Iscriviti ai Feed C4U su Facebook Seguimi su Twitter Seguimi su Istagram Scrivimi Skype Linkedin

Pagine

Proibito non fare le cose per te stesso


Quando si parla di amore, viene spontaneo pensare prima agli altri, all'amore impossibile,  non corrisposto, o al massimo narcisistico per noi stessi, ma difficile pensare e fermarsi all'amore "sano".

Di solito noi veniamo dopo.
Dopo i figli, dopo i genitori, dopo il lavoro, dopo i compagni.
Dopo, quando c'è tempo, quando non sarò stanco/stanca.
Siamo i primi a farci fuori, a tirarci fuori, a sacrificarci.
Dimenticandoci di noi stessi.
Dimenticando che insegniamo con l'esempio, lasciando spesso che questo esempio sia "IL SACRIFICIO", con tutte le lettere maiuscole.

Poi ci stupiamo perché gli altri, per cui ci siamo sacrificati, non hanno rispetto.
Dimenticando che noi per primi, non abbiamo avuto rispetto per noi stessi, per i nostri bisogni, di ricarica, di armonia, di spazio.

Perciò vi invito a prendervi del tempo e dello spazio, del colore e dell'amore per voi stessi, sabato prossimo, 13 Febbraio, un laboratorio dove rilassarsi e ricentrarsi  con Mandala da creare o semplicemente colorare con matite, pennarelli e pastelli.
Senza bisogno di saper disegnare.

"[...] E' proibito non fare le cose per te stesso [...]
È proibito non creare la tua storia," [...]
È proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
Alfredo Cuervo Barrero


Prendi il tempo per te.
Continua...

ColoriAMO il colore alleato per il nostro benessere

Se tu potessi avere la bacchetta magica per liberarti dello stress,
la useresti?

In effetti, ce l'hai, tante, a tua disposizione, sotto forma di legnetti colorati, pronti a disegnare linee e forme piene e vuote di senso, con e senza direzione, libere e ordinate, armoniche e discordanti, per donarti riposo e sollievo, sorriso e scoperte.

Colorare è un attività che abbiamo abbandonato e recuperarla può aiutarci a ricontattare la calma, il tempo, lo spazio, il non giudizio, il divertirsi inseguendo un colore su un foglio.

Troppo facile?
A volte il nostro benessere è veramente a portata di mano, e di foglio, ma è più semplice affidarsi a cose complicate.

Secondo lo psicologo Luis Rojas Marcos  “colorare ci conforta, ci dà pace e ci rilassa – anche se per poco, ci libera dalle nostre pressioni quotidiane… Anche se colorare per un paio d’ore non elimina tutti i problemi e le preoccupazioni, ci porta altrove, al riparo dallo stress che spesso ci assale”.

Carl G. Jung è stato tra i primi psicologi a studiare per molti anni il colorare come una tecnica di rilassamento e lo ha fatto attraverso i Mandala.

Proprio gli stessi che useremo noi, oltre ovviamente alla possibilità di sperimentarsi con disegni
liberi.

Ma cos'è un mandala?

Il termine deriva dal Sanscrito e significa “cerchio”, cerchio che delimita uno spaziocentro dal quale l’energia viene emanata, un recinto sacro della personalità più intima.

Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, spontaneamente nei sogni possono apparire figure mandaliche  per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore.

Il simbolo del mandala è un’affascinante forma espressiva ed un cerchio protettivo che evita la dispersione e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall'esterno; nelle filosofie orientali il mandala è utilizzato come mezzo per la meditazione e tramite la sua costruzione, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo.

Il mandala in breve porta sia a restaurare un ordine precedente, che a creare, nel senso di dare espressione e forma a qualche cosa di nuovo e di unico.

Nel mandala personale possiamo immaginare il centro come l’uomo stesso che si purifica, trasformando le energie negative attraverso la meditazione, la presa di coscienza e la conoscenza del proprio Sé.

La pratica del mandala persegue tre scopi: centrare, guarire, crescere.
Centrare significa cogliere l’essenziale, valutare lo scopo prioritario dei valori della vita.
Per guarire, ovvero l’espellere i turbamenti, le forze perturbatrici, la malattia.
Per crescere si intende il proiettarsi verso una nuova dimensione.

Lo spazio interno del cerchio rappresenta il nostro “Io”; nel cerchio l’uomo ritrova quelle forze che ha smarrito o che non ricorda di possedere.
La forma circolare è il simbolo dal quale tutto è nato. Tramite il cerchio l’uomo può ricercare se stesso, protetto nello stesso tempo da ogni attacco esterno. Al riparo, nella tranquillità, riesce a scorgere il punto centrale, la fonte dalla quale scaturiscono tutte le energie e comprende il significato del proprio valore umano e nello stesso tempo divino.

Al centro del mandala risiede il Sé, quale entità totale e completa.

Per Jung i mandala, quali figure ordinate, sia nell’antichità che nei tempi moderni, rappresentano l’estetica e l’ordine, il bisogno ancestrale del ritrovare la dimensione spirituale, il senso mistico dell’esistere: l’uomo quale essere posto tra il cielo e la terra che anela alla sintesi tra i due mondi.
(fonte sui mandala tratta da psyche ed adattata da me).


Come useremo il Mandala nel laboratorio Cuore?



Ci saranno mandala già pronti da colorare che si adattano perfettamente a chi ha il desiderio di sperimentarsi con il colore e la meditazione attraverso di esso, oppure crearne uno che liberamente- come nelle foto in basso-, o ancora inserire un elemento nuovo in uno schema preesistente come in questo semplice disegno di lato.

Ognuno può trovare il suo modo originale di esprimersi e riempire, colorare, lasciare in bianco o coprire.

Sarà un occasione creativa alla ricerca del proprio centro, alla riscoperta dell'amore per noi stessi, e delle relazioni nella nostra vita.





«I mandala sono magici specchi del momento presente del nostro cammino: donano forme e colori alla nostra maestosa danza interiore, infinita come l’eternità, che oscilla più vicina e più lontana dal margine del cerchio, muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota che gira di nuovo» Maureen Ritchie.

Continua...

In attesa di principi e principesse.

Qual'è la domanda che ci tiene in relazioni sbagliate?
E' giusto accontentarsi, aspettare o continuare a cercare?

Uomini e donne, siamo in attesa di lui/lei, delle sue promesse, della telefonata, che torni quel lato di cui siamo innamorati, e ci ostiniamo a ingigantire, onorare, venerare per quanto piccolo e raro sia il suo comparire.
Una parte di noi ha conosciuto, sperimentato, assaggiato e ne vuole ancora.

Ma intanto aspetta, e tra una volta e l'altra c'è solitudine e malinconia, disperazione persino, incredulità del cambio inatteso e totale di chi ci sta di fronte.
No, accanto no, non c'è nessuno.
Lo vedremmo bene e ne prenderemmo atto se smettessimo di aspettare.

Così nell'attesa che il Dottor Jekyll torni, i giorni e i mesi e gli anni passano.


Ma secondo te, Paola, cambierà?
Devo aspettare ancora?
Perché io so, ho visto, è  fantastica quando c'è, stiamo benissimo insieme, e poi non capisco a un certo punto quella persona scompare sotto un mare di cattiveria, e urla o silenzi ugualmente feroci.

Noi possiamo, in parte, talvolta e solo con tanta fatica e motivazione, cambiare noi stessi.
Non possiamo attendere col cuore in mano che un altro cambi.
Perché quel cambiamento lo desideriamo noi, non l'altro.
L'altro ha dimostrato più e più volte che per noi non alza neanche il telefono, non allunga il braccio, non devia dal corso della sua idea per incontrare la nostra.

Ma ho paura, Paola, ho aspettato tanto, e magari cambia.
E io sono grande, e se poi resto solo/a.

Eccola la domanda che ci scava dentro e ci tiene al guinzaglio dell'attesa, dei whatsapp spuntati e mai risposti. Delle sospensioni dalla vita, che nell'attesa indossiamo la passività senza azione.

Deglutiamo il dolore.
Siamo già soli in questo tipo di relazioni.

Prendiamo atto che è così.
Non possiamo - per quanto amaro e straziante sia - non possiamo far altro che cambiare noi.
Cambiare la nostra risposta.

Rinunciare a credere di non poter avere alternative, che non ci sia un futuro di amore, senza accorgerci che già non esiste nel presente.
Smettiamo di sperare che l'altro torni come lo ricordavamo, o lo sognavamo noi.

Smettiamo di lasciare la speranza della nostra felicità consegnata nelle mani indifferenti o, peggio, violente di un altro.

Prendiamo la speranza, l'amore nelle nostre mani, senza dipendere e farci offendere.
Senza attendere di essere imboccati come uccellini nel nodo che non sanno volare.

Ogni volta che smetti di sperare di poter meritare e costruire un futuro d'amore, credere in te, desiderare, la tua autostima si fa sempre più piccola,  ed è forse il caso di ricostruire, rinforzare, rifocalizzare, riniziare a ...

Se non sai da dove cominciare, qualche incontro di counseling è un ottima idea.

Il 13 Febbraio puoi anche partecipare al laboratorio Cuore- dove affideremo alla meditazione creativa, ai colori e al mandala un ritorno nel respiro, nello spazio, nel centro di ognuno di noi.
Facciamo crescere l'amore dentro.


Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore quello vero, no.
L’amore lo senti immediato, non ha tempo.

É dire “ti sento”.

Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio.
Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano.
Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.

Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.


Erri De Luca



Continua...

Come stai nella tua coppia?

Amore senza spazio e senza fiato.

Il fotografo Hauruhiko Kawaguchi esprime un concetto comprimendo persone - consenzienti- ad entrare in una busta di plastica a cui viene tolta l'aria il tempo dello scatto.

Vedere queste foto mi ha fatto pensare alle fasi dell'evoluzione della coppia.

Complice le favole, la tv e i film, tanti tantissimi credono che l'amore debba essere tu ed io sempre insieme, senza spazio per gli amici, per i genitori, per lo sport.

Anche i fratelli sono “nemici”, i figli, peggio ancora se da precedenti compagne/i.
Ma questo tipo di amore è possibile per un periodo, poi DEVE evolvere.

Un amore che smette di evolversi, si incarta e si accartoccia.
Le persone sono due, e non possono pretendere di diventare uno per sempre.

Tanti riescono nell'intento, a far credere che così è giusto, che se mi ami davvero smetteresti di fare tutto il resto, avresti più voglia di stare con me, avresti anzi solo voglia di stare con me.

Le persone smettono di essere due, una decide per l’altro e l’altro a volte se ne accorge e gli sta bene così. Altre volte lo nega a se stesso e agli altri, e sparisce per il mondo, rinchiudendosi e lasciandosi rinchiudere con il suo lui/la sua lei.

La fase simbiotica, può durare da 6 mesi ad un massimo 2 anni, riveste una funzione importante nella vita di una coppia perché consente la creazione di un legame di base.

Poi l’evoluzione vorrebbe la differenziazione, in cui comincio a scoprire ed accettare, che siamo DUE persone, non vedo più l'altro come perfetto.
C'è rabbia e sofferenza, perché si scopre che è così, ci sono lati negativi, e non ci sentiamo più uniti in un unico.
Dopo l'illusione, arriva la delusione.
Questa fase allarma, perché si pensa che allora l'amore è finito, sentiamo che qualcosa è cambiato, potrebbe non esserci più la passione e l'ardore, il desiderio- anche di vicinanza- della fase precedente.

Uno dei due potrebbe non voler accettare proprio l'essere diversi da come aveva immaginato e da come vuole stare nel rapporto.
 Alla dipendenza, segue un desiderio di indipendenza:
è' tempo di sperimentare, come un bambino fa a un anno, un anno e mezzo per svincolarsi dal rapporto con la mamma, conoscere, scoprire.
Questa fase tanto fondamentale nel bambino, lo è anche nella coppia.

Ognuno trova il suo modo: lavoro, amicizie, passioni, nuove attività, fuori del rapporto a due.

Immaginate che uno evolve e l'altro no.
Uno comincerà a lamentarsi di vedere l'altro distaccato, e l'altro si sentirà costretto, frustrato, senza respiro. Uno si sentirà abbandonato e deluso, arrabbiato e, magari senza accorgersene, mette in atto una serie di comportamenti che rendono l'altro ancora più sfuggente e desideroso di spazio.

I conflitti si acuiscono, perciò imparare a gestire il conflitto in modo sano, vuol dire investire nel futuro del rapporto.

E' possibile che a questo punto della tua vita hai notato come si ripetono le tue relazioni, dove si interrompono e perché.

E' evidente che il motivo non sono solo sempre gli altri che spariscono, ma anche noi che pretendiamo davvero di togliergli l'aria e le chiavi di macchina, moto e ufficio.

Telefonate continue; più che saluti, controlli sulla proprietà.

Perciò succede che chi ha visto ripetersi questi scenari nella vita propria, o anche in quella di amici o genitori, in un rapporto faccia fatica ad entrarci.

Uno accelera troppo e vuole subito la simbiosi dopo la prima uscita, o vuole ancora la simbiosi dopo un anno, allora ci si stacca.

L'alternativa al distacco è consentire l'evolversi di ciò che viviamo come distacco- ma se lo consentiamo, questo andare e tornare, sperimentare un innocente cena con altri, favorire, incentivare e desiderare, essere felici che il nostro partner abbia il proprio mondo di interessi, la partita con gli amici, la scuola di pittura o di cucina.
Non mettere il muso di fare cose separati ma salutarle con gioia, sapendo che proprio consentendo di fare altro, la coppia riprende aria nuova, come quando si aprono le finestre la mattina.
Nuova aria che circola, cose da raccontarsi e condividere, di nuovo.

E' vero, il rischio del tradimento e del definitivo allontanamento c'è.
Ma non è impedendo  la differenziazione che annulliamo il rischio della fine del rapporto.

Ancora una volta il paragone è come per il bambino che, dopo aver fatto esperienza del mondo e  di se stesso in esso, ritorna dalla mamma, anche la coppia fa qualcosa di simile.
Devo poter andare, prima di poter tornare.

Se questo è possibile, potremmo entrare nella fase del riavvicinamento, in cui alcune volte possiamo ancora sentire bisogno di essere rassicurati, altri meno.  Ci si accetta a vicenda, per quelli che si è. Se ci siamo conosciuti ed apprezzati come singoli, possiamo di nuovo essere vicini, non come metà, ma come individui interi che si scelgono.

Interdipendenza.
Abbiamo scoperto di potercela dare a stare da soli, ci cerchiamo per scelta, non per bisogno.
Perché insieme a te sto meglio. Amo me e amo te.
Siamo consapevoli di noi stessi e dell'altro, c'è sostegno reciproco ed armonia.
Abbiamo imparato a gestire i conflitti e riscopriamo desideri comuni e progetti.


Potresti avere bisogno di un sostegno di un esperto quando le fasi tra voi due non combaciano, quando ti accorgi di farti trascinare in situazioni che non desideri,  quando lasci guidare l'altro senza scoprire e saper affermare i tuoi desideri.
Quando ti lasci chiudere nel sottovuoto dell'amore.

Potresti voler cercare occasioni per conoscerti e stimarti, per differenziarti in un ambiente sicuro.

Oltre agli incontri individuali, anche i laboratori creativi sono un ottima scelta per migliorare il rapporto con noi stessi e nella nostra coppia.

Il 13 Febbraio prenditi il tempo per te stesso, te stessa. Laboratorio Cuore.

Mandala e disegno libero con gessetti, pennarelli, glitter e matite colorate.
Uno spazio protetto, non giudicante, dove sperimentare, attraverso il colore, relax, benessere, autoconsapevolezza.
Si rilascia attestato di partecipazione.





Leggi anche:




Continua...

Emozioni a comando

Le emozioni a volte arrivano e ci scompigliano tutto, in una galleria di vento troppo freddo e imprevisto.
Abbiamo altre possibilità oltre a farci travolgere?

La mia proposta, che faccio anche a me stessa quando mi sento guidata da qualcosa che non ho deciso e sembra fuori totalmente dal mio controllo, è scegliere.

Volontariamente, guardiamo l'emozione che arriva, diamole un nome, e poi lasciamola andare.
A comando, il nostro.

Come stessimo giocando a palla, arriva la tristezza e la lasciamo cadere, senza farla prigioniera.

Senza stringerla al corpo come se qualcuno volesse rubarla.

Semplicemente, osserviamo questa palla (!) di tristezza che arriva e lasciamola cadere.

Guardiamola senza fissarci su di lei, e lasciamola andare per prepararci alla presa del prossimo lancio.

Se restiamo occupati a guardare in basso, non vediamo se e quando arriva qualcun altro a giocare con noi e distoglierci da quel baratro di rimuginio, rabbia, colpa o qualunque altra emozione stia guidando al posto nostro.



Non si tratta di rinnegare ciò che si prova, o di fingere, ma è un modo per passare oltre, per smettere di soffrire, anche se per pochi istanti, che con la pratica diventano minuti e poi ore...


Anche Wayne Dyer in "C'è una soluzione spirituale a ogni problema", edito da Corbaccio, propone proprio questo: dare un tempo al dolore, decidere fino a quando.
(Tuttavia è uno dei pochi spunti che ho preso da questa lettura, ahimè, deludente rispetto a "Le vostre zone erronee" di cui ho parlato qui)


Ne abbiamo parlato, di dare un tempo al dolore,  e ci siamo confrontati, per prendere fiato quando è troppo quello che arriva.

Un altro esempio che ho letto in un libro di tipo diverso, di Chiara Gamberale, Per dieci minuti, edito da Feltrinelli.
La protagonista si affligge per un amore finito, e la sua psi le consiglia di fare una cosa nuova ogni giorno per dieci minuti.

Darsi il tempo, per ascoltarsi e per ascoltare anche il nuovo farsi strada, dentro di noi.





Continua...

La creatività come fonte interiore di risposte e di rinnovamento

Ti capita mai di sentire che non riesci a raggiungere ciò che vuoi?
Che tutto è sempre uguale, tu sei sempre uguale?

Stessi errori, stesse cadute.

I punti saldi scivolano e tu con loro.

Allora ti trovi in conflitto tra desiderio di cambiare e lasciare il resto uguale.


Tra lottare o lasciarsi andare davanti a quello che vorremmo diverso, e non ci sembra di riuscire a cambiare, nonostante impegno e fatica.

Poi l'ascolto interiore si arricchisce di nuove immagini e parole, le esperienze degli altri, il possibile accanto all'impossibile, avere chiaro a tratti di avere nuove possibilità ogni giorno.

Di rinascere, risvegliarsi e poter ripetere e poter cambiare.

Sentire dentro il significato di quelle frasi belle che restano solitamente parole, si trasformano davvero e prendono forma di poter scegliere almeno quello che ci accade dentro.

Scelgo il pensiero con cui svegliarmi, rimando quelli automatici di sempre, le cose da fare, alzati che è tardi, ho una giornata complicata davanti.

Rimando questi pensieri e mi scelgo uno bello, che desidero, la luce che entra dalla finestra, il piumone caldo,  ascolto il mio respiro e mi prendo il tempo di sentire che c'è e con lui, io.


Comincio qualcosa di nuovo ogni giorno, piccolo, ma mi aiuta a costruire una nuova abitudine, da sostituire a quelle vecchie ed automatiche.

Mi affido al sole che c'è fuori e lascio affiorare il pensiero positivo dentro.



Utilizzo la metafora, la visualizzazione e i colori, li seguo per trovare il mio senso, per far essere e vivere le mie passioni.

Questo processo che ho creato per me, la pittura emozionale l'ho chiamata quando l'ho scoperta come strumento potente di contatto interiore, è a disposizione di chiunque voglia ascoltarsi e seguirsi.
Riscoprirsi, ricominciare da capo o scegliere da cosa cominciare, mettere ordine.

Entrare nel flusso dei colori anziché dei pensieri, sovrapporre gli uni agli altri e trovare ogni volta, sorprendentemente, nuove soluzioni, o se proprio la soluzione non c'è,  riuscire a sperimentare comunque una pace interiore, un senso di fiducia e di potere.


Vuoi unirti al prossimo viaggio nel sole e nei colori?

Sabato 23 (evento su FB)









se c'è un segreto è...

fare tutto
Come se
Fare tutto
Come se
Vedessi solo il sole
E non

Qualcosa che non c'è
Continua...

I laboratori dei prossimi mesi

Si può sperimentare piacere, significato, trovare una soluzione ad un problema, sentirsi parte, sentirsi flusso "semplicemente" dipingendo?


La risposta è SI.
Un si grande quanto un mondo interiore in continuo cambiamento, veloce o più lento di quanto accade all'esterno di noi stessi.
Dentro di noi scendiamo a trovare il segno, il disegno, il colore e l'esclamazione che illumina una strada, o anche solo un pomeriggio di pausa.

Era il 1999 quando mi sono affidata al potere della pittura con i miei quadri, e da allora molti altri si sono affidati a me per ripercorrere quel processo di fluidità, scoperta e liberazione.

Perciò puoi capire che i miei laboratori non sono delle lezioni di pittura.

Sono esplorazioni, dei momenti di scoperta, un modo piacevole per lasciare i giudizi, le paure e abbandonarsi al divertimento, alle linee, ai cerchi, ai blue, ai rossi.

L'obiettivo non è il prodotto finale - ma sperimentare il momento, ascoltare il proprio fluire e lasciarlo scorrere attraverso le dita.

Per un pomeriggio all'insegna del relax, benessere e portare a casa anche una tua creazione.

Segna in agenda... le date e le novità su energiacreativa.org



Tutti i laboratori si svolgono a Roma Eur -  sono a numero chiuso e non richiedono nessuna precedente capacità artistica.

Tutte le informazioni sul prossimo laboratorio di Sabato 23 Gennaio ( evento su FB )

In questo tipo di laboratori NON ci sono:
 giudizi di valore, interpretazioni su significati, critiche.

Ogni partecipante sarà aiutato a comprendere e, se lo desidera, a condividere, il suo personale significato di quella creazione, del processo creativo, del laboratorio nel suo percorso di vita.
Continua...

Se la vita fosse una partita di tennis

Com'è il tuo rapporto con il potere?

No, non quello degli altri, ma quello della tua vita.
Possiamo stare a guardare, possiamo scipparlo dalle mani degli altri. Possiamo rinviare, incolpare.
Lamentarci.
Non agire mai.



Adoro questa opera di Tom Mosser perché mi fa pensare vita come una metafora del tennis.
C'è chi resta tutto il tempo a raccattare le palle, chi non torna mai al centro del campo e si perde quelle degli angoli.


Chi colpisce floscio, chi liscia la palla, chi si siede atterra arrabbiato, prostrato, senza fiducia e speranza di potercela fare.
Chi nasconde le palle degli altri per non farli giocare.

Chi corre troppo e non si ferma in tempo, che sulla palla ci devi arrivare nel momento giusto, prendere lo slancio necessario, aprire prima il braccio e poi, solo dopo, richiudere.


Tutte queste azioni diventano automatiche con l'esercizio, con l'allenamento.

Nella vita ci alleniamo a sufficienza per colpire le palle quando è il tempo?

Per prenotare un campo da gioco, un concerto o uno spettacolo a teatro?

La vita ci richiede attenzione continua, essere informati, scegliere e poi colpire.
Poi, certo, se arriviamo in ritardo ad uno spettacolo e non ci fanno entrare possiamo iniziare ad urlare e disturbare così tutti quanti gli altri, che sono arrivati in tempo.
Perché non è giusto, no? Che loro si godono lo spettacolo e noi restiamo fuori.


Recuperare la propria responsabilità, la propria autonomia in ciò che ci accade, smettere di dare la colpa agli altri, smettere di essere prepotenti o svuotati di forza sempre, tanto da dover rinunciare a tutto, anche quel poco che ci darebbe gioia.

Se ti riconosci in queste situazioni, se arrivi presto o tardi, non agisci, non sei creativo, ti trovi impantanato in situazioni che ti pare di non aver cercato, puoi - ma agendo- fare un percorso di crescita personale.

Oppure, sempre agendo, puoi venire sabato 23 Gennaio ( evento su FB ) a rilassarti in una meditazione guidata nel giallo splendente del tuo sole personale,  e cominciare a risplendere con i colori sui fogli e vedere cosa cambia poi nella tua vita.

Prendi una decisione, di azione non di procrastinazione.
Fai un passo per rafforzare la tua volontà e la tua autostima.

Continua...

bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all'ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.


Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, pp. 13-14
Continua...

Babbo Natale è dentro di noi

In questo periodo si leggono tanti articoli sullo spirito del Natale e su chi quello spirito lo fugge, del perché per alcuni il Natale è tristezza, consigli utili e strampalati.



Ne ho parlato in questo blog negli anni scorsi [quiqui  e qui], e dunque aggiungo quello che mi sembra nuovo.

Cioè, ho letto da qualche parte, che il Natale che ci portiamo dentro è quello che riciccia ogni Natale, come le palle conservate e gli alberi ecologici tutti ammaccati dalle scatole.

Non cambia quella sensazione che abbiamo conosciuto.

Se è stata brutta, lo resta.
Il passato non può essere cambiato, le lucette rotte vanno cambiate coi led, prima che tutta casa prenda fuoco in quel voler insistere per forza a far funzionare tutto e usare, senza buttare mai.




Io annaspo tra i giorni di Natale, come a trattenere il fiato, come davanti ad discesa ripida e ghiacciata con gli sci, come voler mettere gli occhiali da sole per troppa luce, cercare di saltare senza pensare, contare alla rovescia sì, ma i giorni che mancano alla fine.


E' una lotta interiore continua, tra i "dovresti essere felice" e i "chi è che lo dice",
tra accettare i ricordi che non sbiadiscono mai e pregare di averne di nuovi e positivi da sostituire ed affiancare a quelli brutti, così da raddrizzare l'albero.

Accogliere me stessa nella libertà di potermi sottrarre ad un invito e accettare di concedermi una possibilità ancora, mentre costruisco timidamente nuove tradizioni.

Come le foto con Gugu, da quando è nata ad oggi.




Cerco di fare quello che desidero, mentre la lotta interiore non si azzittisce, anzi a spesso canta Jingle bell ad alta voce.
Manda anche wup vocali così.

E' bello ridere e far ridere - anche di me stessa e anche a Natale, e quello mi viene bene.




Cambio punto di vista, e Babbo Natale lo cerco dentro, magari proprio come quell'altro che non conosciamo o riconosciamo dentro di noi. Quello che non crediamo neanche esista.

Potrebbe essere un surfista, tra le onde della vita. che ci porta doni e movimento, cadute e risalite, velocità e divertimento.



Invece di pensare ai giorni che verranno, guardo indietro e faccio il bilancio dei doni che ho avuto quest'anno.

Durante tutto l'anno.


E di questo ringrazio, chi mi è stato vicino, chi è diventato mio amico, chi lo è da tanto, le scuole e gli allievi, i partecipanti ai corsi, i clienti che hanno salutato con affetto e riconoscenza del lavoro fatto insieme.
Ringrazio la salute che è tornata, lasciandomi di nuovo sentire com'è meraviglioso sentirmi non ancora forte ma non più debole.

Accorgermi che le mie gambe sono ferme e spedite, forti e affidabili mentre cammino per strada.

Grazie Babbo Natale.
Quello dentro di me e dentro di te che stai leggendo.
Continua...

Bivi

Ci sono momenti nella vita quando ci troviamo ad un bivio, spaventati, confusi, senza una mappa.

Le scelte che facciamo in quei momenti possono definire il resto dei nostri giorni.

Ovviamente se ci confrontiamo con  l'ignoto, la maggior parte di noi preferisce voltarsi e tornare indietro.


There are moments in our lives when we find ourselves at a crossroad, afraid, confused, without a roadmap.
The choices we make in those moments can define the rest of our days.
Of course when faced with the unknown, most of us prefer to turn around and go back.

Lucas Scott, One Tree Hill


Davanti ai bivi, belli e brutti  c'è una possibilità diversa dal tornare indietro.
Una possibilità divertente e sorprendente, nelle forme e nelle scoperte.

Davanti a nuovi inizi, a propositi e cambiamenti.

Da Gennaio ricominciamo a creare, chiarire, mettere colore e passione, scoprire emozioni e relazioni, bussole interiori.


Ti aspetto nel nuovo anno a meditare e mettere colore tra le tue dita e nella tua vita.
A mettere ordine e disordine, trovare le tue risposte, giocare e scoprire.

La meditazione creativa sarà il mezzo di contatto costante, ed ogni incontro avremo uno strumento diverso.
Se ti piace la pittura emozionale, vieni a Sole, Albero e Mare.
Se preferisci sperimentare il collage multimaterico, il disegno segna in agenda le altre date.
L'appuntamento con te è davvero importante.
Immancabile.



23 1 Sole
13 2 Cuore
12 3 Luna e stelle
2 4 L'albero della vita
30 4 Vulcanic
21 5 Infiore
11 6 Mare, porti ed ancore



Il mio metodo -sviluppato attraverso la ricerca personale e sperimentato negli anni da partecipanti di ogni provenienza:

Genitori, insegnanti, educatori, manager, responsabili di settori risorse umane, counselor, operatori d’aiuto, medici, infermieri, logopedisti, artisti che hanno perso l’ispirazione e persone che vogliono scoprire il loro lato artistico.



Per esprimere emozioni, cambiamenti e nuove direzioni.
Per rilassarti e esprimerti creativamente nel benessere sensuale della pittura.
Per scoprire i propri colori senza giudizi, nel flusso dell’ascolto interiore.


Perché partecipare
Un tempo da dedicare a te stesso, a te stessa, di ascolto, accoglienza, ricarica.
Un modo nuovo e morbido per lasciare lo stress.
Un luogo di creazione e benessere dove respirare, riposare, scoprire nuove potenzialità.


I Laboratori di Pittura Emozionale 23 Gennaio-2 Marzo-11 Giugno

Come funzionano
Non una lezione di pittura, ma un esperienza di liberazione, di incontro con se stessi, di sperimentazione del colore, a mani nude o con i pennelli.
Un piacevole rilassamento ti guiderà alla scoperta delle tue immagini, suoni ed emozioni, preparandoti per l’esplorazione creativa.

Non è richiesto alcun tipo di esperienza precedente, né di saper dipingere o disegnare.  

Attestato di partecipazione.

Cosa NON ci sarà
 Lezione di pittura; Giudizi, critiche, interpretazioni sui lavori o sulle persone

Continua...

Il porcospino e la tartaruga

C'era una volta un piccolo porcospino. Era un animale molto strano, perché pur avendo un corpo assai piccolo, era coperto dalla testa ai piedi da lunghi aculei minacciosi, che facevano apparire il suo piccolo corpo molto più grande. Ciò gli era utile perché quando si allontanava dalla tana, gli altri animali, più grandi e più forti di lui, lo evitavano con cura.
Questo poteva essere abbastanza divertente, ma era anche un po' triste, poiché si sentiva solo, e non conosceva altri porcospino.
Così passava molto tempo in solitudine, e quando camminava gli pareva che gli altri animali avessero paura di lui. Ciò gli sembrava molto strano perché era lui ad aver paura di loro.
In effetti succedeva che quando sentiva un improvviso rumore o quando qualcuno gli si avvicinava, senza che lui se ne accorgesse, tutti gli aculei del suo corpo si sollevavano spontaneamente e lui sembrava dieci volte più grande. Così gli altri animali si allontanavano. Talvolta gli dicevano: "perché sei tanto arrabbiato con noi?"
Ed il piccolo porcospino era perplesso perché lui non lo era per niente. Era solo spaventato.
Aveva anche notato che talvolta, quando qualcuno gli si avvicinava troppo, i suoi aculei pungevano. Cosi essi scappavano via strillando e piangendo, mentre lui non aveva fatto altro che starsene fermo. Gli altri animali lo accusavano di usare i suoi aculei contro di loro. Ma non era vero. Ma tutto ciò confondeva il piccolo porcospino.
I giorni passavano e lui si sentiva confuso, solo ed annoiato perché non trovava cose interessanti che potesse fare da solo.
Un giorno, mentre passeggiava nella foresta solo soletto, incontra una enorme tartaruga. Il piccolo porcospino si fermò, la guardò e disse: "sei proprio strana". E sollevò tutti i suoi aculei perché aveva molta paura.
 La tartaruga disse: "E' propria divertente, tu puoi farti 10 volte più grande, mentre lo posso solo ritirare la mia testa e i miei piedi e farmi più piccola".
"Oh, disse il porcospino, fammi vedere!" Così la tartaruga tirò dentro la testa e le zampe e diventò molta più piccola, non solo, ora assomigliava talmente alle pietre e alle rocce che erano attorno che il porcospino dovette guardare molto da vicino per vedere dove fosse la tartaruga.
Il porcospino disse: "Oh, mi piacerebbe tanto far rientrare la mia testa e le mie zampe e farmi come una pietra", ma la tartaruga fece capolino e disse:
"Oh, mi piacerebbe potermi rendere 10 volte più grande, ed avere quell'aspetto così fiero e minaccioso con tutti quegli aculei, invece di dovermi ritirare dentro ed essere come una pietra.
E' buio qui e molto noioso". "Bé, disse il porcospino, anche io sono molto annoiato dal mio rendermi così grande, e tutti gli altri animali mi evitano".
"E" molto strano disse la tartaruga, lo non voglio evitarti perché gli altri ti evitano?" "Beh, disse li porcospino, se si avvicinano vengono feriti". "Io posso venirti vicino", e lo fece.
Allora Il piccolo porcospino cominciò ad agitarsi, perché nessuno mai gli si era avvicinato tanto.
 E la tartaruga disse: "vedi ti posso anche toccare" e lo fece.
 Il porcospino disse: "Non farlo, nessuno mi ha mai toccato prima".
Ma la tartaruga disse: "lo posso toccarti".
E il porcospino disse:'' Così tu puoi e i miei aculei non ti pungono!" "Oh no, disse la tartaruga, perché io ho questa meravigliosa corazza: tu hai gli aculei ed io ho Il mio guscio e questi ci proteggono perché dentro noi siamo fragili, delicati e spaventati".
E il piccolo porcospino cominciò a ridere perché aveva trovato un amico che capiva esattamente ciò egli provava perché la tartaruga non aveva paura di lui.
E così divennero molto amici.
Poi, piano piano, il porcospino cominciò a capire che anche gli altri animali avevano paura come lui.
Allora imparò a tenere i suoi aculei attaccati al corpo, anche se il suo cuore batteva forte forte. E anche quando incontrava un nuovo animale, manteneva I suoi aculei attaccati così da non sembrare dieci volte più grande.
E imparò a dire: "Hai paura? Perché anche io ho molto paura. Tutto ciò che voglio è giocare. Lo vuoi anche tu?"
Cosi il piccolo porcospino divenne amico di tutti gli animali della foresta.



Un percorso di consapevolezza può aiutarti a:

-verificare come ti percepisci tu e come sei percepito
-riconoscere quali comportamenti allontanano e feriscono gli altri, per te che ti senti ferito da loro.
- a riconoscere i tuoi aculei ed usarli quando servono.

e
- a riconoscere i tuoi errori senza incastrartici a tempo indeterminato, per orgoglio ed ostinazione e semplicemente, poter dire...


Ops. Ho sbagliato disse il riccio scendendo da una spazzola.


Continua...

La limpidezza attraverso l'ascolto


E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta, come una confusione che sembra irrimediabile si trasforma in un flusso che scorre con relativa limpidezza.

Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato.


Carl Rogers
Continua...

1° dicembre: giornata mondiale contro l'Aids


Nessun superman o wonder woman



3.695  persone nel 2014 hanno scoperto di essere sieropositive, un dato costante negli ultimi tre anni.
l’infezione colpisce soprattutto i giovani fra i 25 e i 29 anni che, 8 volte su  10, si contagiano durante rapporti sessuali, perché non usano il preservativo.


71, 5 % di persone sieropositive per l’Hiv è inconsapevole della propria condizione: scoprono di essere infettate dal virus quando già hanno la malattia conclamata, cioè l’Aids vero e proprio.

Nel 2014
1,2 milioni di persone nel mondo sono morte per cause correlate all’Hiv
circa 36,9 milioni  alla fine dello scorso anno vivevano con questa infezione.
In Italia dal 1982 sono stati registrati 67.248 casi di Aids. Le persone affette da Aids o sieropositive che sono morte da allora sono 43.029.

(fonte)

Proteggi la tua vita. 

Continua...

Il personal branding per counselor

Per la prima volta i partecipanti di un mio laboratorio di Personal Branding sono stati solo counselor.

Cos'è il Personal Branding e cosa è il counselor?


Il Personal Branding è un percorso di scoperta, è chiarire a se stessi il valore che offriamo a chi ci sceglie.

Il personal branding è la tua reputazione, per cosa sei conosciuto, per cosa vieni scelto e ricordato. Pensieri, emozioni, percezioni, immagini, comportamenti, esperienze associate alla tua persona.

Il tuo brand è una promessa ai tuoi clienti ... una promessa di qualità, coerenza, competenza e affidabilità. [Jason Hartman]

E' un epiteto, cosa gli altri dicono si te.
E tu ci tieni vero a che ne dicano cose belle?
Ci tieni ad esser scelto?
Ci tieni a sapere se invece non succede come mai, cosa non vedi, cosa trascuri?

Lavorare sul personal branding è un percorso di consapevolizzazione ed  autostima, chiarezza per sé e per sviluppare una comunicazione efficace di sé.

Ciò che possiamo pensare a tavolino, come un compito da ragionare, si apre in potenzialità e forza con l'ausilio della creatività.



Rimettere insieme i pezzi, quello che abbiamo sempre saputo e quello su cui ci siamo interrogati, autorizzarci e sentire di potercela fare, fiducia e coraggio, soddisfazione della strada percorsa.




Un modo creativo e rilassante di gioia e serenità, di autorizzazione, conquista e stupore.
Posso fidarmi di me.
E se io, intimamente mi fido di me, delle mie qualità e capacità, dei miei obiettivi e della mia storia, posso ispirare fiducia in me da parte di altri, sulle mie qualità e capacità, sono capace di promettere e di essere creduto nella mia promessa.



Vedere in un modo nuovo, gustoso e divertente, nutriente e rilassante, lasciare l'autocondanna e il controllo e sperimentare tenerezza ed accettazione di sé.

Il processo del percorso di Personal Branding creativo è potente perché mette insieme il cervello destro e sinistro, della logicità e del sogno, della razionalità e dell'emozione, del pensiero lineare e del calcolo equazioni, numeri, ordine con la passione, il desiderio, suoni, gusti e sensazioni. Movimento. Colori, immaginazione. Intuizioni.

Posso desiderare, liberarmi da pesi e limitazioni, scuse.
Se voglio, come sempre.
Sono libero di vedere e non vedere, apprendere su me stesso, me stessa oppure ricercare una teoria infallibile ed unica alla quale fare appello.

Ma il fatto è che, come in azienda non esiste una strategia valida per tutti, così per la persona.
Anzi, a maggior ragione per la persona.
Ognuno è unico.
Spetta a te riconoscere in cosa lo sei.

Unicamente Desiderabile intendo ;-)





Vuoi saperne di più del Personal Branding?
Nel blog Energia Creativa puoi leggere tantissimi articoli a questo link


Grazie ad Aspic Umbria per l'ospitalità.
Continua...

Raccontarsi
Un bisogno di autostima


Il ricordare o il raccontare ci trasmettono la sensazione di “tenerci insieme”.
Un potere ricompositivo.
D. Demetrio, Raccontarsi.


Costruiamo un racconto per noi stessi, e questo è il filo che seguiamo da un giorno all'altro.
Le persone che si disintegrano come personalità sono quelli che perdono quel filo. Paul Auster

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un racconto, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità. Per essere noi stessi, dobbiamo avere noi stessi, possedere se necessario ripossedere, la storia del nostro vissuto. Dobbiamo ripetere noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi. L'uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua identità, il suo sé.
Oliver Sacks


Tu come riordini i tuoi ricordi, la tua vita?
Scrivere  su di se arriva un po' per caso, un po' come imperativo, secondo Duccio Demetrio*, per dare un senso a ciò che siamo stati, per trovare un filo, per poter comunicare di noi a noi, assolverci, piacerci, capirci.
La persona, raccontandosi, costruisce l’immagine di se stesso, degli altri, del mondo in cui vive.
Il racconto diventa poi narrazione e dialogo con chi ascolta e pone nuovi interrogativi e spunti di esplorazione e condivisione.


Tra gli effetti  della scrittura (Demetrio, 1999):

eterostima nel momento relazionale dell’incontro tra chi narra e chi è interessato al racconto, quando cioè il proprio racconto diventa interessante per qualcun altro.
autostima durante il processo,nel momento in cui il narratore riconosce di avere una storia significativa e degna di essere narrata.
esostima al termine degli incontri, quando al narratore vengono riproposte le sue storie, affinché, da solo o insieme a chi è al suo fianco, può precisare ed arricchire quanto detto attraverso altri linguaggi (grafici, visuali, fotografici): chi scrive si riconosce attraverso quanto realizza e produce.


Secondo la teoria dei bisogni di Maslow ognuno ha bisogno di analizzare la sua identità e trovare conferma alla propria immagine da parte degli altri significativi (genitori, gruppo dei pari, partner, colleghi); un senso  favorevole della propria identità è confermato dal riconoscimento e dall'approvazione degli altri.
Quando i bisogni di autostima (fiducia in se stessi) ed eterostima (riconoscimento, apprezzamento e rispetto meritato dagli altri) non sono soddisfatti, si possono sviluppare sentimenti di inferiorità e debolezza.


Duccio Demetrio è professore di Filosofia dell’educazione e di Teorie e pratiche della narrazione all’Università degli studi-Milano-Bicocca. Ha fondato e dirige la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari(www.lua.it) e la Società di Pedagogia e Didattica della scrittura - Graphein

Raccontarsi.L’autobiografia come cura di sé, Cortina, 1996;
Il gioco della vita. Trenta proposte per il piacere di raccontarsi, A. Guerini, 1997.


La scrittura e lo storytelling fanno parte del percorso esperienziale creativo di Personal Branding: PromozionARTi © .

Un percorso di crescita, autostima e promozione nella vita professionale e personale, nella comunicazione e nella relazione.
Un percorso unico, che unisce la crescita personale alla promozione di se, alla creatività in un ambiente rilassante e non competitivo.







Continua...

Trovare il proprio posto nella propria vita

Ad un certo punto della nostra vita, o più volte invero, ci fermiamo a chiederci se siamo lì dove pensavamo di essere, se stiamo raggiungendo i risultati che avevamo creduto buoni per noi.

Dimentichiamo tuttavia che a volte quegli obiettivi li abbiamo desiderati tanto tempo fa, quando ancora non avevamo sperimentato cose, passioni, scoperto talenti, e soprattutto scoperto e sperimentato noi stessi.

Ci troviamo a continuare a rincorrere un sogno senza chiederci se quel sogno, oggi, lo vogliamo davvero.

Se siamo diventati altro, e quel divenire urge di essere inseguito.
Non più ciò che credevamo di volere allora, ma ciò che stiamo scoprendo di essere adesso.
Può spaventare, e tanto, specie per chi ha investito tempo e risorse e studi ed emozioni per una strada che non è più la nostra.

Può spaventare trovarsi diversi da ciò che si è sempre rincorso, ma che senso ha continuare a correre se ora ci piace invece rallentare, guardarci intorno, annusare i fiori, godere una vita riempiendola giorno per giorno di musica nuova.
Come se andassimo in giro vestite da Barbie Principessa o da supereroi perché da bambini volevamo assomigliare a loro.
Riscopriamo ciò che ci piace, senza dirci cosa dovrebbe piacerci invece.

Farsi aiutare nella scoperta aiuta.
A non girarsi indietro e correre via lontano, a non tradirsi e a non sprecarsi.


Poi ho trovato questa poesia, e queste due righe lo dicono meglio.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.



Oche selvatiche

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per cento miglia nel deserto, pentendoti.
Devi solo lasciare che il tenero animale del tuo corpo
ami ciò che ama.
Raccontami della disperazione, la tua, ed io ti racconterò la mia.
Nel frattempo il mondo va avanti.
Nel frattempo il sole e i limpidi sassolini di pioggia
si stanno muovendo attraverso il paesaggio,
sulle praterie e gli alberi alti,
le montagne e i fiumi.
Nel frattempo le oche selvatiche, in alto nell’aria limpida e blu,
stanno di nuovo facendo rotta verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, forte e appassionatamente –
più e più volte annunciando il tuo posto
nella famiglia delle cose.

 Wild geese

You do not have to be good.
You do not have to walk on your knees
for a hundred miles through the desert, repenting.
You only have to let the soft animal of your body
love what it loves.
Tell me about despair, yours, and I will tell you mine.
Meanwhile the world goes on.
Meanwhile the sun and the clear pebbles of the rain
are moving across the landscapes,
over the prairies and the deep trees,
the mountains and the rivers.
Meanwhile the wild geese, high in the clean blue air,
are heading home again.
Whoever you are, no matter how lonely,
the world offers itself to your imagination,
calls to you like the wild geese, harsh and exciting–
over and over announcing your place
in the family of things.
.
Mary Oliver (1935)
Continua...

Cercando il significato della vita

E' un uomo stanco, del lavoro che fa da quarant'anni, e ne ha solo 47.
Pensavo fosse roba così antica, dei figli che andavano a lavorare con i genitori, invece ne ho uno davanti a me, che non ce la fa più, mi dice.

Sono stanco di questo tutto sempre uguale, senza senso.
Immagino la stanchezza e la delusione, la fiducia nel rivelarmi questa confidenza nella certezza di essere accolto nel suo sentire.


Per noi che di queste domande ce le facciamo di continuo,  per me che il senso lo trovo nell'arte, nelle mani e parole che accarezzano, oggi rispondo così.




O me, O vita, domande come queste mi perseguitano.
D'infiniti cortei d'infedeli, città gremite di stolti,
Io che sempre rimprovero me stesso (perché chi più stolto di me, chi più di me infedele?)
D'occhi che invano anelano la luce, scopi meschini, lotta rinnovata ognora,
Degli scarsi risultati di tutto, le squallide folle laboriose che vedo intorno a me,
Degli anni inutili e vacqui degli altri, e io che m'intreccio con gli altri,
La domanda, ahimè, che così triste mi persegue - che v'è di buono in tutto questo, o
Vita, O me?

RISPOSTA

Che tu sei qui - che la vita esiste e l'identità,
Che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuirvi con un tuo verso.





O Me! O Life!
Oh me! Oh life! of the questions of these recurring,
Of the endless trains of the faithless, of cities fill’d with the foolish,
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light, of the objects mean, of the struggle ever renew’d,
Of the poor results of all, of the plodding and sordid crowds I see around me,
Of the empty and useless years of the rest, with the rest me intertwined,
The question, O me! so sad, recurring—What good amid these, O me, O life?

Answer.
That you are here—that life exists and identity,
That the powerful play goes on, and you may contribute a verse.
 Walt Whitman


(per cercare e trovare in modo nuovo il tuo significato, Sabato 10 Ottobre il Laboratorio Il barattolo della vita.
Evento su FB qui)

Continua...

Voler fare tutto


Ti è mai capitato di accorgerti di voler fare troppe cose?

Rispondere a tutte le email, cancellare ogni riga dalla tua lista delle cose da fare, leggere, viaggiare, essere perfetto come partner, genitore e amico.
O forse no.

Il fatto è che siamo orrendamente limitati (ebbene sì, cito Silvia Plath)



Non potrò mai leggere tutti i libri che vorrei
non potrò mai essere tutte le persone che vorrei né vivere tutte le vite che vorrei
non potrò mai esercitarmi in tutti gli ambiti che vorrei
e perché dovrei volere?
Voglio vivere e sentire tutte le forme, i toni e le variazioni delle esperienze
mentali e fisiche possibili in vita.
E sono così orribilmente limitata

Sylvia Plath

Non c'è abbastanza tempo durante la giornata, né abbiamo la possibilità da dedicare attenzione a tutto.
Proprio come con il cibo, dove i nostri occhi sono più grandi rispetto ai nostri stomaci.

Ma come? I limiti non sono solo quelli che ci poniamo?
In un certo senso si, ci autolimitiamo da soli, complicando e cercando di essere perfetti, perdendo davvero ore preziose, che diventano giorni, mesi in cose che non abbiamo davvero scelto.
Le ingurgitiamo, senza prestare attenzione.
C'è un amico con noi? Invece guardiamo il cellulare.
Facciamo pausa? Pranzo, cena?
Ci sembra che i social ci ributtino nella vita nella "socialità" appunto, ma è davvero così?

Ecco qualche spunto su cui cominciare.

FERMATI AD ASSAPORARE.
Presta attenzione a cosa stai facendo, smettendo di fare altro.

COLTIVA I TUOI GIORNI  ogni giorno, decidendo persone e cose importanti per te.

FILTRA le entrate di persone e cose nella tua vita.
E le tue uscite di tempo e di parole, di energie e di affetti.

Presta attenzione, quello che fai è scambiare, o consumare?
Utilizzare il tuo tempo o ingannarlo?
Che è di fatto un autoinganno.

Spegni ogni tanto il telefono. Per un ora sola, o almeno due ore prima di andare a dormire.
Stabilisci tu i limiti

IMPARA A DIRE NO (e ad accettare che altri possano dirlo a te), o non adesso, proponendo quando.

Accetta l'imperfezione. 
Siamo umani. Gli ideali possono essere sfide o lance, motivanti o pesi insostenibili.
Cerca un confronto con un professionista per comprendere quanto sei critico/a nei tuoi confronti e come puoi migliorarti senza sfiancarti.

Lascia la rigidità del controllo, sperimenta l'adattamento creativo.
Quando le cose non vanno come dici tu, diventi una furia.
A tal punto che non riesci a vedere più neanche il bello e il buono, quello che hai costruito, raggiunto tu o chi ti sta accanto.
Voler controllare tutto non è possibile: ci potrà essere sempre un imprevisto, per quanto la tua pianificazione sia stata puntuale. La flessibilità del problem solving creativo può aiutarti a sentire la tua efficacia e raggiungere comunque un buon risultato.

Fermati a elencare ciò di cui sei felice e soddisfatto.
Ogni giorno, ti svegli e il pensiero corre subito al litigio, alla difficoltà, all'arrabbiatura?
A cosa dovevi fare e non hai fatto? Così ti massacri l'autostima e la giornata che hai davanti.
Forse la rovini anche a chi dici di voler bene.

Ci sono sicuramente delle cose che ti son riuscite: parti da quelle e usale come leva positiva per modificare quelle su cui ancora devi lavorare.


Allora, quale punto decidi di mettere in pratica per te, adesso?



Se ti va, di sperimentare insieme, il tempo e gli obiettivi, e cosa fai nella vita, di cosa la riempi e decidere come riempirla invece, partecipa al laboratorio esperienziale del Barattolo della vita.
(In questo blog ci sono tantissimi articoli su barattolo o puoi anche sbirciare solo le fotografie dei lavori delle edizioni precedenti qui).

E' un occasione bellissima e fantasiosa, nutriente e toccante, pratica e utile.
E' una pausa per rifocalizzare l'attenzione, consapevolizzare  i propri traguardi, passati e futuri, in un atmosfera creativa e senza stress.




(alcune parti di questo articolo sono tradotte ed adattate da zenhabits)
Continua...

Chiama chi ti fa stare bene



Poi ci sono quelle canzoni che vengono a tenerti la mano e ad accarezzarti quando ce n'è bisogno.

Solo che I'll call you in inglese è futuro.
Fallo diventare presente. Chiama chi ti fa stare bene.
(magari un counselor)


They say time can be lazy
But you don't believe in that
Do you? Do you?

They say lovers can get crazy
Just by looking back
It's true, it's true

I don't believe in all the things I see
I believe in all the things I feel
I do, yes I do

And since the moment that I met you
I lost touch with my perception
And I'm tangled in the words for you

So I'll call you sun
I'll call you moon
I'll call you every little thing that I would do for you

I'll call you faith
I'll call you change
I'll call you every single time that I feel like I'm going insane

There are streams of connection
And a truth left unfolded
In bloom, in bloom

When your past comes down raining
You'll be right above it floating
Will you? Will you?

I don't need no placebo love
I'd rather spend some time alone
It's true, it's true

And since the moment that I met you
I lost touch with my perception
And I'm tangled in the words for you

So I'll call you wind
I'll call you bloom
I'll call you revolution
And I will scream it too

I'll call you soft
I'll call you loud
I'll bring down every silver lining from up above the clouds

I'll call you war
I'll call you peace
I'll call you even without words
Just to bring me some relief

I'll call you green eyes
I'll call you white skin
I'll call you gallows
And I will call you heaven

I'll call you war
I'll call you peace
I'll call you even without words
Just to bring me some relief

I'll call you green eyes
I'll call you white skin
I'll call you gallows
And I will call you heaven

I'll call you island
I'll call you grace

Then I will stop with all the words
And I'll watch you take your place
Take your place
Take your place
Dicono che il tempo può essere pigro
Ma non ci credo
Ci credi tu?

Dicono che gli amanti possono impazzire
Solo guardando indietro
E 'vero, è vero

E non credo che nella maggior parte delle cose che vedo
Io credo in tutte quelle cose che sento

E dal momento in cui ti ho incontrato
Ho perso il contatto con la mia percezione
E io sono aggrovigliato con le parole per te

Ti chiamo Sole
Ti chiamo Luna
Ti chiamo tutte le cose che vorrei fare per te

Ti chiamo Fede
Ti chiamo Cambiamento
Ti chiamo ogni volta che mi sento di impazzire


Ci sono flussi di collegamento
Ci sono verità sinistre nascoste
In fiore, in fiore

E quando il passato scende come pioggia tu sarai proprio
lì su a galleggiare
Ci sarai?

E non ho bisogno di nessun amore placebo
Preferisco passare il mio tempo da solo è vero è vero

E poiché il momento in cui ti ho incontrato
Ho perso il contatto con la mia percezione
E io sono aggrovigliato con le parole per te

Ti chiamo Vento
Ti chiamo Fiore
Ti chiamo Rivoluzione
E io lo grido anche

Ti chiamo Soffice
Ti chiamo Urlo
Ti porterò tutti i raggi di luce dalle nuvole

Ti chiamo Guerra
Ti chiamo Pace
Ti chiamo anche senza parole
Giusto per portarmi un po 'di sollievo

Ti chiamo Occhi verdi
Ti chiamo Pelle bianca
Ti chiamo Forca
Ti chiamo Cielo

Ti chiamo Isola
Ti chiamo Grazia
Poi mi fermo con tutte le parole
e cercherò di prendere il tuo posto

Continua...

Perché rivolgersi ad un professionista dell'ascolto

Mi piace perdermi tra le parole, è un perdermi senza paura,  avanzare come in una giungla, ad esplorare un ordine di un altro o un disordine, un meccanismo, un ragionamento creativo, una fantasia, la metafora, la prospettiva diversa, un finale imprevisto, una piega non immaginata.

Tra le parole di altri riconosco le mie, o intravedo mondi diversi e strade nuove.
Con i libri, e con le persone.
Alla scoperta e riscoperta di cose impolverate, di roba accantonata e lasciata lì, di regali mai usati.
Di paesaggi affollati o disabitati.


Le parole sono cuscini o sono spade, sassi, vetri rotti.
Le parole vanno accumulate e semplificate, depositate e messe in forma, le parole esprimono espandono includono respiri timbri silenzi e accelerazioni.

Le parole vanno scelte ed incontrate, ma spesso ci cadono addosso come cascate infinite, come un bisogno nostro imprevisto e sconosciuto o come bisogno di altri che sentono dentro impellente la spinta a parlare parlare, dire, sfogarsi, spiegare, capirsi, far sapere, far uscire quelle parole.

Le parole hanno bisogno di spazio e di ascolto ad accoglierle, disponibilità all'intreccio di quella giungla o distesa di deserto o mare senza paure di perdersi o urgenza di tornare, di riconoscere l'esistenza di un luogo altro anche se è diverso da quello in cui vivi tu.

Quando depositiamo le nostre parole in un luogo senza ascolto non andiamo da nessuna parte.
Quando lasciamo scorrere le parole su una persona qualunque, solo perché passa di là, stiamo facendo uno spreco di parole e di chi parla e chi è obbligato ad ascoltare.
Un soliloquio vaniloquio che ci lascia soli ed atterriti, più di prima.
Incapaci di comprendere da una parte o dall'altra il perché di quella cascata senza sosta, e perché proprio su di me che già mi piove dentro e non trovo riparo.

Nella complessità e nel poco tempo di oggi rivolgersi ad un professionista dell'ascolto vuol dire comprendere e rispettare il proprio bisogno e rispettare l'altro.
Senza imporsi non invitati o non benvenuti, o semplicemente imprevisti.
Senza accorgersi si sta chiedendo il braccio a chi quel braccio non lo può dare o non lo vuole dare, perché annegherebbe a sua volta.
Senza lasciarsi interpretare, consigliare, svalutare, parlarsi addosso.
Senza sentirsi negare paragonare giudicare.
Senza preoccuparsi di prendere tutto il tempo e di volerne ancora.

Dedicandosi un tempo e uno spazio chiaro esclusivamente per il proprio ascolto, concordato, assicurato.
Ripetibile.

Lasciare che il tumulto della cascata si trasformi in ruscello e possa perdersi tra i sassi, consentire all'acqua di scorrere e trovare una forma ad accoglierla, fermarsi e ripartire a creare la propria forma.



Paola Bonavolontà





Continua...

Impossibile sottrarsi alla scoperta di sé

Ubriacata di libri, quest'anno più di sempre, così che storie lontanissime si ricompongono e formano un ordine nuovo, connessioni, riflessioni.
La storia che ricreo è la condizione di donna, i sensi di colpa e il senso di lealtà alla famiglia, i sacrifici, e il lavare i panni in casa, l'essere strega perché bella, escluse perché belle, odiate e violate perché belle.
Vilipese perché brutte, escluse perché povere, osteggiate perché colte e ricche.
Intelligenti e donne.
Non sapere chi si è senza un uomo che ti definisca, non conoscere i propri confini se non sbagliando.

Le invidie delle altre donne, e in modo molto più doloroso, le guerre di quelle stesse donne che ci hanno creato, le mamme, che ci vogliono diverse, piegare, sconfiggere, celando le critiche feroci sotto un falso vittimismo, dietro la manipolazione di "lo faccio per te".
La violenza di un dialetto usato come martello per conficcare in testa, per svalutare, per insultare con più forza.
La violenza degli uomini fatta di pugni, botte, sangue e occultata, scusata sempre da altre donne, perché c'è sempre un motivo, perché te lo sei meritato.
Quello di sentirti migliore, di aver usato un tono troppo presuntuoso, o quello di aver pensato che le cose possono cambiare con le parole, con lo studio, con l'impegno.
La speranza e l'ingenuità di potersi migliorare.

Le donne.
Le due amiche di Elena Ferrante, Lina e Lenù;  Eugenia e il suo paio d'occhiali  nel Mare non bagna Napoli della Ortese (chi vuole può leggere e/o ascoltate qui il racconto).
Finanche Gioconda Belli, autrice del bellissimo "la donna abitata", rivoluzionaria e femminista, nel suo autobiografico "Il paese sotto la pelle"
 Ancora una volta eravamo donne delle caverne e permettevamo che un uomo ci dominasse …

Gli uomini, padroni, villani, arricchiti e mafiosi.
Violenti con le mani con i piedi con i membri, con accuse che non stanno in piedi, ma uccidono e bruciano.
Gli uomini inquisitori e torturatori della Chiesa, in Gabriel Garcia Marquez -Dell'amore e di altri demoni- e nella Chimera di Vassalli.
Tutti Arcangeli con la spada sguainata (cit.Vassalli)  si accaniscono con crudeltà, su donne giovanissime, appena affacciate alla vita.

Donne da affogare appena nate, donne che ancora oggi quando sento "auguri e figli maschi" sento l'orrore e la svalutazione di quella frase.

Secoli passati a lottare, per sconfiggere la miseria fuori e dentro di noi, dentro le nostre stesse case.
Nessuna può sottrarsi, alla scoperta di sé e di ciò che potrà disporre della sua vita e ciò che la vita disporrà per noi.

Assisto alle storie di carta e alle storie di carne.
Vedo ognuno  responsabile, anche chi si siede per strada e aspetta, chi corre e si affanna, chi fa lo sgambetto a chi ce la sta facendo.
Chi ti toglie il saluto, perché si sente offeso ma dimentica di averla fatta quell'offesa, non ricevuta.
Non vede che il saluto che esclude l'altro taglia via una parte di sé, e senza voler vedere rinuncia un pezzo alla volta.
L'inganno e la perdita è prima di sé stessi, della propria luce, potenzialità, speranze, stima.
Amore per sé.





Paola Bonavolontà



Continua...

Il barattolo della vita

Un professore davanti alla sua classe prese un grosso vaso vuoto, e lo riempì con delle rocce di 5-6 cm di diametro.
Quindi chiese agli studenti se il vaso fosse pieno, ed essi annuirono.
Allora il professore versò nel vaso dei sassolini,  che rotolarono negli spazi vuoti fra le rocce.
Il professore chiese di nuovo se il vaso ora fosse pieno, e gli studenti furono d'accordo.
Il professore prese allora della sabbia e la versò nel vaso.
La sabbia riempi ogni spazio vuoto.
"Ora", disse il professore, "voglio che voi riconosciate che questa é la vostra vita.
Le rocce sono le cose importanti - la famiglia, il partner, la salute, i figli, l'amicizia - anche
se ogni altra cosa dovesse mancare, e solo queste rimanere, la vostra vita sarebbe comunque piena.
I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, etc.
La sabbia rappresenta qualsiasi altra cosa, le piccole cose.
Se voi riempite il vaso prima con la sabbia, non ci sarà più spazio per rocce e sassolini.
Lo stesso e per la vostra vita; se spendete tutto il vostro tempo ed energie per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose veramente importanti.
Stabilite le vostre priorità e dedicate più tempo alle cose importanti, il resto é solo sabbia".
Uno studente si alzò e prese il vaso contenente rocce, sassolini e sabbia, che tutti, a quel punto, consideravano pieno, e cominciò a versargli dentro un bicchiere di vino.
Morale della storia?
Non importa quanto piena e la vostra vita, c'e sempre spazio per un bicchiere di vino con gli amici



L'idea del laboratorio del barattolo della vita nasce - in parte- da questa storia che forse conoscevate già, usata spesso nella formazione sul Time management, ovvero la gestione del tempo.


L'esplorazione all'interno del laboratorio facilita ogni partecipante nella costruzione del proprio contenuto personale e/o professionale attraverso vari strumenti per centrarsi sulla visione, sugli obiettivi importanti della vita, in modo non solo razionale ma anche intuitivo.


PROSSIMA EDIZIONE
Sabato 10 Ottobre 2015


Continua...

Counseling: l'isola del non giudizio


Il mio lavoro è un isola e io sono l'isolana.
Barchette di ogni forma e misura arrivano, e ripartono.
In quest'isola felice, infelice, sorprendente, soleggiata e piena di tempeste, lussureggiante ed arida, ricca di risorse dimenticate.

Qualunque sia chi approda, di certo c'è un ascolto presente nella sospensione del giudizio, dei confini chiari di cosa ti chiedo, quando, qual'è il mio tempo e come posso disporne.
E' una isola nel mondo e lontana allo stesso tempo.
Arrivano gli echi di cosa avviene fuori, mentre ci si guarda dentro.
La direzione è voler migliorare qualcosa, il proprio modo di reagire, il modo di presentarsi, di collaborare con i colleghi.
A volte l'intenzione è comprendere, come mai non riesco a, come mai mi si ripete questa situazione.
Cosa posso fare.
Cosa voglio.
E questa è sempre una meravigliosa spiaggia di approdo, mollando le scotte della manipolazione, abbandonando i sensi di colpa di chi ci manipola, di vorrei ma, di nascondersi dietro vetri sporcati da scuse, da parole che vogliono dire altro, da responsabilità che non si desiderano e che si danno volentieri agli altri.

C'è una sorta di curiosità verso se stessi, mista a tratti a benevolenza, a desiderio di scoprire come togliere una cappa di dolore, o di insicurezza, come riuscire a correre leggeri, o a sapersi fermare.
Quanto meno rallentare.


Allora quando esco nel mondo fuori, e mi capita di vivere normalmente tra gli altri, spogliata del mio ruolo, sento che il mondo è davvero diverso.
Nel migliore dei casi, sorrido a chi pensa che continuo a lavorare anche fuori dal mio studio.
In effetti ci sono molti che pretendono che lo faccia ma senza averlo concordato,  "disponibile" ad ogni ora e ovviamente senza alcuna retribuzione.

Ci sono quelli che sull'isola non ci vogliono andare, ma da lontano, con mail chilometrici,  mi raccontano la vita e chiedono una volta uno psicologo mi disse" e allora tu che mi dici? mentre io sto ancora domandandomi: ma tu chi sei? ci conosciamo?

Ti dico prendi appuntamento.
Risposta: no, non importa. io volevo il tuo consiglio di counselor.
A me cadono le braccia, il counselor NON consiglia, meno che mai indovina non avendoti mai visto, senza conoscere la tua età, il tuo viso, la tua voce, la tua storia.

A cosa ti serve che io ti dica, mica mi stai chiedendo questa camicetta blu o rossa?
Anche in quel caso cosa ti serve una mia risposta in base ai giusti miei, io potrei non volerla affatto una camicia così, dipende quanto è giusta per te, se ne hai altre di blu o di rosse, e se invece non vorresti un vestito o una maglietta, o un reggiseno.

Chi, mai visto ed incontrato mi scrive su wup perché deve fare un esame, e vuole esempi pratici del modello smart.
Io sono all'estero, ma so che sicuramente può trovare le risposte che cerca in un documento che ho caricato on line, allora scrivo leggi e scarica  qui, sono 12 pagine, ci sono anche gli esempi.


Risposta:
" Le ho scritto un altra email. La prego davvero di aiutarmi per il mio esame. E' importante. Non le costa nulla dedicarmi 5 minuti per la risposta che cerco".

ed ancora " 5 minuti per aiutare una ragazza che sta per laurearsi non le costavano davvero niente. e' brutto non trovare aiuto da chi potrebbe insegnare. grazie lo stesso".


Alzi la mano chi non legge manipolazione, desiderio di instillare senso di colpa.
Svalutazione, totale, di me, del mio tempo, del fatto che sono all'estero e non ho mai concordato niente con te, non so neanche a quale università sei e perché non chiedi al professore con cui hai l'esame o ai suoi assistenti, perché lo pretendi con tanta insistenza da me.
Secondo te.

Persone che chiedono consigli di marketing dicendo tanto sono due minuti, che ce vò.
Leggi qua, per te è facile.
Però anche chi chiede consigli, non è detto che li voglia ascoltare, allora si mette sulla difensiva, o peggio ancora attacca, e vuole la soluzione, che rifaccia tu il lavoro al posto suo, e pretende che tu spieghi e motivi, intanto il tempo passa.
Avevi detto due minuti e due minuti non sono bastati neanche per fare la domanda.

Invalidazione e svalutazione, manipolazione, mancanza di rispetto per il tempo e la vita degli altri, in questo caso la mia.
.
Che ce vò?
Intanto corro anche io, cercando di mettere insieme gli impegni che ho preso di comune accordo, e le cose necessarie, gli imprevisti, le urgenze, perdere tempo a rispondere ai ripetuti che ce vo e sentirmi in colpa di non sentire mamma, sorella e nipote da settimane. Di non aver sentito ancora mio fratello che si è trasferito all'estero da un mese e io so bene quanto male possa fare.

Respiro e anche se non mi va, devo incastrare anche il parrucchiere, l'età della ricrescita non aspetta.
Ma come non ti piace?

In effetti piacerebbe rilassarmi ad ascoltare il silenzio, a leggere un libro che mi sta facendo sorridere, e invece c'è il bollettino di guerra e morti, attricette che oddio hai visto com'era vestita, quella non hai idea, vista da vicino che viso rovinato, certi buchi, ma poi secca du gambine, però credimi non è per nessuna invidia la mia, ma uno schifo, davvero.
No, infatti nessuna invidia, posso immaginare.

L'eccesso di giudizio mi circonda, dal parlare ore delle vite degli altri per distruggere e criticare, da parole taglienti ogni due pronunciate, da visioni apocalittiche e depressive di chi approfitta di ogni singolo argomento per parlare subito di un polo negativo, un dettaglio truce o spaventoso, pericoloso.

Il pericolo adesso incombe su di me, ad ogni domanda a cui cerco di svicolare, da se ti piace Gigi D'Alessio,  per quella invisibile ed in realtà inesistente equivalenza necessaria napoletana=amante dei neomelodici, napoli centro o napoli fuori, ma non si sente proprio il tuo accento invece oh ci so certi coatti in giro.

Le bordate non le vedo arrivare, e non c'è modo di impedirle, peccato il posto è carino e la musica non è invadente, vorrei dire lo stesso di questo giovane che mentre mi pettina, dice:

che poi quelle tardone tra i 40 e i 50.


Torno sulla mia isola, da isolana tardona.







Continua...