino, anche io sono molto annoiato dal mio rendermi così grande, e tutti gli altri animali mi evitano".
"E" molto strano disse la tartaruga, lo non voglio evitarti perché gli altri ti evitano?" "Beh, disse li porcospino, se si avvicinano vengono feriti". "Io posso venirti vicino", e lo fece.
Allora Il piccolo porcospino cominciò ad agitarsi, perché nessuno mai gli si era avvicinato tanto.
 E la tartaruga disse: "vedi ti posso anche toccare" e lo fece.
 Il porcospino disse: "Non farlo, nessuno mi ha mai toccato prima".
Ma la tartaruga disse: "lo posso toccarti".
E il porcospino disse:'' Così tu puoi e i miei aculei non ti pungono!" "Oh no, disse la tartaruga, perché io ho questa meravigliosa corazza: tu hai gli aculei ed io ho Il mio guscio e questi ci proteggono perché dentro noi siamo fragili, delicati e spaventati".
E il piccolo porcospino cominciò a ridere perché aveva trovato un amico che capiva esattamente ciò egli provava perché la tartaruga non aveva paura di lui.
E così divennero molto amici.

Poi, piano piano, il porcospino cominciò a capire che anche gli altri animali avevano paura come lui.
Allora imparò a tenere i suoi aculei attaccati al corpo, anche se il suo cuore batteva forte forte. E anche quando incontrava un nuovo animale, manteneva I suoi aculei attaccati così da non sembrare dieci volte più grande.
E imparò a dire: "Hai paura? Perché anche io ho molto paura. Tutto ciò che voglio è giocare. Lo vuoi anche tu?"
Cosi il piccolo porcospino divenne amico di tutti gli animali della foresta.



Un percorso di consapevolezza può aiutarti a:

-verificare come ti percepisci tu e come sei percepito
-riconoscere quali comportamenti allontanano e feriscono gli altri, per te che ti senti ferito da loro.
- a riconoscere i tuoi aculei ed usarli quando servono.

e
- a riconoscere i tuoi errori senza incastrartici a tempo indeterminato, per orgoglio ed ostinazione e semplicemente, poter dire...


Ops. Ho sbagliato disse il riccio scendendo da una spazzola.


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La limpidezza attraverso l'ascolto


E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta, come una confusione che sembra irrimediabile si trasforma in un flusso che scorre con relativa limpidezza.

Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato.


Carl Rogers
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1° dicembre: giornata mondiale contro l'Aids


Nessun superman o wonder woman



3.695  persone nel 2014 hanno scoperto di essere sieropositive, un dato costante negli ultimi tre anni.
l’infezione colpisce soprattutto i giovani fra i 25 e i 29 anni che, 8 volte su  10, si contagiano durante rapporti sessuali, perché non usano il preservativo.


71, 5 % di persone sieropositive per l’Hiv è inconsapevole della propria condizione: scoprono di essere infettate dal virus quando già hanno la malattia conclamata, cioè l’Aids vero e proprio.

Nel 2014
1,2 milioni di persone nel mondo sono morte per cause correlate all’Hiv
circa 36,9 milioni  alla fine dello scorso anno vivevano con questa infezione.
In Italia dal 1982 sono stati registrati 67.248 casi di Aids. Le persone affette da Aids o sieropositive che sono morte da allora sono 43.029.

(fonte)

Proteggi la tua vita. 

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Il personal branding per counselor

Per la prima volta i partecipanti di un mio laboratorio di Personal Branding sono stati solo counselor.

Cos'è il Personal Branding e cosa è il counselor?


Il Personal Branding è un percorso di scoperta, è chiarire a se stessi il valore che offriamo a chi ci sceglie.

Il personal branding è la tua reputazione, per cosa sei conosciuto, per cosa vieni scelto e ricordato. Pensieri, emozioni, percezioni, immagini, comportamenti, esperienze associate alla tua persona.

Il tuo brand è una promessa ai tuoi clienti ... una promessa di qualità, coerenza, competenza e affidabilità. [Jason Hartman]

E' un epiteto, cosa gli altri dicono si te.
E tu ci tieni vero a che ne dicano cose belle?
Ci tieni ad esser scelto?
Ci tieni a sapere se invece non succede come mai, cosa non vedi, cosa trascuri?

Lavorare sul personal branding è un percorso di consapevolizzazione ed  autostima, chiarezza per sé e per sviluppare una comunicazione efficace di sé.

Ciò che possiamo pensare a tavolino, come un compito da ragionare, si apre in potenzialità e forza con l'ausilio della creatività.



Rimettere insieme i pezzi, quello che abbiamo sempre saputo e quello su cui ci siamo interrogati, autorizzarci e sentire di potercela fare, fiducia e coraggio, soddisfazione della strada percorsa.




Un modo creativo e rilassante di gioia e serenità, di autorizzazione, conquista e stupore.
Posso fidarmi di me.
E se io, intimamente mi fido di me, delle mie qualità e capacità, dei miei obiettivi e della mia storia, posso ispirare fiducia in me da parte di altri, sulle mie qualità e capacità, sono capace di promettere e di essere creduto nella mia promessa.



Vedere in un modo nuovo, gustoso e divertente, nutriente e rilassante, lasciare l'autocondanna e il controllo e sperimentare tenerezza ed accettazione di sé.

Il processo del percorso di Personal Branding creativo è potente perché mette insieme il cervello destro e sinistro, della logicità e del sogno, della razionalità e dell'emozione, del pensiero lineare e del calcolo equazioni, numeri, ordine con la passione, il desiderio, suoni, gusti e sensazioni. Movimento. Colori, immaginazione. Intuizioni.

Posso desiderare, liberarmi da pesi e limitazioni, scuse.
Se voglio, come sempre.
Sono libero di vedere e non vedere, apprendere su me stesso, me stessa oppure ricercare una teoria infallibile ed unica alla quale fare appello.

Ma il fatto è che, come in azienda non esiste una strategia valida per tutti, così per la persona.
Anzi, a maggior ragione per la persona.
Ognuno è unico.
Spetta a te riconoscere in cosa lo sei.

Unicamente Desiderabile intendo ;-)





Vuoi saperne di più del Personal Branding?
Nel blog Energia Creativa puoi leggere tantissimi articoli a questo link


Grazie ad Aspic Umbria per l'ospitalità.
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Raccontarsi
Un bisogno di autostima


Il ricordare o il raccontare ci trasmettono la sensazione di “tenerci insieme”.
Un potere ricompositivo.
D. Demetrio, Raccontarsi.


Costruiamo un racconto per noi stessi, e questo è il filo che seguiamo da un giorno all'altro.
Le persone che si disintegrano come personalità sono quelli che perdono quel filo. Paul Auster

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un racconto, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Per essere noi stessi, dobbiamo avere noi stessi, possedere se necessario ripossedere, la storia del nostro vissuto. Dobbiamo ripetere noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi. L'uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé.
Oliver Sacks


Tu come riordini i tuoi ricordi, la tua vita?
Scrivere  su di se arriva un po' per caso, un po' come imperativo, secondo Duccio Demetrio*, per dare un senso a ciò che siamo stati, per trovare un filo, per poter comunicare di noi a noi, assolverci, piacerci, capirci.
La persona, raccontandosi, costruisce l’immagine di se stesso, degli altri, del mondo in cui vive.
Il racconto diventa poi narrazione e dialogo con chi ascolta e pone nuovi interrogativi e spunti di esplorazione e condivisione.


Tra gli effetti  della scrittura (Demetrio, 1999):

eterostima nel momento relazionale dell’incontro tra chi narra e chi è interessato al racconto, quando cioè il proprio racconto diventa interessante per qualcun altro.
autostima durante il processo,nel momento in cui il narratore riconosce di avere una storia significativa e degna di essere narrata.
esostima al termine degli incontri, quando al narratore vengono riproposte le sue storie, affinché, da solo o insieme a chi è al suo fianco, può precisare ed arricchire quanto detto attraverso altri linguaggi (grafici, visuali, fotografici): chi scrive si riconosce attraverso quanto realizza e produce.


Secondo la teoria dei bisogni di Maslow ognuno ha bisogno di analizzare la sua identità e trovare conferma alla propria immagine da parte degli altri significativi (genitori, gruppo dei pari, partner, colleghi); un senso  favorevole della propria identità è confermato dal riconoscimento e dall'approvazione degli altri.
Quando i bisogni di autostima (fiducia in se stessi) ed eterostima (riconoscimento, apprezzamento e rispetto meritato dagli altri) non sono soddisfatti, si possono sviluppare sentimenti di inferiorità e debolezza.


Duccio Demetrio è professore di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione all’Università degli studi-Milano-Bicocca. Ha fondato e dirige la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari(www.lua.it) e la Società di Pedagogia e Didattica della scrittura - Graphein

Raccontarsi.L’autobiografia come cura di sé, Cortina, 1996;
Il gioco della vita. Trenta proposte per il piacere di raccontarsi, A. Guerini, 1997.


La scrittura e lo storytelling fanno parte del percorso esperienziale creativo di Personal Branding: PromozionARTi © .

Un percorso di crescita, autostima e promozione nella vita professionale e personale, nella comunicazione e nella relazione.
Un percorso unico, che unisce la crescita personale alla promozione di se, alla creatività in un ambiente rilassante e non competitivo.







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